Tag Archives: Cradle Of Filth

Sei dischi del ‘94 che mi hanno cambiato la vita

Il 1994 è stato un anno abbastanza importante per il metal (specialmente per il black), ma il suddetto anno purtroppo non è presente nella vasta storiografia metalskunkiana, poiché il nostro/vostro amatissimo Avere vent’anni nasce nel 2015, e quindi si hanno notizie dei bei tempi che furono solo dal 1995 in poi. Con tutta la presunzione del mondo e il tipico

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Cruelty and the Beast, l’ultimo prima del terremoto

Questo è uno di quei dischi che ti dividono, perché, mentre una parte di te continuerà a preferirne altri della stessa band, in fin dei conti ti ritrovi ogni volta ad ammettere che nient’altro di quella intera discografia è più significativo, maturo e consigliabile a qualcuno per avvicinarsi al gruppo di cui si sta parlando. Cruelty and the Beast è

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Avere vent’anni: CRADLE OF FILTH – Cruelty and the Beast

Per comprendere la controversa ricezione di quest’album bisogna fare un enorme sforzo di immaginazione e tornare nel 1998, quando i Cradle of Filth erano un gruppo da cui ci si aspettava tantissimo per il futuro di un certo tipo di metal. Era un periodo in cui si avvertiva la necessità di un cambio generazionale, che poi purtroppo non avvenne, e

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CRADLE OF FILTH – Cryptoriana: The Seductiveness Of Decay

Credo che l’ultimo disco dei Cradle Of Filth che ho recensito sia stato Thornography. Faceva parecchio schifo, o per essere più preciso incarnava nel peggior modo possibile quella svolta easy listening intrapresa dopo il riuscitissimo Midian, e per fortuna abbandonata nel giro di pochi anni. All’epoca diedi la colpa al passaggio degli inglesi su Roadrunner, ma probabilmente era di Dani. Sì, Dani. Volente

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Avere vent’anni: CRADLE OF FILTH – Dusk… And Her Embrace

È particolarmente difficile parlare di Dusk and Her Embrace a vent’anni di distanza perché nel frattempo è cambiata totalmente la percezione del disco. Quantomeno per quanto mi riguarda. All’epoca avevo quindici anni e un retroterra culturale profondamente intriso da un’immaginario libresco gotico-vittoriano, partito da piccolino con i consigli letterari degli speciali di Dylan Dog e poi proseguito senza freni grazie agli

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