EMPYRIUM – Reunion e nuovo pezzo

Di freddi boschi, notturne foreste e nordiche selve non sarò mai pago. Le immaginifiche atmosfere pagane di una Weltanschauung naturalistica e crepuscolare, come solo gli Empyrium sanno ispirare, sono per me una rassicurante calda coperta per contrastare i rigori dell’inverno boreale. Puntuale come un orologio svizzero, dunque, arriva la stagione più grim and frostbitten di tutte e lentamente, mosse da una pungente tramontana, cominciano a giungere a noi anche le interessanti proposte discografiche invernali. Tutta questa pippa, che avrei potuto obiettivamente risparmiarmi, per asserire che dalle teutoniche lande congelate stanno tornando gli Empyrium!

Ciò merita quantomeno un compendio sintetico delle precedenti puntate. All’infuori della raccolta del 2006, A Retrospective, che contiene due begli inediti e una versione ri-registrata di The Franconian Woods In Winter’s Silence , e l’omonimo box set da 6 cd limited edition, siamo a secco di novità dal distante e fiabesco Weiland Qualche tempo dopo l’avvenuto scisma, fratello Markus Stock, aka Ulf Theodor Schwadorf, aka F.F. Yugoth, e cugino Thomas Helm (col nick name di Funghus Baldachin!) concepirono un riaccostamento alternativo snaturando non poco i vecchi Empyrium a favore di un genere più progressive-doom che onirico-folkloristico, cambiando altresì moniker in Noekk (trattasi di un progetto carino, ma trascurabile), mentre nel frattanto il buon Markus si estrinsecava pregevolmente negli Autumnblaze. Oggi invece prova a concedersi un po’ di sano cazzeggio in stile horror coi suoi The Vision Bleak. E vabbé… Per farvela breve, la reunion del gruppo si è compiuta e già contempla all’attivo un nuovo brano, The Days Before The Fall, inserito dalla Prophecy, con tutti gli onori del caso, in una recente raccolta dal classico titolone che riempie la bocca: Whom The Moon A Nightsong Sings. Il brano in oggetto ripropone i malinconici stilemi della waldpoesie a cui mi ero tanto affezionato ma non esalta affatto, pur essendo il ben augurante inizio di un promesso, venturo, nuovo album (si spera con qualche altra bella illustrazione in copertina di Theodor Kittelsen, che Burzum non abbia già fatto sua). Non è un inno an die freude ma pur sempre un prodotto Made in Empyrium. È ovviamente precoce e ridondante commentare ulteriormente (anche perché i lavori degli Empyrium sono dei concept che vanno ascoltati tutto d’un fiato) ma se sognate un ritorno al mai eguagliato A Wintersunset, date le premesse, fossi in voi, non mi illuderei troppo. Se quantomeno ripartissero, come in effetti sembra, da dove ci avevano lasciato nel 2002, potremmo gioirne non poco. Diamogli tempo e mistica fiducia. (Karl aka Charles)

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