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I dischi del 2018 di Metal Skunk

17 dicembre 2018
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Se l’anno scorso più o meno tutti avevamo fatto fatica a trovare dieci dischi rilevanti da inserire nella top ten, il 2018 è stato un’ottima annata metallicamente parlando, forse la migliore dal 2012, quando – non sapendo scegliere tra tanto ben di diavolo – azzardammo addirittura una top 15. Come vedrete dalle playlist individuali che pubblicheremo domani, la dispersione dei voti è stata minore che in passato e legata, più che altro, ai diversi gusti personali. Gli album che hanno conquistato il podio, stavolta, non si sono imposti per un voto ma in maniera piuttosto netta.

PRIMO POSTO 

“Il doom metal degli Abysmal Grief risuona nelle orecchie come una cadenzata marcia funebre, e in quest’occasione si ammanta di un’aurea più tendente al black metal atmosferico. Ci ho messo un po’ di ascolti ad apprezzarlo, ma mi sono  convinto che Blasphema secta sia il loro miglior album di sempre”. (Edoardo Giardina)

SECONDO POSTO (ex aequo)

“Con Firepower i Judas Priest sono tornati ad assolvere un compito tradizionale dei mostri sacri che per Iron Maiden e Metallica non è più alla portata dal secolo scorso. Ovvero, pubblicare un disco “commerciale” e non troppo passatista che possa piacere anche al ragazzino attirato dal grande nome. Che ne so, magari, se avessi 13 anni, oggi Firepower potrebbe cambiarmi la vita come fece Fear of the Dark con molti della mia generazione. Ok, Evil Never Dies non sarà Rapid Fire ma manco Be Quick or Be Dead era Hallowed Be Thy Name”. (Ciccio Russo)

“L’umiltà che li contraddistingue umanamente è totalmente ingiustificata. Perché se davvero c’è qualcuno che se la può tirare fino a domani e oltre e che ne ha ben donde, amici cari, questi sono proprio i Voivod, con il loro genio musicale e l’immaginario da incubo interstellare. Allacciate le cinture: stiamo per entrare nell’ennesima nuova era di questa entità. E The Wake ne è il portale”. (Piero Tola)

TERZO POSTO

“L’anticipazione della titletrack mi aveva preso benissimo, ma il disco è molto meglio. Amici del vero metal, Northern Chaos Gods è un capolavoro. Non sto scherzando. Quando ho ascoltato la titletrack ho sperato che fosse tutto a quel livello, ma qua siamo talmente oltre che la titletrack è forse la peggiore del disco. Peraltro, come penso saprete, questo è il primo disco degli Immortal senza Abbath e chiunque pensi che questo sia un tradimento o una aberrazione può gentilmente andarsene affanculo”. (Roberto Bargone)

ALTRA ROBA CHE CI È GARBATA

“Giunti al quinto album, gli Uncle Acid & The Deadbeats si confermano un gruppo serissimo, con ogni probabilità il più rilevante uscito dalla Rise Above negli ultimi anni. In un genere in cui l’immobilismo è il valore portante ancora una volta riescono a stupire per la capacità di ampliare lo spettro sonoro ed esplorare atmosfere differenti. Wasteland possiede una insospettabile vena Nwobhm piuttosto distante dai tipici riferimenti di quell’area”. (Stefano Greco)

“Premi play, parte Mark of the Necrogram ed è di nuovo 1996. Il giro di chitarra ti rimane stampato in testa al primo ascolto. Il salto di qualità in termini chitarristici, del resto, è enorme. Belli gli assoli, belli i riff, belli gli arpeggi, belli i fischioni. Ma tutto è al posto giusto. Gli stacchi acustici, i cambi di tempo, i rigurgiti thrashetton. E lo screaming basso alla svedese di Strokirk mi piace molto più dello stile declamatorio che stava sviluppando Sidegard. C’è pure la copertina di Necrolord, cosa volete di più dai Necrophobic”. (Ciccio Russo)

White Horse Hill è un’opera talmente totalizzante da lasciare insieme sfiniti e vivificati, come storditi di fronte ad uno sguardo così profondo nel Sublime. Ascoltare i Solstice è come bere alla sorgente della vita in un bosco magico, in un hortus conclusus preraffaellita, al di fuori dal tempo e dallo spazio, completamente estraneo al mondo in cui siamo nostro malgrado costretti a galleggiare. È un’immersione completa in suoni, colori e vibrazioni che siamo disabituati ad esperire, e che difficilmente troveremo altrove, nelle sterili forme d’arte contemporanee”. (Roberto Bargone)

“Non potete sbagliare con Timecop1983. Il produttore olandese ha davvero creato alcune delle cose più suggestive e coinvolgenti dell’ultimo decennio, con una classe ed un gusto veramente di un altro livello. Non ho fatto mistero finora coi colleghi di redazione del fatto che il loro Night Drive sia per me il disco dell’anno e che se la stia battagliando con i Voivod per il gradino piu alto del podio. Bellissimo, spettacolare ed emozionante”. (Piero Tola)

CIOFECA DELL’ANNO

Catharsis è un disco sentito e fatto pure con criterio al contrario di una prima impressione che lascia un po’ depressi, ed è accompagnato da una produzione a cui non si può dire praticamente nulla ma, tolto il solito Supercharger, lo considero anche uno dei peggiori usciti fuori dai Machine Head”. (Marco Belardi)

L’ITALIA MIGLIORE

Feast for Water non è il disco più originale o rivoluzionario del mondo ma viene reso memorabile dal modo in cui i tre musicisti interpretano la materia e – forse soprattutto – dalla voce di Sara, perfetta per confezionare il tutto e renderlo credibile. Bomba”. (Roberto Bargone)

Faunalia rasenta la perfezione: non ha una virgola fuori posto e ogni momento ha la sua ragione e la sua economia all’interno dell’opera. La musica diventa il pretesto per decantare l’amore per la propria terra .Le sonorità dei Selvans si fanno ancora più atmosferiche, se possibile, e creano un mix estremamente drammatico”. (Edoardo Giardina)

Dayburner è un disco sorprendente, che fa al momento degli Haunted uno dei capisaldi del doom europeo, ed è per questo che meritano tutto il supporto possibile, perché una formazione come questa non può mancare nei grossi festival di genere come il Roadburn. Che la voce arrivi al curatore della prossima edizione affinché il duro lavoro degli etnei venga premiato”. (Piero Tola)

“I Lou Quinse sono piemontesi e cantano nel dialetto occitano parlato nelle valli sul confine tra Francia e Italia. Lo Sabbat è davvero incredibile perché ogni canzone contiene una melodia che potenzialmente può entrarti in testa e non uscirne mai più, nonostante la generale malinconia e pesantezza del sound”. (Edoardo Giardina)

Adversus è un album di una profondità inconcepibile per il genere, ha una marea di cose da dire e, se il suono è old school, è all’avanguardia in quanto tra i pochi esempi di cose scritte da gente ormai adulta, perché di quella generazione in giro sono rimasti in pochi: un album fatto da gente di quarant’anni che parla e pensa come le persone di quell’età”. (Stefano Greco)

CONCERTO DELL’ANNO

“Ho assistito a centinaia di concerti, ma quello dei Manilla Road fa totalmente storia a parte. Era la prima volta che li vedevo, e sono quantomeno contento di averli visti in quella situazione. Un buco scuro e minuscolo al piano terra di un tugurio dell’epoca sovietica, col palco alto trenta centimetri e una capienza di poche decine di persone. Loro che suonano praticamente in mezzo a noi, una scaletta fatta quasi solo di pezzi risalenti a trenta-trentacinque anni fa, eseguiti con una passione e un fomento tali da farli sembrare un gruppo di ragazzini che portavano quei pezzi in giro per la prima volta”. (Roberto Bargone)

GRUPPO DI SUPPORTO DELL’ANNO

“I Ragnarok, quattro affascinanti fomentatori di bestemmie, dalle loro strabordanti panze, dall’olezzo di maiale norvegese, dal sudore sotto le ascelle, dai denti gialli, dalle enormi croci di legno indossate a mò di collana, dai capelli unti, dal face-painting fatto male, nonché dall’evidente strato di nero sotto alle unghie. Se tutto ciò vi farà arricciare il nasino, cari miei, siete nei guai, perché vorrà dire che la deriva genderless che ha preso il black metal in questi anni ha con successo compromesso la vostra identità ed il giusto concetto di igiene personale”. (Charles)

Domani le playlist individuali. Arimortis.

9 commenti leave one →
  1. 17 dicembre 2018 07:58

    Con me non ci avete preso per niente:
    Il mio podio è Sleep (sul serio? Nemmeno citarli?!), Clutch, Messa e al quarto posto (di poco) High on fire. Saluti e buon anno!

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    • sergente kabukiman permalink
      24 dicembre 2018 20:05

      lei mister, mi ha tolto la playlist di bocca!

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  2. El Baluba permalink
    17 dicembre 2018 09:37

    totale supporto ai Messa, mio disco dell’anno in assoluto, seguito a breve distanza da Timecop1983 (siete dei maledetti perchè non riesco a toglierlo dallo stereo) e Voivod (grande ritorno). Menzione anche per i Lou Quinse, un gran bel disco anche per chi, come me, non è proprio avvezzo alla robba Folk. Ho in lista di ascolto Abysmal Grief, Solstice e il nuovo Uncle Acid (di cui continuo a scordarmi l’esistenza).

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  3. Cure_Eclipse permalink
    17 dicembre 2018 10:30

    The Ocean primi per distacco, poi in ordine sparso Architects, Fever333, Clutch (anche se è un po’ troppo lunghetto e di molto inferiore ai due precedenti), Trick Or Treat. Forse mi dimentico qualcosa.

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  4. Ste84 permalink
    17 dicembre 2018 10:48

    Sul mio podio 2018 vanno sicuramente Voivod, Solstice e si, anche io sono stato completamente rapito da Timecop1983 che da un mese a questa parte ha clamorosamente monopolizzato i miei ascolti al volante. Forse sono addirittura tentato di dargli il primo posto in classifica perchè rispetto agli altri due gruppi che ho citato, che già conoscevo e apprezavo in precedenza, Timecop ha il merito di avermi introdotto a un genere nuovo che mi sta dando non poche soddisfazioni (con lo stesso Timecop e i The Midnight su tutti). Parlando invece di solo metal per me il 2018 è The Wake. Album assolutamente pazzesco.

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    • Ste84 permalink
      17 dicembre 2018 12:38

      Se sulle posizioni del podio sono combattuto non lo sono invece su un’ipotetica classifica dei rimpianti dell’anno. Lì non ci sono dubbi purtroppo. Considero ormai da diversi anni i Manilla Road come il mio gruppo metal preferito e non averli mai visti dal vivo, non aver mai stretto la mano a Mark Shelton e avere la consapevolezza che non potrò mai farlo è qualcosa che mi lascia un grande turbamento.

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  5. weareblind permalink
    17 dicembre 2018 21:55

    Firepower c’è, ma in cima Angelus Apatrida con Cabaret de la guillottine.

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  6. fredrik permalink
    18 dicembre 2018 00:52

    forse mai come quest’anno abbiamo più di qualche album in comune, cara e spettabile redazione. Di sicuro priest, immortal, necrophobic e timecop1983.

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  7. 18 dicembre 2018 11:44

    Vado controcorrente, Timecop1983, per quanto gradevolissimo, non mi ha preso come i Confrontational l’anno scorso ,restando nel genere wave revival. The Wake è un discone della madonna. Alla spicciolata, aggiungo poi Witherscape, The Ocean, Antimatter, Visigoth, Slugdge, Sylvaine, Solstice. Fuori dall’amato metallo, Phideaux, Southern Empire, Emma Ruth Rundle, Gleb Kolyadin

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