Nella chat del sito parliamo solo di vini e poi ci perdiamo i dischi

È da vili fare la spia, ma certe situazioni non le risolvi senza un passo rischioso. È bene, dunque, che oggi vi introduca ad alcune dinamiche interne che hanno fortemente ostacolato la promozione dell’album di debutto degli Early Moods, dalla California.

Il gruppo logistico di Metal Skunk si è spostato da Facebook a Telegram per motivi non riconducibili a David Fincher. Su entrambe le piattaforme, lo scopo originario di tale gruppo era organizzare le pubblicazioni future del blog. Ad esempio, se esce un album dei Necronautical lo fa Griffar.

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Ma se esce un album dei Candlemass ecco che si spalanca un portale, perché potrebbero scriverne in cinque o sei e ognuno avrebbe un diverso punto di vista da offrire. E su certe pubblicazioni è assolutamente superfluo fornire un così elevato numero di recensioni, come invece accaduto in onore di Slaughter of the Soul per il ventennale. A quel punto ci si organizza e, in virtù di una serie di fattori, si finisce con l’assegnare l’articolo a una precisa persona o, in caso di “multipla”, a più scribacchini con la raccomandazione di non dilungarsi troppo. Io sono quello che sfora sempre, inserendo aneddoti su carpe e tinche laddove lo ritengo necessario.

Che cosa debbo denunziare? Che nel formalissimo gruppo Telegram di redazione imperversa un germe che rischia d’impedire, nel futuro prossimo, ogni futura parvenza o tentativo di organizzarci. Lo chiamerei cirrosi epatica di massa.

In pratica succede questo: se mi viene in mente di recensire gli Early Moods, taggo Ciccio e Roberto, che si occupano in concreto della macchina. Chiunque voglia recensire gli Early Moods è in grado di ricercare la parola chiave per comprendere se qualcuno, al di fuori degli amministratori, si sia in precedenza “prenotato”. In presenza di più individui interessati, naturalmente se ne discute, col Messicano a margine che, nell’oscurità totale, sta certamente lavorando a un pezzo su qualche serial killer barese degli anni Cinquanta. Quindi a lui di sicuro non interessa se tu stai tramando di recensire gli Early Moods, anzi, gli tornerebbe comodo se un maschio adulto, carnagione chiara, li avesse trucidati a coltellate alla stazione di San Ferdinando.

Succede anche che qualcuno sia finito a un pranzo aziendale e abbia provato un vino, e allora decida di condividere l’esperienza olfattiva e tutto quanto il resto con gli altri. In realtà fui fra i primi a inaugurare questa usanza, seguito a ruota dall’avvinazzato avvocato Azzeccagarbugli, da Charles, da Griffar e da un ispiratissimo Stefano Mazza. Da allora, per una complicità di colpe o catena inarrestabile di imprevedibili eventi, ne è nata una sorta di gara a chi ha preso il Pinot Nero più caro. Ne consegue che a furia di ragionare di vini non ricordo mai che cosa debbo recensire: c’è un post fissato in alto con gli Avere vent’anni di gennaio, ed entro il 20 del mese, in teoria, dovrei aver inserito tre recensioni. So benissimo di averne prenotate tre. Ma sarò onesto, vuoi perché in questo periodo sto cambiando più pannolini che dischi, non ho la minima idea di quali album avessi prenotato a inizio mese. E sto scrivendo queste righe il 17 gennaio.

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È come se, in proporzione, ogni giorno si alternassero due brevi discussioni sugli album in uscita a tre o quattro tavole rotonde sul Syrah, sembra di stare sul Bevitore Raffinato. E ho delle difficoltà ad affrontare tutto questo. Quindi ho scritto questa recensione, dopo averla annunciata più volte, senza accorgermi che Centini ne aveva già parlato addirittura a settembre. È probabile che lui stesso me lo avesse ricordato in chat ma la sua precisazione sarà caduta nel vuoto tra foto di calici ricolmi ed elucubrazioni esoteriche su cantine esosissime.

Inserii il primo full degli Early Moods nella poll di fine anno. Mi ero ripromesso di recensirlo prima di inoltrare la playlist, così da poter aggiungere il link alla recensione. Ma non l’ho mai fatta quella recensione, e l’album, una deliziosa mistura di Black Sabbath e reminiscenze NWOBHM di natura più spiccatamente metallica, è una pura goduria nei suoni, nell’approccio, e nelle canzoni. Il piccolo salto che questa giovane band può ancora fare riguarda i pezzi, migliorabili dal punto di vista del tiro e della resa generale al primo ascolto. Questa è roba che ti fa scapocciare e ammirare la profondità e la vitalità di ciascuno strumento. Onestamente però devo risentirmelo di nuovo, perché, nel frattempo, di vino su quella chat corrotta dal Demonio ne è passato a damigiane. (Marco Belardi)

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