BEHENIAN – A L M A G E S T U M

Ti rendi conto di quanto sia cambiato il mondo quando ascolti dischi come questo. Nel senso che ci sono cose che non mutano mai: le tasse odiose come il bollo auto o il canone Rai, i rompicoglioni, i politici, il fatto che ogni volta che ti metti sotto la doccia squilla il telefono ed è inesorabilmente il solito call center che ti vuole vendere un contratto capestro per acqua/luce/gas/telefono, il festival di Sanremo che propone sempre musica banale, scontata e te lo infilano da tutte le parti, persino per radio mentre ti ascolti Tutto il calcio minuto per minuto, non la scampi, incombe come una frana sul tetto di casa tua. Inutile tentare di evitarlo, tanto ci saranno poi i commenti: il critico critica, lo stilista critica, il sociologo critica, il virologo critica e tu sei costretto a sorbirti questa marea di stronzate che fanno passare in secondo piano il fatto che la musica – quella che dovrebbe importare veramente – in realtà non se la caga nessuno perché alla fine non ne vale la pena.

Ma allora perché ti accorgi che è cambiato il mondo quando ascolti dischi come questo?“, mi chiederete. Perché il disco d’esordio dei Behenian, duo di nazionalità guatemalteca, mi fa tanto pensare alla musica di Sanremo. Ok, siamo nel 2021, e da ora in poi ci sono anche loro nel music-biz. Vengono dal Guatemala, il che ci mette il giusto tocco di esotismo che non guasta per incuriosire la gente. Di loro si parla come melodic black metal ma secondo me con il black metal non c’entrano un cazzo. Accelerano ogni tanto i brani per cercare di rientrare nei canoni del genere, ed il cantante magari approccia anche uno screaming non dei più estremi sentiti in questa terra. Ma questo è, nel 90% della durata del disco  (cinque brani lunghetti, non lunghissimi, più un intermezzo di chitarra acustica e una outro come quasi sempre abbastanza evitabile), heavy metal classico. Ascoltatevi Prison of Light per esempio, ma anche Arcane Blood che è già sui 9 minuti. Se non è heavy metal questo… Suonato anche bene, eh! Con melodie gustose, intrecci di chitarra in purissimo stile epic/power metal che non avrebbero sfigurato in un CD degli Angra, discreta anzi buona capacità tecnica, registrazione e produzione su livelli che se solo ripenso a cosa veniva fuori dal Centro-Sud America una trentina d’anni fa sono siderali, straordinari. E poi in mezzo magari c’è il riff un po’ in stile Death ( sì, proprio loro), e poi un quasi blast non valorizzato più di tanto dalla drum machine, e poi sembra che stiano suonando gli Anvil… Forse è anche per questo che a me sembrano forzati, artificiali. Non c’è nulla di male in tutto ciò. Ma questo NON è un disco black metal. E non riesco a capire perché vogliano a tutti i costi cercare di entrare nel genere, forse perché se oggi non hai un riffino, un arrangiamentino, un qualcosina che ti ricolleghi al black metal fai fatica a vendere dischi, che siano fisici, digitali o virtuali? Magari il nuovo modo di pensare è questo. Aspetto di sentire Dickinson che mi fa un verso in screaming sul nuovo imminente Iron Maiden, se tanto mi dà tanto.

Insomma mi immagino Piero Tola, il Barg, me stesso più qualcun altro di Metal Skunk ad un sit-in nel quale si disquisisce di un festival black metal, saltano fuori ‘sti Behenian da commentare e tutti noi diciamo: “Eh, sì, non c’è male, chissà se diventeranno la next big thing del black metal, speriamo che durino, le potenzialità ci sono, bella presenza, località esotica”, ed una marea di altri luoghi comuni che fanno venire i formaggi alle ginocchia ovviamente cercando di edulcorare al massimo i nostri giudizi in modo che il protocollo politically correct sia militarmente rispettato e che nessun hater sui social network possa poi avere qualcosa a che ridire… ma in realtà ci stiamo facendo i cazzi nostri pensando a quant’era bona la valletta che presentava i gruppi sul palco e che stacco di coscia aveva. Ché tanto tra due mesi nessuno se li ricorderà. Perché non sono malaccio, no, ma nemmeno chissà che cosa però. E soprattutto: ma perché diavolo me li propinano come black metal, quando quel poco che c’è sembra del tutto fuori contesto? Come le canzoni di Sanremo. Non servono più a nulla, non rappresentano più quello per il quale il festival è nato, sono fuori contesto e tra due mesi – anche meno – non se le ricorderà più nessuno. (Griffar)

5 commenti

  • Chissà, forse hanno qualcosa nell’ attitudine ? Magari annusano carcasse ( e da quelle parti facile che siano di esseri umani e non di animali morti nella boscaglia ). Quelle zone hanno il più alto tasso di morti sparati in proporzione alla popolazione, oltre ad una quantità di gangs con gli scarabocchi in faccia e le retine nei capelli impomatati. Uno si aspetterebbe della trap con quel bellissimo slang. Puto, cogno, vato etc.

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  • Onestamente non capisco tutta questa fascinazione per il black metal: alla fine è un genere che merita rispetto e considerazione, ma non mi sembra che sia necessario dire di fare black metal per attirare l’attenzione… tanto più che l’effetto shock è passato da un pezzo. Leggendo recensioni come questa e quella di Belardi di ieri, mi sembra che vada sempre peggio. Fortunatamente ho appena recuperato il disco degli Electrocution del 2019, quello almeno un po’ mi rincuora: forse è il caso di tornare ai classici, ma suonati dai gruppi storici, almeno quelli sopravvissuti.

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  • Stefano Mazza

    Più che black, mi sembra di tornare indietro nel tempo con certa roba underground degli anni 90: metal estremo, ma con tanta voglia di tecnicismi, tastieroni, violini, a volte anche prolisso e poco concludente. Se si ha voglia e tempo di ascoltare è bello, ma qui mi pare ci siano un po’ troppi elementi, persino dei cori alla Fabio Frizzi. Non sono da condannare, ma si attendono miglioramenti.

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