Peroni e caproni le sole aspirazioni: IMPALED NAZARENE – Eight Headed Serpent

In un mondo nel quale la polarizzazione imposta dai social network porta troppo spesso a condonare o minimizzare le puttanate dei mentecatti che si percepiscono “dalla propria parte”, ci voleva proprio un nuovo disco degli Impaled Nazarene, che invece hanno sempre mandato a fare in culo tutti, ma proprio tutti. Di anni dal precedente, non proprio memorabile, Vigorous and Liberating Death ne sono passati ben sette, un intervallo di inedita lunghezza per la band, e nel frattempo le ragioni per auspicare un’apocalisse nucleare non hanno fatto che crescere in modo esponenziale. Questa volta ce n’è per femministe (Human Cesspool), seguaci di Greta Thunberg, No Vax, terrapiattisti, complottisti del 5G e altre categorie di squinternati elencate nella conclusiva Foucault Pendulum, il classico pezzo lento che i finlandesi piazzano ogni tanto come conclusione. Il resto è il solito rinfrancante massacro, con una furia e una cattiveria ritrovate che mancavano dai tempi di Pro Patria Finlandia, forse l’ultima opera di Mika e compagni davvero da tramandare ai posteri.

La sostanziosa pausa discografica ha fatto bene al gruppo: Eight Headed Serpent trasuda la compiaciuta rilassatezza di quattro cazzoni ormai di mezza età che suonano perché gli va di sbronzarsi insieme e fare casino, senza scadenze contrattuali da rispettare o velleità sperimentali da seguire. La vena motorheadiana si è incardinata su binari più vicini al D-beat e continua ad animare i pezzi migliori, come la micidiale tripletta costituita da Shock and Awe, The Nonconformists e Octagon Order, che conferma la capacità, con pochissimi paragoni nel genere, degli Impaled Nazarene di tirare fuori pezzi immediati e memorizzabili, insomma rock’n’roll, con una naturalezza che è decisamente satanica.

I.N._Cover_Artwork

La voce di Luttinen inizia a mostrare i segni dell’età ma, dato il piglio punk/hardcore redivivo, non è affatto un problema. I pezzi meno interessanti sono quelli con il riffing più canonicamente black metal (Apocalypse Pervertor) ma parlare di momenti morti è impossibile, la durata media non supera quasi mai i tre minuti e la compattezza e l’intensità dell’assalto auricolare sono tali da riscattare anche gli episodi nei quali l’ispirazione non è delle migliori. Il merito è anche della produzione nitida e aggressiva, che esalta la componente thrash e contribuisce a non lasciare un attimo di respiro. Non so bene chi sia Asko Ahonen, che da Metal Archives mi risulta come un simpatico signore con la camicia a quadri che non si era mai cimentato con il metal estremo, ma ha fatto davvero un buon lavoro.

Chi ha la sfortuna di seguirmi dai tempi del Metal Shock cartaceo sa che gli Impaled Nazarene sono uno dei miei gruppi preferiti e che non ho alcun problema a dichiararmi fazioso. Tuttavia, riconosco benissimo che da Manifest in poi si era perso qualcosa, che col senno di poi avevo collegato all’abbandono di Jarno Anttila, che era stato l’unico membro fondatore superstite insieme a Luttinen. Eight Headed Serpent non è un disco eccezionale ma picchia come si deve e, soprattutto, diverte. Bentornati, Impaled Nazarene, mi eravate mancati proprio tanto, a maggior ragione con i tempi che corrono. (Ciccio Russo)

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