La Tana delle Gorgoni: una fiaba melodic power metal

C’era una volta un vecchio col bastone che camminava per una viuzza di campagna, e, guardandosi intorno con aria triste, ripensava ai bei tempi andati in cui quelle colline e quelle valli verdeggianti brulicavano di belle ragazze che, roteando la gonna, falciavano il grano e seminavano ortaggi con ampi e morbidi gesti, figli di una grazia quasi divina.

Quante ne aveva conosciute, e quante ne aveva fatte innamorare quando era un giovane in forma e piacente. Ma adesso però lui era un vecchio, pieno di acciacchi e con l’alito di carogna, e non poteva farci niente. E in più le donne, c’è da dire, erano misteriosamente scomparse da quelle zone.

Che cosa darei per poter anche solo guardare una bella contadinotta ancora una volta!” – ripeteva tra sé e sé il vecchio, scalciando di tanto in tanto un sassolino per la mestizia.

Ad un certo punto, uno dei sassolini che di tanto in tanto il vecchio scalciava per la mestizia andò a colpire (STING!) il legno di una staccionata, che sembrava apparsa lì all’improvviso.

Il vecchio alzò gli occhi dalla strada: appollaiato su quella staccionata, c’era un ragazzino di suppergiù quattordici anni che piangeva a dirotto.

Al vecchio si strinse il cuore: “Perché piangi, giovanotto?”

Ma il ragazzino non voleva saperne di rispondere, e continuava il suo solitario pianto incessante.

Il vecchio gli si sedette accanto, sulla staccionata: “Hai perso la strada di casa, forse? Posso aiutarti, conosco queste terre da quando son nato, magari i tuoi genitori li conosco pure…

Alla parola “genitori”, il giovanotto, fulmineo, afferrò il vecchio per la barba: piangeva ancora, ma il suo sguardo non comunicava tristezza o sconforto, bensì euforia, una felicità estrema.

Se ne sono andati!” – disse il ragazzino, strabuzzando gli occhi– “i miei genitori se ne sono andati!”

Oh, mi dispiace tantissimo!” – rispose il vecchio.

No, non hai capito” – lo interruppe il giovane – “sono andati a trovare lo zio nelle Terre Lontane, staranno via per tantissimi giorni, e ora io ho casa libera… capito, vecchio? Casa libera!

Il giovanotto abbracciò il vecchio con tutta la sua forza, provocandogli quasi un trauma alla schiena. Ma il vecchio, nonostante stesse per morire stritolato, era anche lui su di giri dalla felicità, perché una semplice equazione stava prendendo forma nella sua testa: Casa libera uguale festa – Festa uguale belle ragazze – Belle ragazze uguale divertimento assicurato. 

 “Sono contento per te, giovanotto!” – disse il vecchio – “sai, ora che mi ci fai pensare, io sono un povero senza fissa dimora, non è che potresti ospitarmi a casa tua per qualche giorno? Non devi neanche scomodare i tuoi genitori, dov’è il problema!?”

“Non dire altro, vecchio!” – rispose immediatamente il ragazzino, asciugandosi le ultime lacrime di gioia – “starai da me per tutto il tempo che vorrai!

Il vecchio divenne rosso rosso, mentre un sorrisetto malandrino spuntava sotto la sua folta barba bianca.

Dopo una lunga camminata, al calar del sole, il vecchio e il giovane giunsero a casa di quest’ultimo; fecero un ottima cena a base di carne arrosto e succo di garofano, si raccontarono un paio di storielle di vita in campagna all’ombra del camino, e infine il giovane gli indicò la stanza da letto dei suoi genitori: “Vecchio, puoi andare lì a dormire, il letto è grande e spazioso!

Il vecchio si diresse verso la camera da letto, ringraziando il giovane per la cortesia, ma prima di chiudersi dietro la porta aggiunse: “Ehi, quando arrivano però chiamami, intesi?”

Ahhh, ma non sei un po’ troppo vecchio per certe cose!? Fila, vai, buonanotte!”  – rispose il giovanotto, leggermente infastidito.

Il vecchio non replicò (anche se avrebbe tanto voluto); si infilò sotto le coperte e si addormentò.

Passarono diverse ore… poi, nel cuore della notte, il vecchio spalancò le palpebre: un certo brusio, proveniente dalla sala da pranzo, lo aveva destato.

Eccole, sono loro, sono arrivate! E’ l’ora delle fate!” –  pensò il vecchio, gongolante.

In men che non si dica, saltò giù dal letto, afferrò il suo bastone, uscì dalla camera, attraversò il corridoio che conduceva alla sala da pranzo in punta di piedi e, tirando prima un bel respiro, spalancò la porta.

Ehi, è qui la festa?!!? Ma che cazz…” – gridò il vecchio, che non credeva ai suoi occhi: seduti ad una tavola rotonda, vestiti con delle armature di carta stagnola, il suo giovane amico e altri ragazzini, tutti maschi e più o meno suoi coetanei, si dilettavano con delle carte da gioco enormi, con sopra raffigurati elfi, folletti, maghi, fate e streghe di ogni tipo.

Il vecchio aveva gli occhi di fuori, la mascella semiparalizzata e l’espressione ebete: la totale esaltazione iniziale aveva lasciato rapidamente posto alla delusione e all’incredulità… troppo rapidamente.

Il giovane si alzò dalla sedia preoccupato: “Ehi, vecchio, tutto bene? Ti sta venendo un infarto, per caso? Perché non sei a dormire!? Non hai più l’età per svegliarti a quest’ora e venire a giocare una partita notturna a La Tana delle Gorgoni con dei ragazzi come noi… ma tu no eh, ti sei dovuto alzare per forza, zuccone che non sei altro!”

Il vecchio, sconvolto, prese a farfugliare: “Scus… Scusa ma, ma… le… le ragazze?”

“Le ragazze?” – rispose il giovane sorridendo – “quali ragazze? Le ragazze hanno abbandonato queste campagne da tantissimi anni, l’hai detto anche tu all’inizio della fiaba, non ti ricordi?

Il vecchio non seppe più trattenersi: tirò una bastonata tra capo e collo al ragazzino (che pianse, stavolta non di gioia) e scappò via da quella casa, urlando, sotto gli occhi stupiti di tutti gli astanti.

Il vecchio corse, e corse, corse per un centinaio di chilometri… era fuori di sé!

Poi, terminate le forze, si accasciò al suolo; si tirò una bastonata in fronte talmente forte da procurarsi uno squarcio (oltre che un bello svenimento): da quello squarcio fuoruscirono tutte le immagini che erano nella sua mente in quel momento, le cose che aveva visto ma anche quelle che (purtroppo) non aveva visto: tanti ragazzini brufolosi vestiti di carta stagnola, tanti maghi, tanti elfi, tante streghe, tante fate, tante carte da gioco, ma anche tante ragazze, giovani e carine, che come una miriade di fumi leggeri e scintillanti si alzarono in volo, verso cielo, e si dispersero nell’aria della notte.

Il melodic power metal era iniziato. (Gabriele Traversa)

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