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Coldness around me: intervista ai SYTRY

9 maggio 2019

Woods mi è capitato per le mani per puro caso mentre rovistavo tra le nuove uscite di quest’anno, ed è stato realmente impossibile non rimanerne colpito per il suo essere cazzuto e no compromise. In pratica è da qualche settimana che non ascolto altro e questo per me significa tutto. Quattro gli elementi che hanno destato la mia curiosità fino al punto da dover richiedere una intervista ai Sytry: 1. la provenienza geografica (il Trentino-Alto Adige) che di suo è già sinonimo di grimness; 2. il black metal cattivo e old school; 3. la copertina anni ’90; 4. il necrocultismo che sprigiona da tutti i pori, a partire dal fatto che non vi siano molte informazioni sulla band in giro, al fatto che Woods è un album postumo, cioè pubblicato a diversi anni di distanza dallo scioglimento della band. Come resistere a tutto ciò? Ne parlo con Mattia Barozzi, fondatore del gruppo, il quale mi dà conferma del fatto che senza compromessi fosse proprio il termine esatto.

Allora Lord Sereg, ho ascoltato il vostro ultimo album e mi ha incuriosito molto. L’ho trovato efficace, con riff belli potenti che ti rimangono in testa, una produzione di livello, insomma black metal diretto come se ne fa sempre meno. Cosa ne pensi delle diverse interpretazioni ai canoni del genere che molte band di oggi fanno (vedi il post-BM, cascadic, folk e affini)?
Non seguo più nulla ormai da un bel pezzo: troppe band che non hanno nulla da dire e che fanno musica solo per far bagnare le ragazzine. Le varie interpretazioni, che negli anni hanno aggettivato il black metal, si son perse in belle parole ma in nulla di fatto. Tranne rarissime eccezioni, oggigiorno non c’è nulla che non mi provochi altro che uno sbadiglio riguardo al black metal. Vedo riesumare gruppi per il vile denaro da derelitti che non hanno più lo spirito giusto per fare questo tipo di musica. Personalmente credo che un gruppo black metal abbia una vita massima di una decina d’anni, poi facilmente si cade nel far musica senza cuore né anima. Questo genere ha intrinseco in sé un odio e una cattiveria che si ha solo in giovane età. Poi il tutto si quieta e si addomestica.

Woods è uscito in febbraio ma è stato composto e registrato qualche anno fa, e a quanto pare i Sytry non esistono più dal 2012. Ci puoi raccontare chi eravate, chi siete, come sono andate le cose e quale è stata la motivazione che vi ha portato a pubblicare Woods dopo così tanto tempo?
Creammo il gruppo io e il vecchio cantante Lord Morke agli inizi del 2004 e ci abbiamo messo un po’ per trovare gli altri due membri per poter completare la formazione. Bei tempi. Andammo avanti bene per qualche anno, poi Morke lasciò il gruppo e già lì si perse buona parte dell’incipit della band. Ma avevamo i pezzi pronti per registrare l’album Woods, quindi abbiamo pazientato, cercato un nuovo cantante, e dopo pochi mesi siamo andati in studio a registrare. In poco tempo le cose sono andate di male in peggio ed a quel punto mi allontanai dal gruppo. Non aveva più senso esistere come Sytry. Ma gli altri membri non la pensarono così e andarono avanti ancora qualche mese, facendo pure un live, tenuto nascosto al sottoscritto fino alla fine. Probabilmente si saranno resi conto anche loro che andare avanti così non valeva la pena, ed allora tutto finì. Ognuno ha continuato in altri progetti e nel frattempo siamo comunque rimasti in contatto per cercare di pubblicare il nuovo album, ma pure lì nulla di fatto. Ho tenuto il master di Woods nel cassettino per anni, promettendomi che un giorno lo avrei pubblicato a mie spese, e così è stato.

Hunger of Cold Nights e Woods, soprattutto quest’ultimo, come attitudine sono due album cacciati fuori dagli anni ’90. Sembra progenie degli autori di A Blaze in the Northern Sky e di The Somberlain (come la quasi totalità del black metal che conta, del resto): quanto pesa in termini di ispirazione ciò che è stato prodotto in quel periodo? E ancora, ha un peso anche il fatto di vivere in un posto così naturalisticamente affine agli scenari che hanno ispirato i gruppi nord europei?
Tutt’ora ciò che ascolto ed acquisto resta comunque molto materiale precedente al 2000. Abbiamo sempre parlato piuttosto di gruppi preferiti, che di ispirazione. Ora vedo dei trend pazzeschi, come lo stesso NSBM, con album quotati a prezzi assurdi, anche grazie a molte label che pubblicano copie iperlimitate, di cui una parte probabilmente le tengono apposta in cassaforte ed una parte prese dai soliti pezzi di merda in cerca di soldi facili. Le poche copie che restano disponibili vanno ai pochi veri cultori che, poveretti, son costretti a comprare cd normalissimi a 50 euro o più. UNO SCHIFO! Lasciando perdere il discorso Discogs (una feccia!), personalmente i miei gruppi preferiti hanno sempre spaziato tra gli storici norvegesi (Satyricon, Emperor) e il movimento swedish di qualche anno dopo (Dissection, Sacramentum, Lord Belial). Era bella la ricerca a quel tempo, con tanto di liste mandate via posta, gli IRC (molti non sapranno neanche cosa sono). Riguardo all’altra domanda, il nostro territorio ha sempre (quello sì) influenzato in maniera più assoluta la nostra vita e la nostra musica. Ancora oggi non passa giorno in cui non vada a farmi una camminata nella natura e trovarmi in sintonia con essa. Il Trentino resterà sempre fiorente di gruppi veri da seguire (vedi i da poco nati Dark Rain Forest o gli Strof) e il nostro territorio avrà sempre qualcosa da dire tramite qualcuno.

Hai visto il film Lords of Chaos di Jonas Åkerlund?
No e poco mi interessano le varie opinioni di com’è ‘sto film, anche da chi ne è stato veramente protagonista nei primi anni ’90.

Come band avete qualche progetto per il futuro o è lettera morta?
La band è definitivamente morta. Hail to the whole world… We honour the war!

One Comment leave one →
  1. Satan Claus permalink
    9 maggio 2019 17:20

    Gran disco ma l’apice in Trentino fu raggiunto da Smara con i suoi progetti Beatrik e Tenebrae in Perpetuum.

    Mi piace

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