Rebel Extravaganza, ovvero i Satyricon col falso nueve

Nemesis Divina fu un po’ come alzare al cielo la Coppa dei Campioni del black metal, e si sa che, dopo l’entrata trionfale in città, il bagno di folla, i canti, i pianti, le grida di giubilo, le ubriacature, le notti di sesso sfrenato con una vagonata di fan e un’estate passata a credersi Cristo scesa in Terra, inizia la parte più difficile, esprimibile in tre semplici parole: adesso – cosa – facciamo? La squadra dei Satyricon, non potendo andare in Cina a svernare come un attempato fuoriclasse calcistico a caso, prendendo cifre pari al PIL della Lettonia per non fare un cazzo, decise di continuare a far musica heavy metal, cambiando però rotta. La rosa resta la stessa, ma il modulo di gioco si trasforma: si passa dal solido 4-4-2, che aveva fatto la fortuna di Nemesis Divina, al 4-2-3-1 col falso 9 lì davanti. Un incerto sperimentalismo. I risultati: decisamente altalenanti.

Rebel è un disco controverso, pieno di cose strane al suo interno: riff stoppati, rallentamenti, sfuriate improvvise, voci effettatissime, coretti, modernità che lasciano il tempo che trovano. Non so dirvi nemmeno se è bello o brutto, o meglio, bello non è ma non è neanche brutto cor botto (come se dice a Roma). Una cosa è certa: manca di un capo e di una coda e di solidità interna, e non c’è da stupirsi se i continui cambi di tattica, sostituzioni all’ultimo minuto e sperimentalismi vari, alla lunga, innervosiscono l’ascoltatore/tifoso, ancora con gli occhi pieni di lacrime per Forhekset e Mother North. 

Per tutto il tempo si ha come la costante sensazione che Satyr e Frost, arrivati tre quarti della composizione di un brano, non sappiano più dove andare a parare, e quindi decidano di buttarla un po’ in caciara con l’ultraviolenza. Ma è proprio l’ultraviolenza, residuato del recente passato true norwegian, a salvare il disco dalla totale stroncatura. L’episodio migliore del platter, la conclusiva e lunga The Scorn Torrent, ha al suo interno tre minuti (per i pigri: tra l’ 1 e il 2 e anche tra l’ 8 e il 10) che sono un concentrato di ultraviolenza; un delirio psicotico, lo sfogo di un pazzo scappato da un manicomio criminale che ha decapitato gli infermieri con un’accetta, ha scardinato il cancello d’ingresso, ha rubato un’ ambulanza, ha acciaccato una decina di pedoni sulle strisce mentre fuggiva, e ora si apposta nelle siepi dei cortili delle vecchie borghesi, pronto a farle a brandelli mentre portano il barboncino a passeggio per la pisciatina della buonanotte. Una centrifuga di rumori assordanti, con Frost che sembra impazzito e Satyr che sibila liriche oscure e disturbate. Ma che cacchio era successo ai Satyricon quel giorno prima di entrare in studio, si può sapere!? Gli avevano clonato la carta di credito? Avvelenato il cane? Rubato le sdraio e l’ombrellone in spiaggia? Sono anni che mi piacerebbe scoprirlo! (Gabriele Traversa)

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