Avere vent’anni: MACHINE HEAD – Through the Ashes of Empires
Il disco con cui i Machine Head si rimisero parzialmente in carreggiata, nonché quello con cui Robb Flynn si parò il culo per l’ennesima volta.
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Il disco con cui i Machine Head si rimisero parzialmente in carreggiata, nonché quello con cui Robb Flynn si parò il culo per l’ennesima volta.
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Dopo il moscio reboot di quattro anni fa, un prequel ancora peggiore, scritto coi piedi, diretto da un’esordiente e con due o tre grandi nomi, relegati a particine, per attirare i gonzi. Perché i film ispirati a Stephen King fanno quasi sempre schifo?
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Il thrash dei torinesi si evolve e matura: il risultato è un disco che difficilmente mancherà nella playlist di fine anno del Belardi.
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Il gruppo techno-thrash feticcio di Belardi è tornato con un tripudio di acuti, assoli, cambi di tempo, modernismo, tecnica, e frequenti richiami al passato.
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Tre membri, passati o attuali, degli Obscura, riescono nella difficile impresa di farci digerire un’ora e dieci minuti di death metal dissonante, ipertecnico, e altamente paraculo.
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