Avere vent’anni: AXIS OF ADVANCE – Strike

Il 2001 è tempo del primo full length per una delle band più violente di sempre, i canadesi Axis of Advance,  uno dei gruppi nati dopo lo scioglimento della cult tech/chaotic/death metal band Sacramentary Abolishment (l’altro sono i Rites of Thy Degringolade, più inquadrabili nel black metal con qualche influenza esterna).

Io tendo a pensare con la mia testa e prendo le etichette per quello che sono, poi mi faccio un’idea personale e la porto tenacemente avanti perché fatico ad adeguarmi al modus pensandi prefabbricato che piace tanto a chi non vuole porsi problemi. Spesso viene chiamato war black metal quel filone di musica suonato da gruppi che scrivono testi quasi totalmente descrittivi di guerre, battaglie, conflitti, scaramucce, zuffe e via cantando. Così oggigiorno senti parlare degli Axis of Advance come di un gruppo war black metal (anche se non esistono più da molti anni, essendosi sciolti nel 2007) manco fossero i Revenge, i Blasphemy, i Black Witchery, i Conqueror, i Blood Revolt o cose di questo tipo.

 

Che gli Axis of Advance ogni tanto inseriscano effetti di campi di battaglia e fucili mitragliatori, e che nei testi abbiano una certa predilezione per tematiche violente legate a ribellione, disobbedienza e conflitti armati è indubbio, ma questo NON è war black metal. Casomai, proprio tirandosi i capelli, si può parlare di blackened death metal, e a quel punto sì che si può dire che siano stati loro tra i primi a suonarlo. Tuttavia, mentre il war black metal è puro black metal semplificato con forti influenze thrash, riff semplici che prediligono l’impatto puro e semplice ottenuto grazie a velocità d’esecuzione sostenutissime, screaming black metal impazzito e blast beat ogni 2×3, la musica degli Axis of Advance ha solo qualche punto di contatto marginale, quasi irreperibile con il black metal, e tutto il resto se ne tiene ben alla larga. Il cantante è molto più accostabile a Jeff Becerra (leggenda: onore e rispetto!) che allo screamer medio, ma qui si possono trovare anche passaggi d’impostazione guttural alla Disgorge (Messico). La musica sconfina più che sovente addirittura nel grindcore, e sono sempre propenso a pensare che i Portal abbiano ascoltato molto gli Axis of Advance quando hanno iniziato a suonare quell’ibrido di musica che al giorno d’oggi suonano solo loro, che fa venire gran mal d’orecchie e una crisi di nervi che vi porterà diritti al pronto soccorso con diagnosi d’epilessia se l’ascoltate ad alto volume a lungo, e che fa del riffing caotico, schizzato, spezzato, dissonante, talvolta indistinguibile un marchio di fabbrica.

Il drumming è quasi illogico, e usa pattern e soluzioni innovative credo mai sentite in un album di musica così estremamente violenta. Mi chiedo come si possa definire war black metal la musica di un gruppo che mette un sample di voce angelica femminile nel marasma grind/death più totale come in Structural Interpretation via Superfluous Union, un brano che ricorda spaventosamente i Portal se non fosse che il disco è uscito ben prima che i Portal esistessero. Vero, Vermin e J. Read avevano fondato i Revenge come divertissement solo l’anno prima e, resisi conto che quel genere musicale decisamente più semplice ed immediato rendeva di più (anche economicamente, dato che gli Axis of Advance non hanno mai venduto un cazzo), hanno tagliato il ramo secco e proseguito sulla strada più redditizia. Non sono in tanti a sapere che gli Axis of Advance sono i tipi dei Revenge: continuano ad essere sottovalutatissimi anche ora che sono morti e sepolti da tanto tempo ma, musicalmente parlando, questo è materiale che nel 2001 si ascoltava di rado ed ha pochi uguali pure oggi. Non perdetevi anche i catastrofici successivi The List (2002), Obey (2004) e Purify (2006), veri attentati ai timpani. Ripeto: una delle band più violente di sempre, da riscoprire senza se e senza ma con buona pace di quell’idiota che recensì questo disco valutandolo 0 (zero) e scrivendo che sembrano gli Amon Amarth più veloci e con un drumming più caotico. Santi Numi, come direbbe mia nonna buon’anima. (Griffar)

 

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