Avere vent’anni: LUNAR AURORA – Ars Moriendi

Signori, i Lunar Aurora. Aran, Sindar e Whyrhd, tre menti superiori che, dall’unione dei loro cervelli e delle potenzialità creative di essi, hanno creato per noi amanti del metallo nero uno dei gruppi più importanti di sempre. Loro sì che nell’Olimpo dei grandissimi ci sono da un pezzo. Non hanno mai sbagliato un disco, non hanno mai composto un solo pezzo che non fosse di livello assoluto, non c’è un solo secondo di musica banale in tutta la loro corposa discografia. Dei veri professionisti, che oltretutto hanno preferito terminare l’avventura della band quando si sono accorti che tutto quello che di eccellente poteva essere fatto come Lunar Aurora era stato fatto, ed oltre non si sarebbe potuti andare.

Ars Moriendi è un disco unico. Feroce come pochi altri dischi nell’intera storia del black metal, ha un feeling abissale, intendendo con questo termine qualsiasi situazione che preveda uno spazio vuoto e oscuro e rappresenti un punto di non ritorno. Possono essere gli abissi dell’universo, o gli abissi di una caverna profondissima, o l’Abisso propriamente detto, l’Aldilà. I riff in costante tremolo picking sono cupi, agghiaccianti, distruttivi, portatori insani di oscure e straziate melodie, tra l’altro non raramente inseriti su tempi contorti, merito del dotatissimo batterista session Bernhard Klepper, che si rivela essere un’autentica macchina da guerra e che, a quanto pare, non è mai stato un batterista di metal estremo prima di registrare questo disco. Un martello demolitore, precisissimo e fantasioso, che aumenta non di poco l’impatto definitivo dei pezzi. E, laddove non bastino le linee di chitarra a ottenere il feeling disperato che TUTTI i brani hanno, ci pensano le tastiere, che si prendono la scena e aggiungono quello che serve ad arrivare al risultato di eccellenza totale.

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Le vocals poi… se mi immagino le urla di un demone che terrorizza i dannati dell’inferno me lo figuro con la voce di Whyrhd, angosciante, spaventosa nel vero senso della parola. Crea malessere, incute timore. Canta testi di pura malvagità con un’intensità e una credibilità che di rado, molto di rado sono state riscontrabili a questo livello nei dischi black metal di ogni tempo. Di dischi cantati in modo eccellente ce ne sono migliaia, ma Whyrhd è su un livello ancora più alto, quasi ineguagliabile. Menzione d’onore per la opener Dämonentreiber, un pezzo complicatissimo che si rivela essere un massacro totale in ogni sua parte e per tutta la sua durata; Kältetod è strabiliante, Flammen der Sehnsucht mette in fila una serie impressionante di riff perfetti, la conclusiva (prima della non indispensabile outro) Geist der Nebelsphären è l’unica che oltrepassa i sette minuti di durata ed è probabilmente la migliore di tutta l’opera: un brano violentissimo che porta di peso l’ascoltatore in mondi dove le tenebre e la malvagità regnano sovrane, con tanto di ululati di lupi, voci più contorte e straziate che mai e tastiere che disegnano paesaggi desolati di vuoto. Ma tutto il disco è un turbinio continuo di emozioni, che è consigliabile ascoltare per intero e con la dovuta attenzione per apprezzarne come merita ogni sua sfumatura, comprendere quanto siano complicati i riff e gli arrangiamenti e cosa significhi realizzare un disco black metal di levatura storica. Un capolavoro, i Lunar Aurora erano dei maestri. Riscoprirlo è doveroso. (Griffar)

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