Avere vent’anni: SARCOFAGO – Crust

Nel 2000 la Cogumelo Records si occupò della ristampa in cd del primo album dei Vulcano, Bloody Vengeance, il loro migliore. E pure del debutto dei Sextrash, Sexual Carnage, il loro migliore. Si parla di roba che già all’epoca teneva tra i dieci e i quindici anni sul groppone. Oggi sono niente, tant’è che Belus del Conte mi pare sia uscito ieri. Avere gli interi anni Novanta sul groppone equivaleva ad avere mezzo secolo, perché nel frattempo era accaduto di tutto.

La Cogumelo questo lo sapeva, così come sapeva che i fuochi d’artificio erano bell’e finiti e che tali sarebbero rimasti. Almeno per un po’, s’intende, ma col dubbio che nulla sarebbe mai tornato come prima. Nel 1998 si misero a ristampare come posseduti e già da qualche anno avevano tentato di reinventarsi, imitando le grosse major europee che importavano sul territorio i prodotti americani – e quelle americane che facevano lo stesso e identico giochino. Tre anni prima, ad esempio, avevano sdoganato Ceremony of Opposites dei Samael dalle loro parti. L’ultimo album dei Sarcofago, loro band di punta, era The Worst, il cui titolo ne era un po’ la sintetica recensione. Si parla di un album uscito a cavallo fra il 1996 e il 1997, anni di assoluta tribolazione nei quali il ritorno delle sonorità classiche rischiava il frontale con tutta l’evoluzione, lo sputtanamento e le sfaccettature alla cazzo di cane tipiche del decennio in corso. Gli anni Novanta, il tutto e il contrario di tutto. All’apice. I Sarcofago erano fuori contesto come un appassionato di bonsai a un raduno di coprofagi organizzato nel centro storico di San Casciano Val di Pesa.

Wagner era completamente fuori di melone. All’epoca di Hate istigava a radersi i capelli e concettualizzava qualsiasi cosa, derideva i norvegesi mentre in Norvegia accadeva un macello. Nel dire tante minchiate neanche si accorse d’aver fatto un bell’album. La cosa certa, e neanche di quella s’accorse, è che c’era una bruttissima drum machine. Che cosa fece? Prima, fece il più brutto album di sempre, The Worst. Qui dentro mise per iscritto che bisognava radersi la testa, e in copertina c’era lui rasato. Ricordo pure che God Bless the Whores era l’unica canzone dignitosa, e che registrò daccapo Satanic Lust nel peggior modo possibile. Confrontarsi col mood del 1987, anno di gloria, nel peggior momento possibile e quando sei letteralmente passato di moda. Negli anni di The Laws of Scourge MTV invitò Wagner a Headbangers Balls, lo intervistò e passò il videoclip di Screeches From the Silence (quella col finale ricopiato pari pari da Sanitarium dei Metallica). Ora che MTV negava la sua esistenza come un Luca Barbareschi negherebbe d’aver visto delle tartarughe sul set di Cannibal Holocaust, per Wagner Lamounier, per gli amici Antichrist, era il tempo dell’edonismo e delle goliardate di paese. Ricordo un’altra cosa di The Worst: fu ripreso a programmare la batteria lo stesso elemento che si era occupato di quella di Hate, un certo Eugenio.

sarcofago crust

Crust giunse alle nostre orecchie in pompa magna. Lo fece come un cavallo di Troia o come una bisarca che trasporta lussuosi SUV in realtà stracarichi di letame fino all’ultimo centimetro cubo dell’abitacolo. Wagner disse che era il preludio all’album, e che avrebbe riportato a noi cose care e tipiche di I.N.R.I.

Era tutto vero. Con alcune eccezioni simili agli asterischi nelle pubblicità automobilistiche.

1 – Eugenio, unico programmatore brasiliano capace di attuare dei blast beat senza andare in crisi epilettica, fu nuovamente reclutato da Wagner Lamounier per evidente negligenza o per mancanza d’alternative fisiche.

2 – La sola Day of the Dead avvicinò i Sarcofago al loro esordio più di ogni loro canzone pubblicata in seguito. Lo stesso Rotting era già pesantemente ammaliato dalle sonorità di certi Kreator all’epoca di Pleasure to Kill, dopodiché sarebbe entrato in gioco il meritato successo dei Sepultura e il conseguente rosicarci sopra. Crust rappresentò la chiusura di un cerchio, il ritorno alla base seppur su un altro binario. I riff di Crust erano davvero ispirati, ispiratori del black metal e ispirati dal black metal che nel frattempo era divampato come la merda norvegese che lui sfotteva e definiva tale. il problema fu stavolta costituito dalle eccessive sperimentazioni sulla voce (una specie di growl cavernoso che usciva dal sifone del cesso) e dalla solita batteria spinta oltre i limiti della decenza. Per Wagner non esistevano più le ritmiche thrash metal di una Alcoholic Coma, ma solo quattro quarti impostati su un metronomo da doom metal e questi furiosi blast beat che avrebbero fatto venire il mal di testa pure ai Krisiun.

3 – Non uscì nessun album, Crust era il preludio allo scioglimento definitivo dei Sarcofago, punto. Oggi nuotiamo nel war metal, la Cogumelo ha ricominciato a produrre regolari uscite – ma ancora ristampa ogni sputo prodotto fra il 1985 e il 1991 – e i Blasphemy riempiono i locali. Wagner Lamounier a fronte di questo malaugurante testo annuncerà un album anche domani, ma, ad oggi, ci risulta solamente una sua comparsata con i Mystifier durante un concerto di sette o otto anni fa, occasione in cui suonarono insieme Nightmare. Wagner è tuttora un musicista, tuttora intenzionato a non aprire un nuovo capitolo mediante il moniker Sarcofago fino a nuovi ordini dagli Abissi o dal conto corrente in rosso.

4 – Foto torrenziali di Wagner Lamounier con i capelli corti e ordinati, la giacca e il ruolo di professore universitario appiccicato addosso. Wagner l’Anticristo che insegna ai ragazzi, il sogno di tutti noi, il privilegio di innumerevoli giovani brasiliani che vedono i propri esami giudicati da colui che scrisse God Bless the Whores. Colui che iniziò la propria storia con i Sepultura e la chiuse con Crust, vomitando al microfono su una batteria inspiegabile e dei riff spettacolari che dovettero anticipare un album mai visto. (Marco Belardi)

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