Si fa presto a dire NWOTHM, i mondiali: Svezia vs Germania

Parte subito all’attacco la Svezia con Conquering Swords dei TEMPLAR, heavy metal coi baffoni degni di un trequartista polacco degli anni ’70-’80. In termini calcistici siamo nei dintorni della vecchia scuola metal classica di madrepatria, ovvero quella degli Heavy Load, per capirsi. Tipo i Century. E tipo i Century, i Templar vanno dritti con un metallo mediamente rozzo, polpette e patate, vagamente oscuro. In termini di fiato ed agonismo, gli esordienti Templar non difettano mica. Reggono bene i tre quarti d’ora di un tempo mettendo in difficoltà gli avversari proprio con corsa ed entusiasmo. Per diventare squadra, non dico da vittoria di campionato, ma almeno in grado di giocarsela sui 90 minuti contro formazioni più rodate, serve ancora esperienza, capacità di rallentare il ritmo, di aggiungere fantasia e magari maestosità. Il centrocampo chitarristico è solido ma un po’ scolastico. E davanti abbiamo un cantante che corre e tiene impegnata la difesa avversaria, ok, ma non brilla di invenzione, personalità e senso del gol. Però per questo esordio, che volete che vi dica, direi possa bastare. I risultati arriveranno.

Stessa scuola calcistica i TYRANN, ma già maggiore esperienza, visto che sono già al terzo campionato album e che alle chitarre schierano entrambi i centrocampisti dei Tribulation, che nei tornei internazionali giocano già da un po’. A dire il vero, i Tyrann li aveva già scovati il nostro osservatore calcistico Piero Tola, assistendo a delle amichevoli primaverili a Varsavia. Scuola semplice nordica, dicevamo, questo Tyrann Forever. Ma intanto a fluidificare il gioco c’è qualche synth, con passaggi semplici. Migliori nel possesso palla, i Tyrann, ma quando è il momento di accelerare la partita, come in Demonomenia, lo fanno con grande naturalezza e gioco di squadra. Addirittura, in Kom Armageddon, si permettono anche di dare un saggio di calcio totale black metal che spezza irrimediabilmente gli schemi avversari, permettendo persino ad un fantasista NWOBHM di illuminare nel secondo tempo lo stadio con una bella invenzione. Chiaro, non è il Brasile, l’Olanda e nemmeno la Londra a cavallo tra ’70 e ’80, ma i Tyrann, in questo campionato qui, possono sicuramente ambire ad una qualificazione agli ottavi. O per lo meno se la possono giocare a testa alta.

Monolitica quest’anno, la Svezia. Anche i MIDNATT, all’esordio con Skräckfylld Förtjusning, confermano le coordinate di gioco dei compagni di delegazione, anche se schierano alla chitarra un oriundo sospetto chiamato Edward Pancetti. Certo che, volenteroso ed atletico, non è mica Zlatan Ibraimovic. E infatti coi Midnatt la Svezia inizia a mostrare il fianco. Sempre concreta, fiato fino al novantesimo, ma meno dotata di lucidità e fantasia. L’orgoglio nazionale è sbandierato già dalla scelta della lingua per il cantato, così come dallo stile di metallo regionalista portato avanti. La copertina in effetti è allettante. Sulla rozzezza del gioco si potrebbe tranquillamente soprassedere, anzi, per me non è mica un problema. Ma l’attaccante dietro al microfono potrebbe trovare il suo spazio in qualche divisione inferiore, sicuro. Se giochi il Mondiale ci vuole carattere, personalità, visione, una voce decente. Alla fine i Midnatt paiono una cartolina del calcio svedese che fu e poco altro. Per non soccombere nel gioco odierno ci vuole sicuro ben altro.

La Germania è una grande nazione e la sua nazionale NWOTHM di conseguenza non resta ancorata a uno stile calcistico preciso, capace invece di evolvere e adattarsi ai tempi. Anche mostrando un gioco più appetibile agli sponsor (scusate, ma a volte anche questo fa la differenza, oggi). Prendiamo ad esempio i KERRIGAN e il loro secondo album. Wayfarer, una prova tesa di metallo classico melodico e malinconico, adolescenziale, di scuola Haunt (già, ormai gli Haunt stanno facendo scuola). Quindi riff tesi e relativamente intricati per canzoni semplici che cercano di arrivare al coro nel più breve tempo possibile. In pratica, metallo tradizionale in forma di praline pop. Nulla di male, anzi, ci mancherebbe. Il calcio è di tutti e gli stadi devono essere aperti anche alle famiglie, ai bambini, non più ostaggi di orde di hooligan alcolizzati e rissosi. Detto dello stile, parliamo ora dei risultati: i Kerrigan potrebbero sembrarvi ruffiani, troppo attenti nei dettagli al favore delle telecamere, ma la palla gira bene, gli avversari trovano ben pochi varchi per il contrattacco e qualche bel goal lo fanno. L’epica Blood and Steel, la tesa Surrender, la “classicheggiante” Fighter. Concretezza e freschezza. Forse non spettacolo e fantasia, ma un match giocato tutto di un fiato. Dagli spalti dello stadio, come nell’ascolto in cuffia, non ci si annoia mica.

Ma sono molte altre le possibilità del gioco della nazionale erede di Beckenbauer e degli Scorpions. Tipo l’hard rock e l’adventure rock nostalgico dei LYNX, sotto ingaggio con Dying Victims. I quali, con Trinity of Suns, abbandonano lo schema dell’album procedente, sostituendo integralmente il reparto d’attacco e passando da uno a due cantanti. Addirittura un uomo e una donna, magari con la possibilità di partecipare a tornei misti. Anche qui, come nel caso dei Kerrigan, siamo allineati a un filone NWOTHM relativamente consolidato, quello di Blood Star, Tanith e compagnia bella. Avendo parlato di adventure rock vi aspettereste ovviamente un richiamo al gioco degli Hällas, che per me però girano a vuoto con la loro accademia sul tocco ed il passaggio perfetto. I Lynx sanno anche tirare una spingardata da fuori area, se se ne presenta l’occasione. Oddio, non sono proprio da spingardate, i Lynx, ma bei riff li piazzano. Proprio in apertura in Voyager, immediatamente dopo l’intro folk. Nell’ecumenica Stranger Sign in the Sky, brano migliore del lotto. La sostanza però è molto mitigata da una modalità progressiva divertente, magniloquente e soprattutto convincente. Bel disco, Trinity of Suns. La competizione la vinca pure il migliore, ma la partita dei Lynx sarà comunque da quelle da ricordarci.

La Germania pare in effetti in vantaggio, ma se pensate che lo sia per via “solo” di maggior esperienza e fantasia vi sbagliate: gli IRON KOBRA riconducono la sfida anche su un puro piano atletico, e il fatto che buona parte dei membri militi anche in formazioni thrash si sente. Eternal Dagger parte subito di corsa e in effetti non rallenta molto spesso, ma non per questo non si concede melodia ed ariosità. La NWOBHM di Forbidden Fruits e i ‘Priest di Treacherous Tyrant sono lì a dimostrarlo. Un vaghissimo (vaghissimo) rallentamento nel finale, meditato ed epico, all’insegna di un omaggio ad H.P. Lovecraft (Mountains of Madness). Una certa passione per l’esotico Sol Levante (Shibuya Nights) pure li accomunerebbe ai francesi Animalize, oltre che l’idea di suonare metallo melodico anni ’80 a perdifiato. Corsa, fiato, energia per tutta la durata dell’incontro: gli Iron Kobra portano in dote alla loro nazionale quella componente atletica che le permette di non soccombere agli assalti degli Svedesi, sia a quelli più disperati che a quelli più lucidi. La Germania offre, insomma, in questo Mondiale, una varità di gioco ben più amplia e si aggiudica, almeno per questa volta, la partita. (Lorenzo Centini)

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