AARA – Triade II: Hemera

Secondo capitolo della trilogia che gli svizzeri Aara dedicano al romanzo gotico Melmoth l’errante di Charles Maturin. Non sono ferrato in materia, non ho letto il libro quindi sono costretto a parlare solo della musica. Oh, che disonore. Triade II: Hemera segue di circa un anno Triade I: Eos, disco nel quale gli svizzeri già mostravano un certo distaccamento dai suoni dei loro primi tre lavori, il primo dei quali fu quel So Fallen Alle Tempel che come un fulmine a ciel sereno squassò le classifiche di fine anno, in molti casi piazzandosi in testa grazie alla palese derivazione Lunar Aurora, occupando il vuoto che questi ultimi hanno lasciato e che tutt’oggi si fatica a colmare in modo continuativo, visto che anche gli svizzeri sono riusciti ad alleviare la nostra nostalgia purtroppo solo per lo spazio di un album appena. Né nel successivo EP Anthropozän né nel secondo full En Ergô Einai si arrivò alle vette dell’esordio, che come spesso succede è un album che un po’ gli si è ritorto contro perché fin troppo bello per essere vero: tutti gli altri loro dischi sono belli, anche molto belli, e li hanno fatti classificare come next big thing garantendogli sicura fama, un certo successo e un contratto con la prestigiosa ed ambiziosa etichetta francese Debemur Morti, che su di loro sta puntando molto e ci sta profondendo energie senza risparmio. Solo che So Fallen Alle Tempel fu un passo oltre, questo è innegabile e penso se ne siano accorti pure loro visto che, approfittando del progetto-trilogia di sicuro impegnativo e complesso, hanno decisamente spostato il loro campo d’influenze dai primevi Lunar Aurora a gruppi del passato completamente differenti.

Compositivamente stanno maturando, indubbio; il livello degli arrangiamenti è davvero alto, con questi continui intrecci di riff melodici di chitarra armonizzati, spesso sdoppiati, triplicati, talvolta addirittura a quattro linee, una delle quali più melodica ancora e in tremolo picking sulle note alte, che risalta ed emerge guidando l’ascoltatore verso l’obiettivo che gli Aara si sono prefissati, cioè risultare molto gradevoli sin dal primo approccio con l’album, orecchiabile nonostante i pezzi siano tutti discretamente violenti, molto tesi, frenetici, indiavolati in quanto suonati prevalentemente a velocità alte o altissime. Il tutto senza rinunciare ad una certa dose di malignità, visto che sempre di un disco black metal si sta parlando, anche se con buona probabilità i testi dei pezzi sono lontani dal canonico io-odio-tutto emblematico del settore.

Ascolti ripetuti richiamano alla mente soluzioni tipiche dello swedish black melodico proprio di gruppi come Necrophobic, ma primo tra tutti in questo caso specifico Slaughtersun dei Dawn; altrove emerge nitida l’ispirazione al capolavoro dei Nagelfar Virus West, come a ribadire che per loro la scena tedesca è stata e sempre sarà importante nel tracciare le loro idee di base; altrove ancora si percepiscono echi di Cradle of Filth, più precisamente del loro Dusk and Her Embrace (e solo di quello). Stiamo parlando di tre dischi superlativi, i classici carichi da undici, e il fatto che in un solo album si riconoscano peculiarità simili a tali mostri sacri porta ad affermare che anche Triade II: Hemera sia un disco di livello più elevato del normale. Le voci in questo caso sono più alte, lo screaming più acuto e vengono cercate anche strade meno battute tipo l’arrangiamento arabeggiante della voce femminile in Sonne der Nacht; il batterista Jöschu Käser continua a distruggere il drumkit con inusitata energia e le composizioni di Berg rimangono decisamente affascinanti. Probabilmente sarebbe il loro miglior lavoro di sempre se non avessero pubblicato So Fallen Alle Tempel. I sei brani sono tutti mediamente lunghi (oltre i sei minuti ma non più di otto), eterogenei e convincenti, mai banali, mai noiosi, sovente trascinanti fino ad essere catchy. Un ottimo disco, meritevole di attenzione. Per le classifiche di fine anno c’è tempo. (Griffar)

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