MUSIC TO LIGHT YOUR JOINTS TO #26: Minirecuperone che poi altrimenti non ci sono i link nelle playlist

Come già spoilerato (come dite voi giovani) nel titolo ecco a voi un pezzo che serve all’unico scopo di mettere qualche link nella lista di fine anno. Nessun preambolo da fare quindi, ma, prevedendo il vostro comprensibile disappunto sul ritardo con il quale vengono recensite le nuove uscite,permettetemi di dire che la colpa non è certo di noi bravi redattori ma della dirigenza che non ci paga abbastanza. Se per il futuro desiderate informazioni più puntuali sul magico mondo della musica metal siete pregati di scrivere alla redazione domandando che lo stipendio dei collaboratori venga quantomeno adeguato agli standard delle testate più prestigiose dell’est Europa. Ora che questo punto è stato chiarito, via al recuperone.

LOWRIDER Refractions. Iniziamo facile facile con un album nello stile tipico di questa questa rubrica: lo stonerone che più stoner non si può. Questo gruppo svedese, esponente della prima ora, fece uno split con i Nebula nel 1998 e poi poco altro; ritornano oggi e dopo venti anni sono restati esattamente dove stavano. Refractions è a suo modo perfetto nel suo essere tutto riffoni e pezzi lunghi. Scontatissimo? Boh, probabilmente sì, ma a me piace così. Gruppi del genere potrebbero far uscire anche un disco al mese e mi piacerebbero tutti. Alla fine è il mio genere d’elezione e ci casco sempre, presumo che per un fan del power metal sia più o meno la stessa cosa. Disco ottimo, sarebbe stato bello vederli riesumati in giro da qualche parte a suonare ma sapete bene come è andata.

HUM – Inlets. Pure di questi si erano erano perse le tracce dalla fine degli anni ’90 e anche il loro ritorno è sorprendente per lo stato di forma in cui li ritroviamo. Come molti altri, a questa band ci arrivai via Chino Moreno che in varie occasioni li citò come maggiore influenza nella creazione di White Pony. Sentendo il loro classico You’d prefer an Astronaut si capisce in effetti da dove venga quel suono di chitarra che ai primi ascolti dell’album col cavallino sembrava così sbagliato e che (tra le altre cose) invece permise loro di tracciare una differenza sostanziale tra prima e dopo. Inlets è ottimo nel confermare tutte le cose belle che ricordavamo e in particolare quella pesantezza del suono mista a qualche forma di sentimentalismo. Come riferimento alla lontana prendete quell’indie rock con chitarroni strano tipo Slowdive o My Bloody Valentine, giusto per dare un idea. Inlets è forse il loro lavoro migliore, e quindi pure questo va in lista di fine anno.

PIGS PIGS PIGS PIGS PIGS PIGS PIGSViscerals. Questo gruppo dal nome senza senso, noto anche come PIGSx7, è autore di un’altra mezza bombetta che vi consiglio di recuperare. Siamo sempre dalle solite parti ma loro sono più asciutti, con meno svarioni mentali e con quel pizzico di esasperazione in più che non guasta mai. Al contrario degli altri direi che si sente che non sono dei residuati bellici degli anni Novanta. E che sono inglesi. A costo di essere scontato direi che la valutazione generale del disco e della band è FICHISSIMIx7.

ANNA VON HAUSSWOLFF – All Thoughts Fly. Ho comprato questo disco esclusivamente perché mi piaceva l’immagine di copertina, era una cosa che  da ragazzino facevo spesso e nel corso del tempo mi ha regalato non poche soddisfazioni (Icon dei Paradise Lost lo comprai invogliato solo dal poster in vetrina senza avere idea di che roba fosse, ne sarebbe nato un amore passionale quanto duraturo). La copertina in questione è una foto un po’ sfocata che vede la nostra svedesa nella bocca della più nota delle sculture del Parco dei Mostri di Bomarzo. Essendo il Bosco Sacro un posto che letteralmente adoro, questa immagine è stata abbastanza per convincermi ad ordinare il disco prima di averne sentito una sola nota. Cosa che se avessi fatto probabilmente mi avrebbe indotto a risparmiare i ventitré dollarz in questione. Ma sarebbe stato un errore. All Thoughts Fly (traduzione dell’Ogni pensiero vola inciso sul labbro dell’orco) non è l’album che mi aspettavo e probabilmente è un disco che non avrei mai pensato di comprare e/o ascoltare. Per dire, il primo pezzo passa e dici “vabbè sarà la intro”, al terzo minuto del secondo pezzo comincia a venirti il dubbio di essere stato troppo impulsivo e dal click facile. Passano i minuti e il grande punto interrogativo sulla tua faccia tende a dissolversi e ti arrendi al fatto che non era quello che credevi. Però qualcosa in quella copertina e nell’idea stessa di un disco concepito interamente sul Parco dei Mostri è qualcosa di troppo affascinante per essere semplicemente sbagliato. Da qui l’insistenza. All Thoughts Fly è una raccolta di brani strumentali suonati esclusivamente all’organo. E basta. Eppure è fico, all’inizio è una roba che va bene solo mentre si lavora e poi diviene qualcosa di più, si riesce più o meno a seguire e ti fa venire voglia di tornarci sempre più spesso. Mi sto rincoglionendo? È possibile. È possibile che però anche voi siate in stato di deterioramento, e se All Thoughts Fly vi piacerà quanto è piaciuto a me sarà lo conferma definitiva. Quindi spero per voi che vi faccia cacare, altrimenti le più sentite  condoglianze.

Gran finale  con i MIDNIGHT e il loro Rebirth By Blasphemy (un nome, un programma): una dose di vitalità (forse l’unica) in un anno in cui per la maggior parte ho ascoltato solo roba smorfinosa. Sarò breve anche perché ne dovrebbe parlare in dettaglio il sempre prolifico Enrico: pezzi perfetti che vanno a trecento all’ora e che odorano di quella muffa delle salette prove dove si andava a provare da pischelli. Un’iniezione di adolescenza. La rozzezza immortale delle cose belle: i Motorhead, i Venom, il primo thrash metal come una sbronza che non ti passa mai. Viva le parolacce, viva la fica, viva il metal. Con i migliori auguri a voi e famiglia. (Stefano Greco)

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