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La finestra sul porcile: TERRIFIER

5 settembre 2018

Scrivo solo ora di questo piccolo disgustoso gioiello perché non ne conoscevo l’esistenza fino a venerdì scorso. Quando il tempo fa cagare (e credetemi, nelle steppe dell’Est Europa non è rara occorrenza), oltre a cucinare melanzane alla parmigiana per la mia deliziosa compagna, la quale, abituata a crauti, cipolle e patate, sembra avere scoperto un mondo nuovo ed è bellissimo vederne la faccia elettrizzata ogni volta che la crosticina di parmigiano prende forma nel forno, ci si spizza tonnellate di film del terrore.

Tralasciando il solito, sciovinistico e disgustoso razzismo culinario, vi dico che un buon 70% di questi filmetti fanno davvero pietà, ed e’ anche divertente vedere come produttori e registucoli indipendenti si arrabattino a cercare di trovare un idea credibile, finendo poi per propinarci la solita tavola Ouija o il demone rancoroso che infesta la casa dove si compirono efferati omicidi anni addietro.

Ho intuito che si trattasse di un gran filmone quando il clown ha cominciato a mozzare mani a destra e sinistra dopo aver cagato sui muri del cesso di una pizzeria solo per fare un dispetto al gestore. La mia compagna ha infatti fatto la solita espressione di disgusto che le leggo in faccia quando lo slasher si fa più estremo e sfocia nello splatter più truculento. Perfetto. Può continuare tranquillamente a leggere mentre io finisco di vedere questo esilarante, brutale e tesissimo gioiellino che a quanto pare fu proiettato inizialmente nel 2016 in un festival di genere, ma e’ stato distribuito solo a metà di quest’anno. 

La storia è quella di un clown psicopatico dotato di una forza fuori dal comune, e con un trucco/maschera veramente inquietante, che va in giro a squartare allegramente i passanti ignari. Guardate la scena in cui taglia in due la signorina che ha appena legato per i piedi, esercitando una veemenza non umana tramite la quale riesce, utilizzando una comune sega, a dividere la vittima a metà dall’inguine alla testa in meno di un minuto. Roba che ai Soprano gli ci voleva un intera nottata per fare a pezzi un cadavere per poi farlo sparire. E invece niente. Questo tizio ha qualcosa di ultraterreno e lo si vede, oltre che dall’affascinante sorriso Durban’s, dalle fattezze che si intuiscono dietro quel trucco. E dal fatto che il finale lascia le cose in sospeso senza chiarire molto a riguardo. Per carità, niente di incredibilmente originale, ma qua sono l’atmosfera e i personaggi che fanno la differenza. E il gore, veramente notevole e ributtante. Quindi, anche e soprattutto i fanatici del genere lo eleggeranno a classico istantaneo.

Pochi gli attori, poche le location, e immagino essere pochi anche i soldi. A dimostrazione, ancora una volta, che le idee e la passione sono fattori determinanti. Se vogliamo paragonarlo a qualcosa direi che la sensazione di disagio e malessere è più o meno quella di un altro gioello uscito diversi anni prima, Alta Tensione di Alexandre Aja, che rimane uno degli autentici gioielli di genere degli ultimi vent’anni che riescano a ricreare anche quella tipica ambientazione dei grandi film degli anni Settanta e Ottanta.

In questo Terrifier poi perfino i titoli di coda sembrano fare il verso a John Carpenter o Tobe Hooper, alla cui memoria la recente ridistribuzione del film è dedicata, assieme a quella di Romero e Wes Craven. Tutto chiaro quindi, no?

A quanto pare il maestro cineasta, tale Damien Leone, ha elaborato il personaggio sulla scia del precedente suo film, intitolato All Hollow’s Eve, che non ho ancora visto ma dal quale, a questo punto, mi aspetto grandi cose. Questo clown proletario, senza il capitale d’azienda a disposizione del ben più famoso Pennywise, vi terrà incollati allo schermo e non si limiterà al puro e semplice intrattenimento cui accennai l’anno scorso in occasione della visione dell’horror campione d’incassi che tutti quanti immagino abbiano visto e goduto con il sacchetto di popcorn in mano. E alcune trovate sono anche fantasticamente sadiche, come il gatto a nove code rielaborato con le forbici legate alle estremità che il nostro utilizza in una scena verso il finale.

Questo è un piccolo grande film in cui non manca davvero nulla: tensione, disgusto, ambiance e disagio estremo. Ce n’è abbastanza per convincervi? (Piero Tola)

3 commenti leave one →
  1. blackwolf permalink
    15 settembre 2018 16:18

    Sembra tutto molto divertente. Lo vedrò sicuramente. Grazie per la segnalazione.

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  2. revisionist permalink
    17 settembre 2018 18:29

    eh ma questo e’ il sequel di all hallows eve sempre con art
    mi racco guardalo perche’ e’ ancora piu’ trucido di questo
    mutilazioni a manetta

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  3. revisionist permalink
    17 settembre 2018 18:31

    ah che stronzo lo avevi scritto scusa
    ecco io preferisco all hallows eve

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