Avere vent’anni: HIM – Deep Shadows and Brilliant Highlights

Abbiamo spiegato come e perché gli HIM improvvisamente mutarono pelle, passando da una forma peculiare di gothic doom ad una specie di pop metal stradaiolo con sculettamenti e bacetti in favore di camera. Questa nuova versione degli HIM ebbe un successo notevole, quindi, conoscendo anche un minimo il funzionamento delle case discografiche, era prevedibile che il disco successivo sarebbe stato ancora più orecchiabile e accessibile. E infatti.

In Deep Shadows and Brilliant Highlights si fa molta fatica a riconoscere quel gruppo che solo qualche anno prima suonava For You e When Love and Death Embrace. Non fu tutta farina del sacco di Ville Valo e soci, anzi: il processo fu lento e laborioso, estremamente lento e laborioso, tanto che il tutto può essere preso come pietra di paragone per le ingerenze di discografici e produttori nello stravolgere le intenzioni di un gruppo.

Gli HIM avevano in realtà già fatto tutto da soli, e, insieme al produttore T. T. Oksala (Stratovarius, tra gli altri) avevano registrato i demo da sottoporre alla BMG: mancava quindi solo il benestare dall’alto perché quegli stessi pezzi, opportunamente risuonati, sarebbero potuti diventare il terzo disco degli HIM. I discografici però avevano altri progetti: la mucca poteva ancora essere munta per bene, e le ragazzine non erano ancora sazie di languidi occhiolini e lievi canzoncine d’amore. Cominciò così una via crucis di undici mesi in cui la band fu costretta a riarrangiare, risuonare, cancellare, modificare, edulcorare tutto il materiale. Ovviamente il produttore degli Stratovarius non andava bene, quindi nel progetto fu inserito Kevin Shirley, campione delle produzioni hard rock, prog e AOR, avendo lavorato con Aerosmith, Rush, Journey eccetera. Kevin Shirley, per i pochissimi che non lo sapessero, è anche l’uomo dietro al suono leggerino degli Iron Maiden del terzo millennio, e nel 2001 aveva già prodotto Brave New World.

Shirley però non fu che il principale della sfilza di persone con cui la BMG costrinse gli HIM a lavorare. In quegli 11 mesi pare che lo studio di registrazione fosse un continuo viavai di fonici, mixatori, produttori, masterizzatori e tecnici vari, ed ognuno di essi esponeva le proprie idee, contraddicendo magari quello che era venuto il giorno prima; a ciò si aggiungono gli uomini della casa discografica, che affollavano lo studio e fornivano consigli non richiesti pur non avendo particolari competenze tecniche. Il tutto si concluse poi con la masterizzazione definitiva negli Sterling Studios di George Marino, già responsabile del mastering di Bon Jovi, Metallica, AC/DC e così via.

Capirete che in questa situazione infernale non fu semplice lavorare. Quello che ne uscì fuori è Deep Shadows and Brilliant Highlights, un album effettivamente leggerino, dalla produzione scintillante, in cui le distorsioni sono rese il più inoffensive possibile e lo strumento che domina su tutti gli altri è la chitarra classica. Ne furono estratti ben quattro singoli con relativi video (Pretending, Heartache Every Moment, In Joy and Sorrow e Close to the Flame) e, come prevedibile, vendette parecchio. Molto meno prevedibilmente, però, il disco è carino; certo, non tutto: diciamo che ha 3-4 pezzi molto belli e il resto è tra l’ascoltabile e il noioso. Ma non è un brutto disco né ti dà l’impressione di una paraculata eccessiva, anzi questo stile quasi cantautorale in qualche modo prende bene e sembra adatto a questa fase della discografia degli HIM. Questi ultimi, però, già dal successivo Love Metal innalzarono una diga alle pretese della casa discografica, pretendendo di tornare a suonare in modo più pesante e di registrare in maniera più tranquilla ai Finnvox di Hiili Hiilesmaa, che già aveva prodotto il debutto. Deep Shadows and Brilliant Highlights rimane comunque un mezzo miracolo, perché molti musicisti in quel contesto avrebbero fatto uscire un pastrocchio, oltre a perdere la sanità mentale. (barg)

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