Potrei ma non voglio: VREDEHAMMER – Viperous

Ho cambiato giudizio su Viperous almeno tre volte. Al primo impatto mi ero fomentato come un licaone: finalmente una band che torna a miscelare black metal e sonorità elettroniche (non il noise/industrial spietato caro agli Anaal Nathrakh, proprio l’EBM)! L’ideale per consolarsi, se siete tra coloro che hanno apprezzato sì il ritorno degli …And Oceans ma avrebbero gradito qualcosa di più sperimentale. Al secondo aveva iniziato a montare la delusione. Tutto qua? Si vede che questa roba vi piace, cacciate qualche beat, non limitatevi a buttare un synth qua e là. Ora ho un giudizio un po’ più democristiano: i Vredehammer sono una buona band, a tratti ottima, che potrebbe ambire all’eccellenza se solo osasse un po’ di più ma forse preferisce portare a casa il risultato senza correre il rischio di strafare. Un gruppo norvegese con la filosofia di un gruppo tedesco, insomma. E non è una filosofia necessariamente sbagliata.

Complici i numerosi cambi di formazione, i Vredehammer a ogni Lp – questo è il terzo – hanno cambiato le carte in tavola. Le armonie chitarristiche del precedente Violator, ancora influenzato dal metallo nero di nuova generazione, hanno lasciato spazio a un approccio più lineare che guarda, nel riffing come nelle timbriche vocali, alle vecchie glorie nazionali: gli ultimi Immortal e, qua e là, pure i Dimmu Borgir quando ancora non facevano schifo (Aggressor). Sono però proprio strutture dei brani relativamente quadrate a consentire alla componente elettronica di non uscire dai binari, con la batteria a trazione umana che si intreccia con sapiente fluidità a quella sintetica (Suffocate All Light).

A un ascolto superficiale gli inserti Ebm paiono a volte semplici interludi non sempre ben contestualizzati (la comunque notevole Skinwalker). Andando più a fondo si scopre un lavoro raffinato e accorto non solo sugli arrangiamenti ma sulla stessa produzione. A seconda dell’occasione, il missaggio esalta i sintetizzatori, rendendoli – se non protagonisti – qualcosa di più che comprimari, o li insinua sottili, abbassandone i volumi, in cavalcate dal sapore classico che, senza tali contaminazioni, sarebbero suonate scontate ma che, con qualche svarione in più, avrebbero potuto spingere uomo e macchina a fare un po’ troppo a cazzotti.

Il vero problema è forse che quell’apporto melodico che le chitarre ancora garantivano in Violator, non è stato compensato da tastiere che faticano a tirar fuori giri memorabili. Qualche sbrocco in più, qualche esplosione di violenza ogni tanto avrebbero giovato a Viperous ma l’idea di fondo credo sia non premere sull’acceleratore perché sono i tempi in prevalenza moderati a fornire agli inserti elettronici il tappeto giusto per integrarsi senza incidenti. Buon lavoro, niente da dire, ma rimane l’impressione che staremmo parlando di materiale da playlist se solo i Vredehammer facessero quel passo in più e trovassero un maggiore coraggio. Spero che con il prossimo disco possano smentirmi e stupirmi, perché il potenziale suggerito da episodi come Any Place But Home non mi pare ancora espresso appieno. (Ciccio Russo)

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