Affrontare il lunedì con i TRIPTYKON, i MISERY INDEX e gli ABORTED

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Sebbene non abbia ancora trovato il tempo di parlarvi dei dischi che più mi hanno sollazzato i timpani in questo primo scorcio di 2014 (nella playlist provvisoria, al momento, svettano Grand Magus, Artificial Brain e Supersuckers), non posso esimermi dallo spiattellarvi tre anticipazioni fresche fresche di quelle che sono le uscite estreme primaverili che aspetto con più ansia. Partiamo da Melana Chasmata, il secondo attesissimo full dei TRIPTYKON dell’esimio Tom Gabriel Warrior che, confermandosi persona assai seria, ha da poco rivelato di aver rifiutato una mazzetta da 140 mila dollari propostagli dagli organizzatori del Wacken per un singolo show di reunion dei Celtic Frost. Gli scazzi con Martin Ain che rigettarono lo storico marchio nell’oblio restano ancora in larga parte misteriosi e tale riserbo non può che aumentare la stima che abbiamo per il signor Fischer al quale, per nostra fortuna, l’unica cosa che interessa è continuare a produrre ottima musica. Dei retroscena poco ci importa, del resto, dato che i Triptykon sono la naturale prosecuzione del discorso intrapreso con quel Monotheist che, a distanza di tempo, continuo a considerare uno dei dischi heavy metal più belli e importanti dello scorso decennio.

Sono da un paio di giorni online due delle nove tracce che comporranno Melana Chasmata e, ascoltandole, mi è venuta una bava alla bocca tale che da un paio di giorni sono costretto a girare per strada con il bavaglino:

Aspra e groovosa, mutevole e nervosa Breathing, non lontana dai momenti più aggressivi di Eparistera Daimones:




Più ipnotica e soffusa Boleskine House, animata da un suggestivo intermezzo con voce femminile:




Alquanta curiosità mi suscita The Killing Gods, primo lavoro dei MISERY INDEX su Season of Mist. Gli americani sono sempre stati un mio gruppo feticcio e avevo letteralmente adorato Heirs To Thievery, che li aveva visti innestare una componente melodica inedita nel loro death/grind cruento ma cristallino. Una componente che diventa dominante in questo nuovo brano, un mid-tempo a tinte svedesi che si spinge ben più oltre di quanto sperimentato in pezzi come The Spectator, tra gli episodi meno intransigenti dell’album precedente. Se Conjuring the Cull si rivelerà una variazione sul tema isolata o il simbolo del nuovo corso di Netherton e compagni, lo scopriremo solo a fine maggio. Fatto sta che, in certi casi, è meglio tentare il passo più lungo della gamba che adagiarsi sugli allori:




Non dovremo invece aspettarci chissà quali sorprese (e meno male) dagli ABORTED. Global Flatline era stato una delle migliori uscite death metal del 2012, nonché uno dei due o tre migliori lavori mai incisi dai macellai fiamminghi. Se The Necrotic Manifesto, con la cui title-track vi congedo, riuscirà almeno a mantenersi su quei livelli, ci sarà di che leccarsi i baffi, zuppi di sangue e materia organica non meglio identificata. Arimortis:

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