Avere vent’anni: THY MAJESTIE – Jeanne d’Arc
Da Palermo una sorta di alternativa più prog e seriosa ai Rhapsody, con tutti i cliché del symphonic/power di allora riproposti nel segno del fomento più inverecondo.
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Da Palermo una sorta di alternativa più prog e seriosa ai Rhapsody, con tutti i cliché del symphonic/power di allora riproposti nel segno del fomento più inverecondo.
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Un suono tremendo, un chitarrista inadeguato, pezzi tendenzialmente brutti e pure la voce di Peavy che non regge più. Carrozzi è impietoso: c’è poco o nulla da salvare qui dentro.
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Un disco epocale che contribuì a definire il canone del power metal americano. La band non raccolse però il dovuto, complice l’ingombrante personalità di quel fanfarone erotomane del leader Chris Logue.
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L’inizio della fine del gruppo di Alexi Laiho, che aveva iniziato a perdere la magia dei tempi andati con la fuoriuscita dello storico chitarrista Alexander Kuoppala.
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Il progetto messo su da Thomen Stauch, Piet Sielck e due membri dei Persuader per suonare il più possibile come i primi lavori dei Bardi. Il disco è una bomba atomica, ma purtroppo il gruppo durò pochissimo.
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