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È uscito un nuovo ep dei CIANIDE e dovreste proprio ascoltarlo

7 gennaio 2020

In giro dal 1988, veterani della scena estrema statunitense più ctonia, i Cianide si differenziarono sin dagli esordi dal suono floridiano nato nei Morrisound studios. Il loro intento dichiarato fu importare oltreoceano la lezione dei Celtic Frost, numi tutelari condivisi con gli Obituary. A differenza della band dei fratelli Tardy, la compagine di Chicago (città che ha dato i natali ad alcuni dei gruppi più lerci e truculenti del circuito death metal Usa), non ha però costruito un proprio sound modernizzando la lezione degli svizzeri ma ha preso di peso quei riff oscuri e pesantissimi, senza tradirne l’impostazione originaria, e li ha ibridati con quell’urticante mix di thrash e hardcore elaborato negli anni ’80 da gentaglia poco raccomandabile come The Accused e Cryptic Slaughter.

Album come il debutto The Dying Truth e il clamoroso A Descent into Hell, dove la componente doom si fece ancora più preponderante, sono piccoli classici dimenticati, che all’epoca furono accolti con sufficienza da una critica concentrata – ed è pure comprensibile – sulle innovazioni che arrivavano dalla Scandinavia. A queste premesse si aggiunse, nel 2001, l’addio del secondo chitarrista Jim Bresnahan, che fermò per parecchi anni l’attività del gruppo, il quale ripartì come trio nel 2005 con il quinto album, Hell’s Rebirth, che, pur pregevole, rimase pane per pochi affezionati.

Ai Cianide la dimensione di culto per pochi sembra però calzare bene. Un’attività live piuttosto sporadica e uscite discografiche con il contagocce: un altro full, Gods of Death, sarebbe uscito solo nel 2011 e da allora l’unico segno di vita era stato uno dei vari split con i Nekrofilth. Proprio mentre iniziavo a darli per dispersi, sul profilo bandcamp della benemerita Hells Headbangers (che vi consiglio di seguire con attenzione, date le numerose perle di marciume che regala) appare un nuovo mini. Cinque tracce grezze e malsane come da tradizione che saranno una boccata d’aria putrida per tutti i fan.

L’attacco di Serpent’s Wake, con il suo incedere thrashcore, ti fa sentire subito a casa, ovvero in un malandato cimitero di periferia dove i morti stanno uscendo dalle tombe e il custode è troppo ubriaco di grappa fatta in casa per accorgersene. E il riff di Unhumanized, title-track dell’ep, è estratto da Morbid Tales in maniera così spudorata da risultare adorabile (perché i mediocri imitano, i geni copiano). Se ci pensate, pochi altri reduci sono altrettanto calati nell’andazzo che la scena death metal ha avuto nell’ultimo decennio, ovvero un recupero del gusto per il riff rallentato e soffocante, una maniera che di solito si definisce “alla Incantation” ma in realtà è anche un po’ alla Cianide. Era quindi giustissimo che si rifacessero vivi proprio ora, che il trend e un po’ andato a scemare ed è quindi il momento adatto per ricordarsi di chi ‘sta roba la suona da trent’anni negli scantinati e nei localacci. Bentornati.

Solo ora mi rendo conto che li ho pure visti dal vivo al Netherlands Deathfest e non me lo ricordavo. Pensate come diamine sto messo. (Ciccio Russo)

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  1. Cattivone permalink
    7 gennaio 2020 20:16

    Io lo adoro, il marciume.

    "Mi piace"

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