Avere vent’anni: EXTREMA – Better Mad Than Dead

Qualificare Better Mad than Dead come un disco degli Extrema vuol dire ricoprirlo di merda, esattamente come ognuno di noi fece all’epoca. Al netto di qualche recensione particolarmente democristiana che lessi in giro, e che sembrava non voler infierire sulla “scena nazionale”, ho un ricordo cristallino dell’unanime reazione al titolo. Gli Extrema avevano fatto una fine simile a quella dei Sadist d’un anno prima con Lego. Con una differenza per nulla sottile: Lego non è uno di quei titoli che recuperi e rivaluti col passare del tempo.

Per comprendere Better Mad than Dead occorre innanzitutto valutarlo per ciò che è: un album nu metal che di tanto in tanto scimmiotta i Korn, un album groove metal che importa più di qualcosa dagli Anthrax degli anni di Bush, e un album che contiene alcune sortite nell’hardcore. Queste ultime mi insospettiscono, perché senza di esse suonerebbe come un monoblocco, e ho come l’impressione che si sia voluto adoperarle per contrastare il rischio incombente di monotonia e per giocare su più livelli ritmici. Gli elementi di Better Mad than Dead erano questi tre, che oggi balzano all’occhio senza che si sia spostata una sola virgola. È possibile che tu ora non pensi più che gli Extrema avessero svenduto il culo, e allora avrai la lucidità di renderti conto che ti eri calato di peggio, tipo il secondo Coal Chamber, ma un album così, a firma Extrema, mai. Neanche sotto tortura. Anche perché subito dopo avrebbero riacquisito la componente metallica più dura e pura, e i risultati, almeno in prima battuta, sarebbero stati parecchio alterni o addirittura inferiori.

Lo sappiamo, è la copertina della ristampa. Ma quella originale non siamo riusciti a trovarla in qualità decente

Gli Extrema non erano abituati a far uscire un disco l’anno, quindi è naturale che Tension at the Seams fosse così evoluto rispetto alle primissime cose, giacché era trascorsa una vita. Better Mad than Dead esce a sei anni di distanza dal suo “indiretto” predecessore, The Positive Pressure. Sebbene molta della sua musica fosse già stata ampiamente scritta nel 1999 e dintorni, di acqua sotto i ponti rispetto al tempo dei Pantera e dei Sepultura ne era transitata a secchi. Non era neanche passata inosservata la vituperata collaborazione con gli Articolo 31, e Better Mad than Dead per cause anche solo naturali non avrebbe spartito alcunché col disco del 1995. Ma noi non eravamo pronti. Il problema di Better Mad than Dead non erano i singoli: Generation e Another Nite erano carine, anche se quest’ultima l’avevano scritta un po’ in zona Cesarini, ad album già pronto. Il suo problema è che dagli Extrema fosse lecito aspettarsi non un altro genere, bensì un altro piglio: Perotti si presentò in forma smagliante, curò le proprie linee vocali come mai aveva fatto in precedenza e in linea di massima tutto il comparto strumentale godé di una massiva cura verso gli arrangiamenti. Better Mad than Dead era un album fatto bene, con passione e professionalità: mancava forse di visceralità, d’istinto, di quegli aspetti interiori che prima c’erano stati e che ora erano latenti, essendo questo un disco calcolato su ingredienti ripartiti per un terzo, un terzo e un altro terzo come si farebbe nei cocktail. Era metodico e meticoloso, ma a noi sarebbe bastato che spaccasse tutto. Quel piglio di cui parlo l’hanno rivomitato, seppur con indosso la naturale sbiaditura tipica del tempo, nel disco dei Mortado e nel primo Extrema senza GL Perotti, e quel piglio si ripresenterà ogni volta che faranno qualcosa con voglia e entusiasmo. Non col mestiere dei singoli al fianco degli Articolo 31, e con tutto quel che ne derivò.

Lo risento oggi e non mi dispiace affatto, basta mantenere la mente lucida e non fare troppi ragionamenti sulla provenienza di Tommy Massara e degli altri tre. Ha Sanity, ha quella Wannabe che attacca col giochino dei volumi alla Ghosts of War. Ha una parte centrale particolarmente interessante e ha certamente qualche canzone di troppo, qualche passaggio a vuoto, qualche brano troppo incastonato sulla medesima lunghezza d’onda del precedente in scaletta: per quel motivo la velocità occorre, ma ogni volta che arriva pare un po’ pensata a tavolino. Ma parliamoci chiaro, quasi ogni album degli anni Novanta aveva qualche canzone di troppo a causa dell’abusare degli ampi spazi offerti dal formato cd. Non si scartava nulla, e si pagavano le conseguenze di tutto evocando il demone dei filler. Better Mad than Dead ha la sola colpa d’essere stato scritto dagli Extrema in un periodo storico in cui avevamo le palle piene di ricevere il disco inatteso dalla band tanto attesa: iniziavamo a esserci passati fin troppe volte, a non tollerarlo più, quindi nel 2001 fummo certi che avesse tutte le colpe del mondo. E il cuore, anche quando sbaglia, non sbaglia mai. (Marco Belardi)

4 commenti

  • Tension per me è un gran disco, l’unico problema è di essere stato scritto e suonato da un gruppo italiano. Poi, nonostante tutto il bene che si può volere agli extrema, hanno fatto di tutto per saltare sul carro dei vincitori: prima emulando i pantera con the positive pressure e poi il numetal con better. Detto questo, sono bravi e anche quando copiavano i dischi gli venivano bene. Anche qui, se better l’avessero fatto che ne so, i Taproot o i Flaw, giusto per citare due gruppi ammerigani di seconda fascia, avrebbe avuto un successo planetario.
    Se gli extrema avessero “saltato” the positive pressure, la loro parabola mi avrebbe fatto pensare a qualcosa di vicino ai mordred.

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  • Vabbé si sono sempre accodati al trend del momento. Per me una band veramente inutile, anche se the positive pressure effettivamente spaccava

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  • Pompatissimi all’epoca grazie a continui passaggi su Rock tv, alle sostuzioni nei grossi concerti (vedi Metallica a Torino o Sonoria) e all’attività di commesso del loro chitarrista hanno finito con lo starmi pesantemente sulle balle. Anche musicalmente l’Italia ha prodotto di meglio di questi trendaroli.

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  • Perchè, c’è stata una ristampa??? Comunque, su disco, forse causa produzione, non mi hanno mai regalato emozioni, dal vivo invece sempre. Dal 95 al 99 li vidi al Canguro a San Colombano al Lambro con gli INSIDIA, al Rolling Stones a Milano con tutta la “Spaghetti funk” (agghiacciante), al Thunder road a Codevilla (PV)…insomma sto dicendo che una volta mi muovevo assai quando c’era un concerto… !!! Bell’articolo, centrato, risolto.

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