INCANTATION // DEFEATED SANITY @Kwadrat, Cracovia 31.03.2019

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Arrivo al leggendario Kwadrat giusto in tempo per comprare una maglietta fighissima del tour degli Incantation, ordinare la prima birra e vedere iniziare i Defeated Sanity. Gli americani Skinned, che aprivano la serata, me li son persi perché, dopo averli sentiti su Spotify per rendermi conto di cosa suonassero, non li ho giudicati interessanti. Triggers esasperati, suoni finti e troppe pretese di eclettismo piazzate là inutilmente senza nessuna giustificazione. Ho quindi in loro vece optato per le melanzane alla parmigiana avanzate dal giorno prima, dopodiché mi son messo in marcia aspettandomi esattamente quello che avevo già sentito dai tedeschi Defeated Sanity, ovvero un suono alla Suffocation, condito da qualche pippa strumentale in più, invero non inficiante di un suono che rimane comunque bello pieno e soddisfacente. Josh Welshman, il cantante, è un orco totale, mentre dietro la batteria Lille Gruber (sic) è un polipo mostruoso. Insomma, le solite cose da gruppo brutal death di livello medio-alto. Fa piacere sentirli e questo tipo di musica raramente stanca, se non portata ad eccessi di gazzosa strumentale.

Rallentamenti, accelerazioni da karate chops di mulleniana memoria, assoli intricatissimi ma sempre più o meno funzionali. Nient’altro di particolare da annotare qua. E alla fine io e i non numerosissimi avventori siamo tutti contenti. Se vi capita date un ascolto a Chapters of Repugnance, uscito anni fa. Va benissimo come più o meno tutti i loro dischi, non dissimili l’uno dall’altro.

Gli Incantation cominciano con una intro che ho riconosciuto subito ma ora non ricordo esattamente da quale film sia stata presa. Fa piacere sentire che la setlist è pregna di classici dall’epocale Onward to Golgotha. Loro sono una band che, ancora più di tanti altri loro colleghi commercialmente più riconosciuti, genera una miriade spaventosa di cloni.

C’è spazio anche per qualche pezzo dell’ultimo Profane Nexus, ovviamente, e i volumi sono spaventosi, tanto che ad un certo punto non capisco se si tratta di uno dei monitor vicino a me o qualche P.A. del locale, ma qualcosa inizia a ronzare sinistramente: lo faccio presente il buon John McEntee a fine serata dicendogli anche LOUD IS THE WAY TO BE!, a cui risponde con una risata fragorosa ed un americanissimo fist bump.

Una carneficina. Il buon Kyle Severn fa sempre paura e immagino che a livello di fitness sia davvero in forma, altrimenti non si spiega come faccia a tenere quei ritmi per un’ora e passa.

La serata è di quelle imperdibili per tutti gli appassionati di bestemmie ed imprecazioni varie, e a noi piace così. Recentemente uno dei tanti studi di una delle tante equipe di medici di vattelapescalandia ha stabilito che il death metal è una musica positiva e che i suoi fan sono persone allegre e felici. A voi i giudizi, però di sicuro non c’è nulla che al mattino mi faccia venire voglia di affrontare la giornata più dei Gorguts, dei Malevolent Creation e delle cazzate de La Zanzara. Long live brutality and David Parenzo! (Piero Tola)

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