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ENTHRONED – Cold Black Suns

9 luglio 2019

L’aspetto che mi dà più fastidio degli attuali Enthroned è la loro totale trasformazione in un’altra band. È passato molto tempo dall’uscita di Lord Sabathan, che al gruppo belga occorreva quanto l’ossigeno. La prima volta che me ne resi conto fu in occasione di un paio di interviste, fatte, tradotte e uscite a distanza di circa un anno: una la feci a lui, l’altra a Nornagest. Due personaggi diametralmente opposti, e quindi perfetti per sopportarsi all’interno di una formazione, e conferirle un carattere più completo.

Agli Enthroned erano necessari sia uno che l’altro, un po’ come Ihsahn e Samoth agli Emperor nonostante le divergenze che tutti conoscevamo. Ma l’elemento fondamentale era Lord Sabathan, e non perché ci fosse dentro fin dal primo respiro. Lo era perché oltre a cantare in un modo che potrà non piacere, ma ne costituiva di fatto la firma indelebile, Lord Sabathan in un certo senso proteggeva gli Enthroned dalla ciclica tentazione di spostare il tiro su di un black metal sempre più estremo, o dalle parti del thrash/death percepibile non soltanto in Pentagrammaton. Era una questione di bilanciamento, che in certi album veniva magari a mancare, dopodichè ritornava con rigorosa puntualità. Prendete i primi due capolavori: ad essi seguirono The Apocalypse Manifesto ed Armoured Bestial Hell, in cui non mancò qualche canzone di buon livello come Volkermord der Antigott o Wrapped in Fire. Complessivamente fu una batosta rispetto alle precedenti uscite, era innegabile. Gli Enthroned si rimisero a fare musica meravigliosa subito dopo: Carnage In Worlds Beyond guardò nuovamente al gusto melodico di Towards the Skullthrone of Satan e Xes Haereticum ne fu la controparte minimale e di maggiore impatto. I due titoli più azzeccati degli Enthroned oltre gli anni Novanta. A quel punto rimasero orfani di Lord Sabathan, con un solo uomo al timone, e senza un cazzo di bilanciamento che ne preservasse stile, identità o longevità.

A prescindere dai risultati ottenuti, il gruppo belga è entrato in studio altre cinque volte, e devo ammettere che fatico moltissimo a stargli dietro. Gli ultimi due – Sovereigns e Cold Black Suns – si potrebbe anche dire che siano i più personali e riusciti. Ma è la solita solfa che macchia il ricordo di un gruppo che, pur restando nelle retrovie anche nelle sue annate migliori, aveva creato uno stile perfettamente riconoscibile e scritto un qualcosa di memorabile come Prophecies of a Pagan Fire. Gli Enthroned hanno perduto la magia di una Deny the Holy Book of Lies, le convincenti melodie di una Evil Church e tutto quanto il resto. Sono diventati l’ennesimo gruppo che suona un po’ come i Mayhem di Ordo Ad Chao, e per fortuna in minor maniera come i Behemoth, aggiungendo dissonanze su dissonanze ad un costante rimbombo che già abbiamo sentito e risentito nei Portal di Ion; e poi c’è quella vena doom metal che pare avere piantato le tende un po’ ovunque. Bella, ma non sorprende più nessuno. Non nel 2019. La sensazione è che, dopo un paio di album un po’ in sordina come Tetra Karcist e Pentagrammaton, la band di Nornagest abbia tentato di mettere un punto e ripartire, rompendo del tutto con il passato. Cold Black Suns non sarebbe affatto un brutto album, e sebbene io guardi sempre favorevolmente all’evoluzione del modo di suonare di una band, leggere Enthroned qua sopra mi lascia una profonda sensazione di fastidio. Voi eravate molto più di questo.

Cosa non va allora? Questa non la chiamo evoluzione. È semplicemente l’adeguamento ai nuovi canoni del metal estremo per il timore di rimanere staccati dal carrozzone. Hai un trademark da portare in giro per l’Europa? Lo sputtani e ti metti a fare quello che fanno gli altri, lasciando solo un logo stampato, e, se ci andrà bene, una Ha Shaitan in scaletta dal vivo. (Marco Belardi)

2 commenti leave one →
  1. Fredrik DZ0 permalink
    9 luglio 2019 16:15

    Ordo ad Chao + ultimi behemoth + dissonanze = scaffale

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  2. 9 luglio 2019 18:26

    Io vado contro corrente dicendo che a me personalmente Ordo ad Chao piace, The Satanist lo trovo un grandioso album (ILYAYD un pochettino meno e lo dico da sostenitore dei Behemoth che sono), le dissonanze non mi dispiacciono.

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