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Avere vent’anni: CRANIUM – Speed Metal Sentence

30 agosto 2019

Il mio compagno di classe aveva un totale di due magliette e altrettante felpe con cui affrontare l’intero anno scolastico, e l’unico tratto in comune di questi indumenti si individuava nella totale fede metallica. Ricordo benissimo che una di queste maglie ritraeva la copertina di Kings of Metal, seguita da quella di Divine Intervention, e infine c’era una t-shirt ritraente lo storico slogan Slaytanic Wehrmacht. Del quarto capo d’abbigliamento ricordo soltanto che esisteva, non ero mai sobrio a quei tempi e quindi considero un autentico miracolo avere rimesso insieme le tre figure elencate poco sopra. La sua abitudine peculiare era quella di arrotolarsi le maniche delle t-shirt fino a ottenerne una specie di canottiera, usanza piuttosto insolita, dato che pesava qualcosa come quaranta chili ed aveva braccia molto più gracili delle mie. Il problema è ciò che finiva involontariamente per mettere in mostra grazie a quel gesto buzzurro quanto innocente.

Un giorno scoprì i Cranium. Ci suonava il chitarrista dei Dawn ma il fatto non aveva di per sé alcuna importanza. L’importante, semmai, era che gli speed metaller svedesi si fondavano su copertine bellissime, titoli tutti quanti uguali e una cafonaggine mai vista sino ad allora. Il mio compagno di classe, già talent scout dei Nocturnal Breed non seppe resistere alla tentazione di raggiungere un’isola felice come la loro: fu come il Polo Sud per Ernest Shackleton, una missione studiata secondo meticolosi calcoli ma che presentava un insormontabile rischio di fondo, nel suo caso, le ascelle. Essendo io all’epoca uno di quei reietti del sistema scolastico che sistematicamente occupano gli ultimi banchi, lo vidi voltarsi di colpo per chiedermi sorridente che cosa ne pensassi dei Cranium. Nel compiere la banale rotazione del torso, minuto ed agile com’era finì per esporre alla mia vista la ridondanza di pelo che le sue esili braccia, a fatica, tentavano di nascondere al mondo circostante. Era come se nello spruzzarsi addosso il deodorante avesse ottenuto lo stesso effetto di sparare con un estintore, da soli trenta centimetri di distanza, su un piano cucina che sta andando a fuoco; oppure era come se avesse due spumini, o se preferite meringhe, attaccati là sotto in segno di monito ferale. Provai un Orrore tale al punto che l’unica cosa che sarei riuscito a sibilare sarebbe stata una sordida bestemmia. Capì per errore che i Cranium mi facevano un tale ribrezzo, e capì anche che poche settimane dopo avermi passato i Nocturnal Breed non avrebbe avuto alcun senso procurarmi un’altra band scandinava, completamente fuori di testa, ed ignara di trovarsi quasi al capolinea. Ed è solo ed esclusivamente per questo motivo, o meglio, malinteso, che li avrei ascoltati circa un anno più tardi. Nel caso, partite pure da Speed Metal Slaughter piuttosto che dal suo quasi omonimo. (Marco Belardi)

2 commenti leave one →
  1. Fanta permalink
    30 agosto 2019 11:34

    Culto assoluto, bravo Belardi.

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  2. Cattivone permalink
    31 agosto 2019 16:57

    Non li conosco e non ho capito se vale la pena recuperarli.
    La copertina comunque merita, penso che nel dubbio un’ascoltata gliela darò.

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