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KRISIUN – Scourge Of The Enthroned

9 ottobre 2018

Il silenzio della notte viene interrotto dal rombo dei bombardieri bimotore B-25, una formazione di sedici che rastrella i cieli sovrastanti la città mettendo fuori gioco ogni punto logistico, stazione ferroviaria o deposito dell’esercito che i briefing avessero intercettato. Nell’attacco strategico vengono distrutti anche i pochi ponti rimasti, e l’aria si fa irrespirabile, polverosa: incendia letteralmente i polmoni di chi è ancora capace di inalarla. Il sottosuolo trema, ma è anche l’unico luogo ritenuto sicuro da chi è riuscito a percepire in anticipo quel dannato rombo, perché le sirene avevano dato l’allarme troppo tardi. Una volta terminato l’assedio aereo, i sopravvissuti tornano rilassati ad ammirare il cielo: giocano a palla nei parchi, raggiungono le caffetterie per la colazione oppure si godono la vista del fiume dal ponte al centro della città perché – passato tutto quel gran polverone – si rendono conto che non è accaduto proprio un bel nulla: i Krisiun li ho sempre visti così, forse perché ho seguito in prima persona tutta la fase più innocua e sterile della loro carriera. Un bombardamento a tappeto con zero danni.

Usciti dal periodo d’oro degli album fotocopia e delle brutture inarrivabili come Ageless Venomous o Bloodshed, va comunque attribuito – a quella loro fase discografica – il non trascurabile fatto di avere inciso Conquerors Of Armageddon. Non che il disco in sé fosse un capolavoro, ma pur avendone pochi, pagherei in contanti il tizio che riesce a togliermi dalla testa la title-track, tutta. Non un riff o il ritornello, inizio a suonarmela in testa e lei, se vuole, va avanti fino a che non ha terminato le note a disposizione. Un pezzo death metal perfetto nella sua semplicità, e che in quell’album si trovò pure in ottima compagnia: peccato che non si siano mossi di una virgola da lì, e che anche dischi validi come Southern Storm abbiano patito fin da principio un livello di hype bassissimo. Sapevi quel che avresti ascoltato, alcune volte sarebbe stato più dignitoso ed altre no. 

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Per la realizzazione di questa foto è stato utilizzato al meglio lo strumento “timbro clone” di Adobe Photoshop

Avete presente quel compagno di scuola che ruttava per mattinate intere, che nascondeva la spazzatura negli zaini altrui senza una logica apparente, e con cui passavate tutto il tempo a insultarvi? Era insopportabile, ma per una qualche ragione vi è rimasto anche un po’ nel cuore. Quando ho ascoltato le ultime fatiche dei brasiliani, ed in particolar modo Forged In Fury, ho immaginato di ritrovarmi davanti la stessa persona con famiglia al seguito, abiti firmati dalla testa ai piedi abbinati alla cazzo di cane, e un paio di mocciosi tenuti per mano che ti squadrano dal basso verso l’alto, con aria infima e sguardo da ufficiale nazista in foto storica. Lui invece è tutto gentile, e tu vorresti bestemmiare in faccia al quartetto ridendotela di brutto, perché con la scusa di richiamare i tempi che furono in quel modo lo sputtaneresti di brutto: ma tutto sommato sai anche che all’epoca non lo reggevi per più di mezz’ora, e che quindi se non è meglio così, finisce al massimo in parità. I Krisiun oggi ti lasciano in testa una marea di dubbi, ma a conti fatti vanno benissimo.

Non so se preferisco i Krisiun a creatività zero o quelli di Forged In Fury, che in Dogma Of Submission ti piazzano a spregio pure il break atmosferico alla Gojira e no, non era possibile che fossero effettivamente diventati quella cosa. Il punto è che il loro nuovo disco, Scourge Of The Enthroned, è probabilmente il migliore che hanno realizzato da Conquerors Of Armageddon in poi. Se la gioca con Southern Storm, probabilmente, ma supera tutti quanti gli altri a mani basse. Scourge Of The Enthroned non è nemmeno bellissimo, ma è l’album in cui i tre brasiliani ribadiscono che non si deve avere paura a fare i dischi con sole otto canzoni, perchè eccedendo nel minutaggio si salverà soltanto ciò che non è affatto salvabile; e che hanno esattamente un’idea di come debba essere prodotto il death metal, qui saggiamente interpretato dall’ottimo Andy Classen, autorità già in studio con Rotting Christ, Sinister e Tankard. Le canzoni sono tiratissime e tutto sommato buone, Demonic III e Whirlwind Of Immortality rappresentano indubbiamente quelle che mi hanno maggiormente colpito, e di sicuro i recenti episodi di transizione che hanno visto i Krisiun cazzeggiare con mid-tempo e passaggi melodici di varia natura, hanno conferito al nuovo platter un maggiore spessore perché di essi ritroviamo qui dentro più di un elemento. Scourge Of The Enthroned è infatti bilanciatissimo, e pur portandosi dietro i difetti che sono anche marchio di fabbrica della band dei fratelli Kolesne, ci va benissimo così: una buona tecnica di base infilata in composizioni tutto sommato lineari, qualche esagerazione gratuita di Moyses Kolesne nello shredding di chitarra, e una batteria che – nostro malgrado – non avrà mai confidenza col tupatupa. Blast-beat, bombardamento a tappeto: a loro non interessa fare altro quando accelerano; e già non utilizzavano ritmiche tipicamente da prima ondata ai tempi di Black Force Domain, quando coverizzarono Nuclear Winter come se fosse il più estremo dei brani di Crust dei Sarcofago. Figuriamoci ora: questi sono i Krisiun, mai e poi mai eccelsi, ma qualche volta abbastanza ammirevoli da indurre qualcuno a soffermarsi su una loro opera. (Marco Belardi)

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  1. vito permalink
    9 ottobre 2018 12:44

    Blood of lions è uno dei più grandi pezzi death metal di sempre.

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