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C’è a chi piace a chi no: JOHN GARCIA – The Coyote Who Spoke In Tongues

22 marzo 2017

Una delle cose per le quali sono più grato a questo blog è l’avermi messo in contatto con menti raffinate con le quali è possibile addentrarsi senza pudori in discussioni insostenibili per un uditorio normale. Non molto tempo fa, dopo un’ennesima prestazione ingloriosa a calcetto ed esaurite le birrette di rito con gli altri grandi atleti, io ed Enrico ci siamo ritrovati da soli e non abbiamo perso l’occasione per lanciarci in una delle attività che entrambi prediligiamo: filosofeggiamenti su questioni di poca importanza e analisi su differenze assolutamente impercettibili all’orecchio umano. Oggetto del dibattito è stato The Coyote Who Spoke In Tongues, secondo disco solista di John Garcia, album tutto in acustico per metà composto di brani nuovi (alcuni belli davvero tipo The Hollingwith Sessions) e per l’altra parte di rivisitazioni di brani più o meno classici dei Kyuss.

La conversazione la riporto (più o meno) così come è avvenuta perché, nonostante le opinioni finali sul disco siano divergenti, devo ammettere che alcune delle critiche sollevate dal mio compare siano comunque condivisibili e inizialmente le avevo fatte io stesso. Poi che il senso reale del pezzo sia solo dimostrare che lui non ci capisce un beneamato cazzo mi pare fuori d’ogni dubbio, ma su questo credo che alla fine saremo tutti d’accordo.

Io: Oh, Enrì, ma poi l’hai più risentito l’ultimo di John Garcia?

Enrico: Sì, l’ho risentito una volta e mi piaciuto appena di più della prima. E quella mi aveva fatto veramente schifo.

Me: Boh, non so che dirti a me piace un sacco.

E: Mah, per me è una cosa inutile, cioè sei John Garcia negli ultimi tempi hai ritirato fuori Unida, Hermano, ora fai un nuovo tour con gli Slo-Burn. Che senso ha fare uscire questo? Onestamente preferirei sentire un nuovo disco degli Hermano a questa raccolta inutile.

Io: Vabbè ma alla fine un disco del genere è perfettamente coerente com quello che ha fatto negli ultimi anni, si è infilato in questo giro in cui non fa che rivisitare il suo passato e allora questo in un certo senso è la mossa più coerente. Ha capito che possiede un repertorio di classici e per la prima  volta li canta con questa consapevolezza.

E: Forse sì, ma secondo me è proprio la scelta delle cover ad essere sbagliata, alcuni dei pezzi scelti hanno la loro caratteristica principale nell’essere impetuosi, in versione acustica per me perdono completamente di senso. Per dire, al limite capisco la scelta di rifare Space Cadet che era già molto psichedelica di suo e può funzionare, ma le altre proprio no.

Io: Non sono d’accordo. Secondo me la cosa interessante è proprio prendere un pezzo e rileggerlo in maniera totalmente differente. Ti dirò di più: è proprio della versione semi identica all’originale di Space Cadet che non sento nessun bisogno. Mentre Green Machine in versione supersexy è una cosa che non mi sarei mai aspettato di ascoltare.

E: Non sono convinto, e poi secondo canta pure male, allora meglio come prestazione nel disco solista.

Io: No zì, su questo non ci sto. Quello l’ho risentito proprio ieri per confrontare le due versioni di Argeblem (nota: pezzo tra i più scialbi nel debutto solista qui forse la più migliore del lotto). Per me è lì che canta male, si sforza troppo di urlare provando a fare una cosa che non ha più. Mentre mi sembra perfettamente a suo agio in questa dimensione. Conta che a me pure lo strumentale è piaciuto.

E: Essù via, quella mi pare proprio una cosa tirata via e buttata lì per riempire tre minuti. Spiegami te che senso ha il pezzo strumentale nell’album di un cantante solista.

Io: A me piace, serve a chiudere il disco e dargli una sua forma compiuta, le bonus track piuttosto le butterei nel cesso dato che rovinano proprio quel senso di finito che proprio quella riusciva a dare.

E: E che ti devo dire, magari me lo risento.

Io: Te lo dico, per me non l’hai capito proprio: sto disco è l’equivalente di un album di Barry White, è un disco per scopare!

Ok, scopare non è TRVE e lo sappiamo tutti, io però sono una paio di mesi che lo sento più o meno tutti giorni e per me sta cosa vale più di tutte le altre pippe mentali e spiegazioni varie. Insomma, lasciate stare l’amico criticone e dategli un ascolto, poi se volete ne riparliamo.

7 commenti leave one →
  1. 24 marzo 2017 12:08

    Mi hai convinto..gli darò un ascolto!

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  2. 24 marzo 2017 15:29

    Ma scopare non è TRVE o è false?

    Liked by 1 persona

    • El Greco permalink
      24 marzo 2017 16:01

      allora personalmente mi limiterei a dire che “non è TRVE” in quanto questo andrebbe a definire la condotta come sicuramente riprovevole ma comunque passibile di una qualche forma di indulgenza.

      al contrario, definire lo scopare come FALSE implicherebbe un divieto morale assoluto e, sai com’è, nella remota eventualità che ciò possa accadere…

      Liked by 1 persona

      • 24 marzo 2017 22:24

        Condivido. Anche perché “death to the false ones”, e a quel punto non rimane nessuno.

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  3. sergente kabukiman permalink
    27 marzo 2017 21:34

    comunque Garcia è anche veterinario. trovatemi qualcuno al mondo in grado di odiare una persona così

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