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Once upon a time in Norway #13

10 marzo 2019

Qualche anno fa parlavo con un amico norvegese che va per i 50, e che quindi ai tempi d’oro c’era, anche se forse non attivamente. In quell’occasione, gli feci presente le mie difficoltà a trovare un gruppo locale “giovane” che veramente mi dicesse qualcosa. Oggi il black metal si fa da altre parti, gli dicevo, gli unici gruppi norvegesi che hanno ancora qualcosa da dire sono quelli storici, e a malapena quelli: a parte gli ultimi DHG e, forse, Immortal, fatico a ricordarmi un disco norvegese degli ultimi 5-10 anni che veramente mi sia rimasto impresso.

Ascoltati i Djevel, mi disse il mio amico. All’epoca non avevo idea di chi fossero e non diedi molto peso alla cosa (“il mio amico è di Trondheim, questi sono di Trondheim, sarà campanilismo provinciale”) e me ne dimenticai subito. Poi un giorno, per puro caso, li ho ritrovati su Spotify e ho fatto partire Blant svarte graner, il loro ultimo album del 2018. L’impatto è stato folgorante.

Il primo pezzo, Her er ikke spor av mennesker è disarmante nella sua semplicità: la melodia portante (che è di Edvard Grieg), i blast  beat, la voce in norvegese hanno ben poco di nuovo, ma funzionano perfettamente. Ad ogni ascolto, mi sono sempre più convinto che i Djevel incarnino il modo più sensato di suonare old school a venticinque anni di distanza.

Intendiamoci: scopro l’acqua calda, i Djevel sono recensiti e conosciuti anche da noi, e col tempo ho pure scoperto che sono di Oslo, non di Trondheim. C’è anche da dire che il resto dell’album – e quelli precedenti – non reggono assolutamente il confronto con il pezzo di cui sopra, e che quindi, in fondo in fondo, non stiamo parlando dei nuovi vati del black metal. Infine, visti dal vivo a Oslo una settimana fa, mi sono sembrati poco più di una cover band.

C’è poco da gridare al miracolo, insomma, ma qualcosa ancora non mi torna. Il loro ultimo EP, Vettehymner, è composto totalmente da brani acustici alla Kveldssanger. Un’operazione del genere, del tutto priva di autoironia, ha un che di romantico e di idealista che non so bene come interpretare. Qualcosa mi dice che prima o poi i Djevel mi risorprenderanno in positivo. Spero di non sbagliarmi. (Giuliano D’Amico)

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