Category Archives: Speciali

Career suicide (is not real suicide): un’ode a Tuomas Holopainen

Ora innalzeremo i nostri boccali a Tuomas Holopainen, perché Tuomas Holopainen è uno di noi. Non perché il nuovo Nightwish sia un disco della madonna, ovviamente, dato che è tutt’al più definibile come la classica cacatina di mosca: a rifletterci troppo su ti fa anche ribrezzo, ma non c’è modo che tu ti accorga della sua presenza. No, Tuomas Holopainen

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Il mio odio e soprattutto amore per l’heavy metal da classifica

Ogni volta che Traversa accende il computer e si mette a digitare, finisco per apprendere nuove cose sui lati oscuri del metallo contemporaneo, ossia su tutto ciò che corrisponde all’esatto contrario della mia idea di heavy metal.  Meticolosamente lui studia e analizza questo genere di aberrazioni e le riporta alla luce, pur essendo nefandezze che meriterebbero di rimaner celate in

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Consigli musicali per Silvia Romano ora che si è convertita all’islam

Avendo studiato e lavorato in certi ambiti, di convertiti all’islam ne ho conosciuti parecchi, fidatevi; e dei tipi più strambi. Essendo un ateo “non praticante”, non ho assolutamente nulla contro l’atto della conversione in sé; anzi credo che, se mai un giorno dovessi diventare improvvisamente religioso e credente, eleggerei proprio l’islam a mia religione, perché è indubbio che abbia una

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Due modi opposti di pensare il thrash metal: HAVOK e WARBRINGER

A inizio millennio il thrash metal quasi m’insospettì nell’intraprendere la via del ritorno alle origini. La strada da percorrere era ancora molto lunga, ripida e piena d’ostacoli, ma il processo era ben avviato. Avevo per le mani un disco di questi giovincelli spagnoli, i Legen Beltza, e pensai che qualcuno si stesse finalmente occupando del thrash senza passare per le

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Gloria e vita alla NOISE RECORDS

Qualcuno si ricorderà di un giovane tedesco appassionato alla militanza politica a livelli pressoché estremi. Finì in galera nel periodo della Rote Armee Fraktion e una volta uscito, probabilmente, a salvare Karl-Ulrich Walterbach sarebbe stata la musica. Per gli innumerevoli metallari degli anni Novanta, seguire un’etichetta discografica era come parteggiare per una sigla politica, perduti nella convinzione di poter influire

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