SHORES OF NULL: videointervista e report (con ARCTURUS, SHADOW THRONE e PARODOS)

Lo Slaughter Club è nella zona industriale della ridente Paderno Dugnano, nell’hinterland milanese, dove l’ombra cupa scende. Io esco da casa ad un orario imbarazzante, tipo le 6 di pomeriggio, per la videointervista agli Shores of Null che potete vedere più sotto: e, dato che sono rincasato dopo le 2 di notte, a un certo punto ho potuto chiaramente sentire le mie ginocchia che minacciavano di farsi esplodere se non mi fossi seduto da qualche parte, impresa ardua dato che le sedie fuori erano poche e la gente era tanta. Anzi, tantissima: contrariamente a ogni mia previsione, c’era più pubblico agli Arcturus che ai Laibach il giorno dopo, in cui mi aspettavo il pienone e invece.

Un report più accurato è stato già scritto dal bieco Mighi Romani, quindi mi limiterò a confermare le sue impressioni e a dire due parole sui salernitani PARODOS, che per tutto il tempo continuerò a chiamare Paredes come l’indimenticato ex centrocampista della Roma. A parte tutto però i Parodos non scherzano per niente, con il loro metal a tinte katatoniche e con un chiaro retroterra black, tanto da costituire un’ottima preparazione per gli Shores of Null, coi quali condividono influenze, sensibilità e anche studio di registrazione. Si vede che devono maturare, soprattutto nell’amalgama delle proprie componenti stilistiche, ma le potenzialità ci sono tutte – e l’Italia in questo genere può ormai vantare una discreta tradizione.

Sottoscrivo invece le parole di Mighi sugli SHADOW THRONE, compreso il senso di straniamento per il nome che inevitabilmente ricorda i Satyricon e che lascia spiazzati di fronte alla proposta più ortodossa e secca della band ciociara. Applausi a scena aperta come sempre per gli SHORES OF NULL, autori di due dischi incredibili e capaci di prestazioni live impeccabili, nonostante un suono oggi decisamente non all’altezza che penalizza le sfumature emozionali dei cinque. Come sentirete nella videointervista, il terzo album dovrebbe vedere la luce entro l’anno, nonostante le fantozziane disavventure con l’etichetta. Li attendiamo.

foto di William Polonioli

Quando gli ARCTURUS salgono sul palco sono le 23.30 e io sono distrutto. Ci tengo a vedere gli Arcturus, ma mi piacerebbe che qualcuno mi portasse una comoda poltrona con poggiapiedi per godermeli meglio, anche perché ho lo zaino con la telecamera dentro e devo stare pure attento ai metallari alticci che ondeggiano pericolosamente nella folla. Comunque dopo questo concerto sono giunto alla conclusione che gli Arcturus sono un gruppo che non dovrebbe esibirsi dal vivo, o quantomeno dovrebbe farlo solo in eventi selezionati e non seguendo la routine classica con venti concerti al mese da fare nel tourbus. Semplicemente tutto ciò non è adatto a ciò che sono gli Arcturus: e infatti la band è scazzata e distratta, con un tasso alcolico pericolosamente alto specie in Vortex, che cazzeggia, barcolla e insulta simpaticamente il pubblico italiano. Simpaticamente un cazzo, ovviamente, ma va bene così. Fanno parecchi pezzi da Aspera Hiems Symfonia e La Masquerade Infernale, e questo è bene perché per me gli Arcturus sono quei due album e basta; purtroppo suonano con sufficienza, come detto, e quindi – a parte l’impeccabile sezione ritmica Hellhammer/Skoll – ogni tanto scazzano qualche passaggio, vanno fuori tempo, eccetera. Io sono cresciuto col mito di La Masquerade Infernale, comprato appena uscito, e sinceramente vedere gli Arcturus così non mi ha preso benissimo. Intorno a me però ho sentito solo commenti entusiastici, quindi mi preparo alla solita shitstorm che arriva ogni volta che su Metal Skunk non si parla benissimo di qualcuno. Peraltro il giorno dopo ho visto i Laibach (concerto della vita o quasi), che hanno dimostrato come si fa a portare in giro un certo tipo di musica senza sembrare degli adolescenti ubriachi in gita scolastica. Per riconciliarci tutti però c’è la videointervista a Davide e Gabbo degli Shores of Null, che sono gioviali e simpatici e che quindi ci rimettono in pace con noi stessi. Viva la capra. (barg)

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