Tre gruppi raw black metal per morire assiderati

Il lupo perde il pelo ma non il vizio, e così, a dispetto dei miei buoni propositi di cercare di limitare il numero di acquisti, negli ultimi due giorni ho comprato due dischi, entrambi già marchiati 2023. Si tratta dello split Black Feudal Savagery tra due band americane, i GEIST OF OUACHITA e gli ETERNAL TOMB (piccola curiosità: scrivo questo pezzo il 7 gennaio e al momento nessuna delle due band è menzionata in Metal Archives, evento quasi unico), e di The Shades of Pale Night, debutto discografico degli sconosciuti e geograficamente incollocabili ANGSTLOCH. Il secondo per adesso è uscito solo in digitale ed è costato solo 1 euro + IVA, dello split invece c’è anche l’edizione fisica, per il momento unicamente in cassetta limitata a 100 copie (neanche poche). Di quest’ultimo album mi ha fregato la confezione, notevole come praticamente tutti i prodotti cui mette mano la label portoghese Signal Rex: anziché in una normale custodia di plastica arriverà racchiusa in una copertina gatefold sovradimensionata con l’artwork eccetera, il tutto inserito in una busta formato A5 un po’ come se fosse un vinile sette pollici. Come pezzo da collezione desta già interesse, ma il colpo di grazia me l’ha dato il basso costo di spedizione (meno di 2 euro, una rarità!), e così mi sono detto: “Vabbè dai, facciamo ‘sto sforzo”, e via che si dovrà aspettare un altro pacchetto. Ma la musica?, chiederete voi. Ora ci arrivo.

Tutte e tre le band suonano raw black metal: le due americane si somigliano in modo talmente smaccato che si potrebbe quasi ipotizzare che siano due progetti diversi delle stesse persone, e anche gli Angstloch hanno una resa sonora molto simile. Del resto l’ispirazione e l’impostazione delle composizioni è uguale per tutti: DarkThrone vecchi, e per vecchi intendo quelli di trent’anni fa, e Judas Iscariot, che quelle sonorità le ha riviste in ottica americana modernizzandole un po’ – anche se mi rendo conto che il termine non è del tutto appropriato. Nello split le band suonano tre pezzi a testa. Sono invece cinque i brani degli Angstloch e complessivamente entrambi i dischi durano qualcosa più (neanche tanto) di mezz’ora. Tutti brani velocissimi, sparati a mille all’ora con rari rallentamenti, riffing molto aggressivo che ingloba nel contesto melodie un po’ confusionarie tipiche del blizzard sound norvegese, voci squarciate tenute molto indietro nel mixing in favore del lavoro di basso distorto e chitarra zanzarosa,  con la batteria che nasconde un po’ il rullante anche se nel complesso si ritaglia uno spazio più che notevole, visto che è proprio suo il merito dell’impressione di alta velocità.

Il fatto è che, puttana Eva, i pezzi funzionano, e funzionano tutti. È vero, sono tutti composti con lo stesso schema e sono molto simili l’un l’altro, ma se vi piace il raw black metal anche solo la metà di quanto piace a me sono certo che in questi due dischi troverete qualcosa di ragguardevole; se invece per il raw ci andate proprio matti, non escludo che un paio di titoli della vostra per ora lontanissima top ten di fine anno ce li abbiate sotto il naso già ai primi giorni di gennaio.

Non posso tuttavia esimermi da una breve considerazione. Non so se sia positivo o negativo il fatto che, tra i primi dischi in uscita in un anno che segnerà i trentennali di dischi ultraleggendari (Pure Holocaust ad esempio, ma anche Under a Funeral Moon), due di essi continuino a riproporre pedissequamente lo stesso tipo di musica con lo stesso tipo di composizioni e di sonorità di trenta e più anni prima, quando probabilmente i ragazzi che oggi esordiscono non erano neanche nel mondo della Luna, tanto che – temo – i due capolavori appena citati li abbiano ascoltati in modo superficiale, dato che oramai sono stati imitati talmente tante volte da far perdere loro l’alone rivoluzionario che invece avevano per noi fan più anziani, che quei tempi li abbiamo vissuti in prima persona. Sembra che il passato non vada mai in disuso, e sembra anche che gli ascoltatori di black metal continuino a domandare questo tipo di musica e non altro, visto che la cassetta dello split tra Geist of Ouachita ed Eternal Tomb è già praticamente sold out a meno di 24 ore dalla sua realizzazione – e stiamo parlando di due gruppi del tutto sconosciuti. Non mi ricordo di chi è l’aforisma che recita il peggiore degli inferni è la monotonia ma è uno che la sapeva lunga: il successo (effimero e comunque limitato nelle proporzioni, ma pur sempre un successo) che questi due dischi hanno o avranno mi spaventa un po’. Il thrash metal prima e il death metal dopo si sbriciolarono per l’eccessivo numero di uscite che si somigliavano l’un l’altra, tutte quante copie conformi dei grandi capolavori del passato, e il black metal rischia seriamente di fare la stessa fine. Se il buon giorno si vede dal mattino, il 2023 sarà un anno di nebbia e di grigiore. (Griffar)

4 commenti

  • Non capisco molto il senso di continuare a ricercare la copia, della copia della copia ecc… Però sicuramente ti invidio il tempo che hai per ascoltare musica, che immagino sia discreto.

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    • Beh, non penso che Griffar si prefigga di trovare le copie delle copie appositamente, il problema è che per trovare cose originali bisogna cercare molto e spesso si incappa in enormi quantità di merdate o di lavori magari buoni ma già fatti e ripetuti da altri. Io pure per trovare un disco che mi piace devo ascoltarne magari 30. Da giovani secondo me si era molto più invasati e meno selettivi, certe cacate che ascoltavo venti anni orsono oggi non le toccherei nemmeno coi guanti. Il discorso sulla gnocca è invece ahimè inversamente proporzionale.

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  • Metallaro scettico

    Avercelo il tempo per riascoltare pure holocaust… sicuramente impiegato meglio che ascoltare gli epigoni degli epigoni

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  • “Raw black metal”, bisogna essere ritardati per ascoltare roba del genere dopo i tredici anni! 😂😂😂

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