HEIDEVOLK // KORMAK // HELL’S GUARDIAN @Traffic, Roma 24.11.19

Sì, io adoro i troll. Questa è la prima frase che sento di sfuggita mentre varco la soglia del Traffic. E il report potrebbe anche finire qua.

Teoricamente è una frase come tante, niente di particolare, una persona col suo gruppo di amici parla di un sacco di cose, un “sì, io adoro i troll” ogni tanto ci scappa, è chiaro… ma onestamente sentirla all’ingresso di una serata folk metal mi ha fatto riflettere, e domandare se in quell’istante mi trovassi nella vita vera oppure intrappolato dentro una specie di meme.

Mentre prendo posto al bar per il mio consueto amaro Averna d’inizio serata, gli HELL’S GUARDIAN from Brescia sono a circa metà del loro set. Unica band non esattamente folk metal della serata, direi più un death melodico veloce e chitarroso, scuola svedese. Incazzati, d’impatto, ma francamente non mi sono sembrati il non plus ultra dell’originalità e della personalità. Da rivedere.  

Personalità che invece non manca ai successivi KORMAK; giovani (il loro debutto, Faerenus, è dello scorso anno), baresi, ben messi in campo, e trascinati da una talentuosa cantante rossa, capace di passare dal growl al pulito e dal flauto dolce al traverso con una certa nonchalance; un incrocio tra Ian Anderson, Liv Kristine e l’orco di Pollicino. Quindi: capitanati dalla loro musicista a tutto tondo e pronti a conquistare ogni castello della Puglia, comprese le torri di avvistamento disseminate lungo la costa, i nostri giovanotti spostano l’asse della serata in territori decisamente più folk: non mancano infatti arpeggi acustici, flauti boschivi e momenti salterecci. Non è tutto rose e fiori, per carità, c’è spazio anche per pezzi un po’ alla “Arch Enemy del Tavoliere”, non proprio riuscitissimi, che fanno storcere il naso ad un quasi trentenne come me che va dall’osteopata per il mal di schiena e non ha più la comitiva da molti anni, ma glielo perdoniamo, dai.

Spero di rivedervi presto. E magari se nel frattempo cambiate le vostre posizioni sul metal dell’ultimo decennio (qualcosa di simile alla criptonite per quanto mi riguarda) ne sarei ancora più felice.

“Ce piaciono li troll, l’abbacchi e le galline”

Ma adesso tocca agli HEIDEVOLK, dalla terra dei tulipani e dei coffee shop. Che simpaticoni gli Heidevolk, già solo guardarli sul palco mette di buon umore: vichingoni, giganteschi, 2 metri e 20 l’uno ma con uno dei due chitarristi che invece è una specie di folletto; una montagna di capelli con una chitarra e due braccine lì a tenerla, basta. Attivi ormai da tre lustri, i nostri rocciosi e granitici amici di Van Gogh sono invece dei folk metallari senza vergogna, anche se sarebbe meglio dire senza peccato. Nel senso che se esistesse un confessionale del folk metal, dove i folk metallari vanno tutti contriti a sussurrare frasi tipo “Padre, ho registrato un pezzo senza cori e senza rutti, Dio saprà mai perdonarmi?”, gli Heidevolk farebbero ripetere l’Ave Maria dieci volte in ginocchio sui ceci al prete, e non viceversa: riffoni da sagra, cori da miniere di Moria, birre del discount che vanno giù alla goccia tra un pezzo e l’altro, testi che alternano miti e leggende del Nord a dichiarazioni d’amore verso l’alcool (specie se bevuto da un corno), “Auuudi Leonidiana memoria… potrei andare avanti all’infinito, e non troverei nulla che si discosti, seppur di poco, dall’ortodossia folk.

La cosa incredibile è che loro sono dei vichinghi alcolizzati di razza, tutti quanti, mentre noi sotto al palco, al contrario, siamo estremamente eterogenei: ci sono i classici metallari col gilet di jeans pieno di toppe ma ci sono anche persone normalissime; ci sono quelli che sembrano usciti da un episodio di Final Fantasy ma anche quelli col cappellone da cowboy; ci sono le metallare alla Morticia Addams ma anche le signore. Signore? Sì… vicino a me ci sta una che avrà su per giù l’età di mia madre ma che zompa, balla, batte le mani come una quindicenne, ininterrottamente (questo report è dedicato a te, Jessica Fletcher del Valhalla, rispetto e onore!).

Che il folk metal sia il sottogenere che mette finalmente tutti d’accordo? E se non fosse solo questo: se fosse l’unico genere di metal a pescare fuori dal normale pubblico metal? Sul fondale della mia prossima pills troverò sicuramente la risposta.

Ma intanto: sì, io adoro i troll! (Gabriele Traversa)

One comment

  • Gli Heidevolk li vidi al Fosch Fest [buonanima] del 2015, i Kormak li ho beccati di spalla a Dalriada e Vallorch un paio di mesi fa vicino Treviso.
    Condivido in pieno il tuo giudizio sui due gruppi: gli olandesi sono pienamente convincenti, i Kormak hanno bei pezzi ma ne hanno anche di commercialotti scadenti e bisogna ancora capire che strada decideranno di prendere.
    Comunque tanta bella roba, avrei presenziato molto volentieri.

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