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La prima delle ultime battaglie: MANOWAR @Zenith, Monaco di Baviera 25.11.2017

6 dicembre 2017

È giunta l’ora dell’ultima battaglia. L’ultimo tour dei Manowar. In realtà è da un anno che hanno annunciato solo delle date in Germania e un paio in Scandinavia, quindi scommetto tutto sul fatto che, una volta finite queste, annunceranno altre date in giro per il mondo per poi tornare in Germania. Nel frattempo è già stato annunciato uno spoken word tour di Joey DeMaio che andrà in giro a raccontare di quella volta che i nemici del vero metal avevano cercato di eliminarlo in ogni modo ma lui li ha messi in fuga guardandoli fisso col suo occhio di vetro. Dopodiché nulla vieta che facciano un altro tour, perché no? Potenzialmente questo può aprire un ciclo infinito di ultimi tour d’addio in cui, in stile Rhapsody, i Manowar si divideranno e sia DeMaio che Eric Adams faranno un proprio gruppo (chiamiamoli, per comodità, Manowar of Fire ed Eric Adam’s Manowar) in cui canteranno solo pezzi dei Manowar. Poi i due gruppi potrebbero unirsi di nuovo per un tour d’addio con la formazione originale, chiamato Manowar of Manowar: the last farewell of steel. E così via, in una coazione a ripetere potenzialmente indefinita in cui a guadagnarci saremo solo noi, seguaci del potere dell’acciaio, che elargiremo i nostri 90 euro di biglietto a turno per i vari gruppi con Manowar nel nome. Poi ogni tanto, giusto perché ogni tanto è giusto distrarsi, potremo anche andare a vedere Ross The Boss suonare ubriaco nei localini.

Insomma la prima data a cui noi veri guerrieri del metallo riusciamo a presenziare è quella di Monaco, terra delle salsicce e della birra alle 10 di mattina. Io arrivo presto con la mia dolce metà e Cooper, un tenero cagnolino che da qualche tempo ruba i miei calzini dallo stendino e che per un periodo non troppo breve ha seriamente rischiato di rispondere al nome di Azathoth. Dopo qualche ora però arrivano anche Ciccio e Charles, a cui diamo appuntamento all’Hofbrauhaus, storica birreria di Monaco grande quanto il PalaEur che in passato ha ospitato ben altro tipo di eventi, tipo questo:

Però lo stinco di maiale arrosto meritava abbastanza, devo essere sincero. Le cameriere in abito bavarese tradizionale girano per le enormi sale brandendo dei pretzel più grossi del mio cane, e c’è talmente tanta gente che sono sicuro si tratti dell’attrazione turistica più gettonata della città – che del resto, a parte qualche chiesa, non è che offra molto altro. Insomma alle due di pomeriggio ho già completato il mio secondo litro di birra, e quindi tra una cosa e l’altra ritorno attivo verso le 19.30, quando ci inseriamo nella interminabile fila per entrare allo Zenith. Prima che me lo chiediate: no, il cane è rimasto in albergo. Ci sono però un sacco di italiani, e bestemmiano tutti; alcuni tedeschi, per fare amicizia, cantano a ripetizione il ritornello di Bello e Impossibile di Gianna Nannini, che in Germania deve avere lo stesso inspiegabile successo che ha Al Bano in Russia, o Eros Ramazzotti in Argentina. Nel palazzetto troviamo anche Martina e Gabbo, due delle instancabili menti dietro al Traffic di Roma, uno dei posti in cui abbiamo più bei ricordi dopo il Sinister Noise e il pullman della gita di terzo liceo. La quantità di persone presenti è tanta che lo spettro dell’overbooking prende sempre più concretezza, ma gli efficientissimi tedeschi si sono organizzati in modo tale che comprare da bere impiega al massimo due minuti; facendo un paragone con la mezz’ora abbondante passata l’altro giorno in un noto locale lombardo (con un decimo della gente), viene quasi il sospetto che certi localari italiani stiano segretamente portando avanti una campagna proibizionista per la salute pubblica dei metallari.

Ma c’è poco tempo per pensare alle chiacchiere, perché parte l’intro e le nostre guide spirituali entrano in scena con Manowar, come sempre da 35 anni a questa parte. È un tour celebrativo, perché dopo si scioglieranno (certo, certo), quindi la scaletta cambia leggermente rispetto al solito escludendo i pezzi dall’ultimo e ripescando qualcosa da tutta la discografia, con chicche come Spirit Horse of the Cherokee, le due Brothers of Metal e addirittura Mountains, durante la quale ci stavamo mettendo a piangere. Lo stato di forma dei quattro forgiatori dell’acciaio è eccezionale, come sempre. Ogni volta che i Manowar suonano, è il concerto migliore mai fatto. Alla batteria oggi c’era un brasiliano mai sentito prima, tale Marcus Castellani, ché loro se non ha un po’ di sangue italiano nelle vene non ce lo vogliono, dopo che una volta hanno visto Ross The Boss mettere il ketchup sugli spaghetti.

Insomma il concerto è stato il migliore della mia vita, come sempre quando guardo i Manowar. Questa volta poi hanno anche fatto Mountains, quindi mi sono emozionato persino più del solito. L’unica nota stonata della serata è stato il furto della nostra storica bandiera di Metal Skunk, che abbiamo portato a quasi tutti gli ultimi concerti a cui abbiamo presenziato. Abbiamo fatto l’errore di fidarci di alcuni tizi vicino a noi che ce l’hanno richiesta per sventolarla, ed è sparita. I nemici del vero metal evidentemente si infiltrano anche ai concerti dei Manowar, al fine di rubare non solo il segreto dell’acciaio ma anche le bandiere. Fortunatamente abbiamo fatto una foto agli ultimi soggetti visti in possesso del cimelio, quindi se li vedete mi raccomando, riservate loro il trattamento dovuto ai nemici del vero metal:

Per ora penso sia tutto: fra qualche giorno replicheremo con la data di Francoforte, e sarà il concerto più bello della mia vita. (barg)

6 commenti leave one →
  1. vito lomonaco permalink
    6 dicembre 2017 09:51

    Sto rosicando,mortacci mia!

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  2. 6 dicembre 2017 11:00

    Francoforte l’8 o il 9 Barg? Io Mi sono comprato i pantaloni di pelle a via Sannio per l’occasione!

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    • 6 dicembre 2017 11:03

      sabato 9. i pantaloni di pelle li comprai secoli fa per il tour di ‘warriors of the world’, ma non ho più il coraggio di metterli.

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      • 6 dicembre 2017 13:41

        sei secco, non avere pudore! allora niente io mi vedo quello dell’8… dai magari ci scappa un birrone alla taverna dei dodici apostoli

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  3. vito lomonaco permalink
    6 dicembre 2017 15:00

    mi e’ venuta voglia di licenziarmi e zompare sul primo treno !

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  4. weareblind permalink
    6 dicembre 2017 15:51

    Confermo che all’Alcatraz a Milano per Alice Cooper nessuno beveva birra per mancata raggiungibilitá di ogni e qualsivoglia stand.

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