Avere vent’anni: BLOODHOUND GANG – Hooray for Boobies

Prima di questo loro terzo disco, in pochissimi al di fuori degli Usa avevano sentito parlare dei Bloodhound Gang. Il motivo è un po’ lo stesso per cui al di sopra delle Alpi nessuno si fila Elio e le Storie Tese, accostamento manco troppo peregrino, essendo le due formazioni accomunate – oltre che dal talento nel giocare coi generi – da un senso dell’umorismo in bilico tra grevità erotico-scatologiche da terza media e riferimenti alle rispettive culture pop nazionali di una ricercatezza ai limiti dell’esoterismo. Poi esce The Bad Touch, una delle hit più improbabili di sempre, synth wave ibridata con la sempiterna matrice hip hop, video e testi scorrettissimi, oggi forse improponibili. The Bad Touch va in classifica dappertutto, viene remixato dagli Eiffel 65, schizza al primo posto dei singoli più venduti pure in Italia e ovunque, nelle discoteche di grido come nei locali rock puzzoni alla Blackout dove andavamo noi metallari per cercare di rimorchiare, milioni di ragazzi agitano il culo su un ritornello che dice: “Io e te, piccola, non siamo che mammiferi, e allora facciamolo come lo fanno su Discovery Channel“. Il successo è così clamoroso che il disco viene pubblicato anche in Europa.

Riascoltato oggi, Hooray for Boobies è inevitabilmente invecchiato. Il suo impianto citazionista, che già allora non era di facile interpretazione da questo lato dell’Atlantico, apparirà incomprensibile a un ventenne di oggi. Nondimeno, parecchi episodi restano irresistibili, anche solo per meriti musicali. Prendete il pop punk paraculo alla Blink 182 di I hope you die o The ballad of Chasey Lane, dedicata a un’attrice porno all’epoca piuttosto popolare, che apparirà pure nel video girato per l’occasione. O gli incroci bastardi tra rap e rock dell’ode alla fellatio Yummy Down on this e dell’altrettanto elegiaca Three Point One Four, preceduta da una conversazione telefonica dove il cantante Jimmy Pop chiede alla madre di suggerirgli una parola che faccia rima con “vagina” (per la cronaca, la risposta è “North Carolina”). Fecero ancora un altro disco per poi sparire nel nulla. L’obbligatoria reunion risale a qualche anno fa. Con il puritanesimo di ritorno che affligge l’Occidente oggi, non si sa però quanto spazio ci possa essere per una band che già vent’anni fa era riuscita a farsi censurare una canzone (Yellow Fever) dalla casa discografica per i toni non proprio stilnovisti con i quali veniva celebrata le beltà delle donne orientali. Gettin’ horny now! (Ciccio Russo)

3 commenti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...