Peggio dei miei cani: ANNIHILATOR – Metal II

Lasciate che vi spieghi perché la pubblicazione di Metal II (metal-parte-due) non deve in alcuna maniera preoccuparvi:

1-Perché fra poco, intendo domani, nessuno si ricorderà più che esiste;
2-Perché Jeff Waters deve sfornare dischi in continuazione e, in assenza di materiale, ricorrerà anche alle più bieche operazioni commerciali o persino a ri-registrare l’album peggiore della sua carriera mettendoci dietro Lombardo;
3-In definitiva,
perché Metal II non ha alcuna longevità.

Terminologia utilizzata di frequente nel campo dei videogiochi, “longevità” sta a indicare la durata generica di un prodotto. Non la sua scadenza, ma quanto tempo dovrà indicativamente trascorrere prima che ve ne stanchiate. Già album come Annihilator e Suicide Society non hanno una longevità decente, figuriamoci questo. Dovessi adottare un termine di paragone, metterei la longevità di Metal II sullo stesso livello di quella dei miei cani.

I miei tre cani sono esemplari maschi della razza Cavalier King Charles SpanielLilli e il Vagabondo. Lilli. Anche se la coda di Lilli è quella del cocker americano, il che fa di lei un mutante.

Se prendo i miei tre cani – in ordine d’arrivo Whisky (qui rinominato Lord Satanachio), Django e Lemmy – e ne faccio un quadro generale, direi che sono eleganti, giocherelloni e socievoli. Ma se prendo i miei cani e li porto a cinquanta metri di distanza da casa, e li libero nel giardinetto che è lì situato, mi accorgerò all’istante di cosa realmente sia un Cavalier King Charles Spaniel. Quel giardinetto ha la particolarità di ospitare quattro pini altissimi (il che ci fa subito pensare alla stagione delle processionarie), due giostre per bambini e alcuni cespugli spinosi sul lato confinante con un altro spazio verde, che è però condominiale. Li osservo, studiandone il comportamento. In trenta secondi Whisky inizia a fare il perimetro del giardinetto e prende a masticare corteccia di pino: se non sto attento ne consegue che si ferirà la bocca o che cacherà ai limiti del sanguinolento il giorno successivo. Nel frattempo Lemmy, il più peloso dei tre, sta ispezionando il lato cespuglioso. Gli si è attaccato alle lunghe frange bianche un ramo di pruni lungo trenta centimetri. Lui se ne accorge e s’immobilizza, fissandomi con occhi impauriti: sembra lo sguardo di una qualunque delle vittime dei killer ideati da Dario Argento. Lo raggiungo e impreco, perché, se si è infilato fra i rovi, è solo perché mi ero distratto a togliere corteccia dalle fauci di quell’altro impedito. Non so come fare: ha un legnetto tanto lungo da percorrerne la paffuta pancia per intero e i lisci ciuffi a malapena me ne rivelano il rigonfiamento. Impreco di nuovo, ci vorrebbero le forbici. Fortunatamente gli dico con tono calmo “Fermo” e lui capisce, non si muove di un millimetro.

Nel frattempo gli altri due potrebbero calpestare una mina antiuomo e non potrei farci nulla: se mai ce ne fosse una, sarebbe destinata certamente alle loro zampe frangiate. Lemmy è nel terrore, ogni ciuffo che libero è uno spino che mi si conficca nelle mani e un altro aggettivo dritto alla fronte della madonnina. Un erroneo movimento del legno e due ciuffi appena liberati rientreranno nelle grinfie del prunaccio del signore. Noto che è coinvolta anche la coda, che è gigantesca, al contrario di quella dell’orrenda mutazione che Walt Disney chiamò Lilli. Django là in fondo sta cacando come un demonio, ma non ho tempo per lui. Dovrei sorvegliarlo perché se lasciato in autonomia tende a mangiare tutti i mozziconi di sigaretta che trova, un vero toccasana, ma la situazione di Lemmy è ben più urgente. Whisky, inoltre, ha trovato altra corteccia ed è in preda a tremendi attacchi di tosse perché gli è andata di traverso. Mi fermo, rimetto in pausa Lemmy con un comando e rifletto: quanto durerebbero questi tre imbecilli se mai li liberassi in un bosco per una giornata intera?

Forse tre ore. Dopodiché finirebbero incastrati ovunque gli sia capitato di ficcare il naso e morirebbero disidratati, o congelati in una tiepida notte di marzo, per poi essere ripuliti dalla testa ai piedi dai vari animali saprofagi. I lupi non ci arriverebbero certamente prima di lumache o d’affamati scoiattoli che non vedono una nocciola da un trimestre. Metal II degli Annihilator ha la stessa aspettativa di vita di un Cavalier King Charles Spaniel liberato in natura, per cui non preoccupatevi, allo stesso Jeff Waters nel 2032 rivolgeranno una domanda a riguardo e all’intervistatore dirà sconcertato che non aveva alcuna idea d’averlo inciso. (Marco Belardi)

6 commenti

  • Sono estremamente pupazzosi e carini i tuoi cani, Marco. Ma perché tre? Un’inconscia lode alla santissima trinità? Masochismo? Potrei capire due, per una questione di farsi compagnia tra loro. Ho paura che arriverai a quattro e a quel punto ti si potrebbe dare del “canaro”. E non è bello. C’è spazio per elementi umani (oltre a te) nella casa dove vivi?
    Mi faccio un po’ di cazzi tuoi ma hai cominciato tu e io finisco per incuriosirmi.

    "Mi piace"

  • stavolta mi hai fatto scompisciare di brutto

    "Mi piace"

  • Mah, io avrei scelto una razza più etero….scherzi a parte, il pazzo in fondo all’articolo è ‘na palla, oltre ad avere delle parti che sembrano scritte dai SOAD ….MAH….

    "Mi piace"

  • Ho una Yorkshire terrier, e così come i tuoi cani ha capito perfettamente come attraversare indenne qualsiasi evenienza: sono carino e coccoloso, non so fare nulla, dammi del cibo brutto bastardo.

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...