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AGNOSTIC FRONT – The American Dream Died (Nuclear Blast)

24 giugno 2015

agnostic-front-american-dream-died-520x520Il “sistema” è l’insieme di dettami e di figure chiave che vanno a comporre la società in cui viviamo. Quasi tutto il pianeta è regolato da questo sistema. Il mondo occidentale, in particolare, poggia le proprie basi su queste regole non scritte. Qualunque cosa noi facciamo in questa parte del mondo viene inquadrata, etichettata, regolamentata, adattata, imbustata e consegnata alla collettività come un bene di consumo. Questo sistema-tritacarne, ovviamente, prevede anche i “ribelli”, per i quali ha sempre pronto un angolino in cui posizionarli per lasciarli sfogare e, nel contempo, per esporli al pubblico ludibrio della massa lobotomizzata, come delle scimmie allo zoo, sino a quando non si stanca. A quel punto prende i “ribelli”, li fagocita e li vomita, ovviamente sotto forma di poltiglia masticata informe, e li lascia lì, sempre nell’angolino di cui sopra, ma ridotti ad un ridicolo ibrido tra ciò che erano prima ed una persona “comune”: una pozza di vomito amorfa, appunto.

Le origini degli Agnostic Front sono ormai “antiche”. Tutto cominciò nei primissimi anni ottanta, quando un gruppo di ragazzi, alcuni drogati sbandati da squat, altri meno, crearono dalle ceneri dell’ormai fagocitato punk un movimento che avrebbe fatto scuola nel mondo: il New York Hardcore (NYHC): la risposta di nuovaiorche al crescente movimento punk/hardcore che stava scuotendo l’undeground di tutto il mondo (anche quello italiano). Tra i primissimi gruppi del NYHC, gli Agnostic Front sono sopravvissuti a tutte le ondate e le mode successive, arrivando sino ai giorni nostri. Da movimento undeground, fatto di concerti improvvisati, gente che non sapeva suonare, registrazioni improbabili autoprodotte (o quasi), testi sociali/di protesta e risse per le strade della lower east side con i portoricani e con i “guidos”, il NYHC, ad un certo punto, si è trasformato in qualcosa di più grande che è presto sfuggito di mano a chi lo aveva inventato. È cresciuto e ha raccolto un numero di persone tale che qualcuno ha pensato che ci si potesse guadagnare qualcosa. Vi ricordate la storiella dell’angolino e del vomito di qualche riga fa? Ecco: il NYHC è stato ingoiato e vomitato. Sono comparse le etichette, quelle vere, i contratti, i soldi, le scadenze, i tour e persino i manager. Sono arrivati i guadagni, i soldi, e dove ci sono i soldi, pochi cazzi, scompare la spontaneità, la passione e la naturalezza. Scompare tutto ciò che non sia lavoro, perché con il lavoro si mangia, se non lavori non mangi e se non mangi muori. Quel movimento che era nato anti-sistema aveva fatto la fine di tutti i suoi predecessori: era stato inglobato dallo stesso sistema che voleva cercare di combattere. Come era stato per chi era venuto prima di loro e come sempre sarà.

stigmaFacendo un ulteriore salto temporale, arriviamo ad un’altra svolta, che si chiama Nuclear Blast, cioè l’etichetta che è praticamente una “major” della musica dura, un tempo quasi esclusivamente metal. I loro capi a un certo punto hanno un’idea: raccogliere i gruppi hardcore vecchi che ormai non si inculava quasi più nessuno rispetto ai tempo d’oro, rinfrescargli l’immagine, dargli un suono di plastica al passo con i tempi metalcoriani (ma non troppo) e buttarli nel carrozzone del moderno “tuttocore”, fatto di ragazzini con i tatuaggi sul collo e l’estensore e ragazzette minorenni con le converse borchiate da 150 euro e la bandana tra i capelli, ma con “una marcia in più”: attenti tutti, dicono, questi hanno fatto pure la storia. Prendono anche gli Agnostic Front, ormai vecchi e stanchi, gli danno un suono stile ultimi Hatebreed (gli mettono anche il loro leader come produttore, ad un certo punto) e li lanciano nella mischia. Vendicchiano qualcosa, ma poca roba: ai ragazzini piacciono relativamente. Non hanno l’immagine giusta. Cazzo, sono vecchi: i due membri storici, Roger Miret e Vinnie Stigma, hanno rispettivamente cinquanta e sessant’anni, cioè sono più anziani di molti genitori del loro target di pubblico. I fan storici, che cazzo ve lo dico a fare, li schifano quasi tutti da diversi anni e gli buttano merda in faccia o non se li inculano più da tempo immemore. Fanno tre o quattro dischi così, poi cercano di tornare indietro e qui arriviamo quindi a The American Dream Died.

brothelGià dal titolo si capiscono le intenzioni: tornare ai tempi d’oro, sia concettualmente che musicalmente, quindi testi contro tutto e tutti a go-go e dettami musicali vecchia scuola, quella che loro hanno contribuito a far nascere, ma con il tocco Nuclear Blast: perché, oh, qui si fa business in primis, quindi il suono deve essere pulito e finto come le tette di una zoccola rumena in un bordello di Vienna, ma che ha la faccia tosta di dirti anche “toca mia tete, no è plastica! E’ tete vero! Toca!”, nonostante si noti lontano un miglio che sono due palloni di gomma.
Testi contro la polizia, contro il sistema e contro qualunque cosa abbondano in questo disco. Ma vaffanculo, va’, abbiate pazienza: siete vecchi ed avete un contratto con una grossa etichetta. Agnostic Front, del sistema siete parte integrante da diversi lustri, dai. Ma dove cazzo volete andare? Non vi dico sul canale youtube della nuclear blast che cazzo hanno combinato: anteprime, strombazzamenti vari, interviste, video e chi più ne ha più ne metta. E per cosa, poi? Per un gruppo vecchio e spompato capeggiato da due anziani vestiti da giovani tough (si scrive così?) di New York, pur non essendo più né giovani né duri. Musicalmente parlando cercano di scrollarsi di dosso quell’alone hatebreediano imbarazzante e viene fuori un disco alla fin fine quasi decente, se rapportato a quest’epoca, e sicuramente a qualcuno basterà questo, perché loro sono la storia e cazzate varie. Io capisco che mettersi a lavare i cessi alla loro età sarebbe pesante e che quindi devono giustamente cercare di pagarsi le bollette con questa roba, ma a tutto c’è un limite.

Il colmo è quando si arriva a Old New York, pezzo nostalgico in cui i Nostri piagnucolano perché la loro città, negli anni, è cambiata radicalmente in peggio. Ma si può essere più patetici? Guardatevi allo specchio e guardatevi intorno, Agnostic Front: il mondo è cambiato e anche voi siete cambiati radicalmente, non solo la vostra città, anche se fate finta di essere rimasti quelli di una volta. Siete schiavi di un padrone inquadrati come tutti e soprattutto costruiti ad arte. Siete diventati il peggio di questo sistema che criticate ipocritamente anche in questo disco: siete un prodotto. C’è chi vi dice come vestirvi, come suonare, come comportarvi, dove andare, con chi parlare, come vivere. Per cosa? Per mangiare. Esattamente come la società impone. Ve l’aveva mai detto nessuno? Non lo so, ma ve lo dico lo stesso: il sistema ha ingoiato anche voi e vi ha sputato. Come fa con chiunque. Abbiate almeno la decenza di stare zitti, pagare l’affitto e andare a fare in culo come tutto il resto del mondo. Perché peggio di un mentecatto c’è solo una cosa: un mentecatto ipocrita. E voi questo siete diventati. E a me fate cacare topi morti. (Il Messicano)

Un vecchio Cortello
diceva a la Spada:
– Ferisco e sbudello
la gente de strada,
e er sangue che caccio
da quele ferite
diventa un fattaccio,
diventa ‘na lite…-

Rispose la Spada:
– Io puro sbudello,
ma faccio ‘ste cose
sortanto in duello,
e quanno la lama
l’addopra er signore
la lite se chiama
partita d’onore!

Trilussa

9 commenti leave one →
  1. Vanni Fucci permalink
    24 giugno 2015 22:23

    Passaggi poetici come quello sulla zoccola rumena sono manna dal cielo dopo aver letto per anni recensioni piene di cose come “platter di difficile assimilazione” e “singer sugli scudi”

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  2. Cattivone permalink
    24 giugno 2015 22:30

    Recensione severa, ma giusta.
    Negli anni ’90 li ho pure seguiti per un po’, ma gli ultimi dischi non li ho ascoltati e non ho intenzione di farlo.

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  3. Matteo permalink
    24 giugno 2015 22:31

    Letto tutto d’un fiato. Applausi.

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  4. 24 giugno 2015 22:36

    Una doverosa precisazione: il pezzo non è mio ma del Messicano, che non usa ancora wordpress e mi manda i pezzi via mail, quindi ho aperto la bozza e pubblicato l’articolo senza cambiargli la firma. Essendo, diciamo, un grande fan degli Electric Wizard, ogni tanto mi distraggo.

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    • Pesso permalink
      25 giugno 2015 11:02

      Lo stile del Messicano si sentiva tutto, in particolare il passaggio sulla troia rumena. Vita vera, vissuta fino in fondo la sua!

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  5. 25 giugno 2015 07:09

    Anche se “Something’s Gotta Give” non era male (e però usciva su Epitaph, che obiettivamente c’entrava pochino con il NYHC), è difficile non essere d’accordo. Bravo, hombre.

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