Avere vent’anni: NORTHER – Dreams of Endless War

Ad un certo punto della storia Petri Lindroos poteva diventare il nuovo Alexi Laiho. Non gli mancava nulla: un gruppo personale in cui scriveva praticamente tutto, uno stile di chitarra tecnico e fantasioso (rispetto a Laiho più fantasioso che tecnico), una personalità schiva tipicamente finlandese unita a una strabordante creatività. E, in un certo senso, questo è il miglior disco dei Children of Bodom. Che poi il debutto dei Norther probabilmente non sarebbe mai esistito senza il gruppo di Hatebreeder, ma mantiene comunque delle differenze abbastanza palesi: innanzitutto un equilibrio più spostato sul power finlandese di quegli anni, con giri di tastiere tendenti al neoclassico e ritmiche più quadrate. Specifichiamo comunque che si parla solo del primo album, perché già dal successivo Mirror of Madness i Norther avrebbero cambiato genere avviando una discografia in cui nessun album assomigliava all’altro. Ma, ribadisco, Dreams of Endless War è il disco che più di tutti accoglie l’eredità dei Children of Bodom e la potenzia migliorandola.

Intendiamoci: io non sono mai stato un grande fan dei Children of Bodom, neppure nel 1998 quando si faceva a gara a metterli sulle copertine delle riviste. Però Dreams of Endless War è un disco che non ho mai smesso di ascoltare, rigorosamente a volume altissimo e possibilmente in cuffia, perché nonostante la sua apparente linearità nasconde una cura per gli arrangiamenti di chitarra che non smette di sorprendermi anche adesso, nel 2022. Riconosco comunque che trattasi di mia perversione e che una roba simile potrebbe essere irricevibile per moltissimi di voi. Ad esempio non dimenticherò mai lo sguardo disgustato di Michele Romani quando, molto incautamente, mi arrischiai a fargli sentire Released e lui si voltò verso di me guardandomi come se fossi uno scarafaggio in putrefazione che si vomita addosso.

Ma Michele è norsk arisk no compromise: se voi invece siete disponibili al compromesso allora potreste trarre grande giovamento dall’ascolto di questo disco, coi suoi duetti di chitarra, i suoi blast beat con riff in tremolo picking che si interrompono all’improvviso con tupatupa poweroni sorretti dalle tastiere, i suoi testi vittu perkele inneggianti al suicidio, lo screaming incazzatissimo di Petri Lindroos, l’infinita cascata di melodie e riff che si succedono senza soluzione di continuità. È musica probabilmente rubricabile come adolescenziale, ma chi se ne frega, amici: come mi fomenta Dreams of Endless War non mi fomenta quasi niente. Io ringrazierò in eterno Luca Arioli per avermelo fatto scoprire, perché da qualche parte dentro di me sentivo la necessità di un disco del genere e non ne avevo la minima idea. Released è uno dei miei pezzi preferiti di sempre: sentite la chitarra di Lindroos come cazzeggia sotto i riff principali, che spettacolo. O la cavalcata di Darkest Time, Last Breath, Endless War, Victorious One… non c’è una nota fuori posto qui dentro. L’unica stonatura è l’incomprensibile cover di The Final Countdown alla fine, ma rimedieranno in seguito rifacendo Smash degli Offspring, un’idea talmente sbagliata che fa tutto il giro e diventa essenziale. Uno dei miei dieci dischi-feticcio di sempre: peccato solo che non gli abbiano dato un vero seguito, dato che, come detto, già dal successivo si metteranno a fare tutt’altro. E dispiace anche che Lindroos a un certo punto abbia mollato i Norther per andare a finire negli Ensiferum, in cui non è neanche uno dei compositori principali. (barg)

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