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R.I.P. Claudio Canali [1952-2018]

28 agosto 2018

Si è spento stanotte, nella sua cella dell’Eremo di Minucciano, Fra’ Claudio Canali.
Poeta, pittore, scultore e artista poliedrico, Claudio Canali è stato il cantante e il principale compositore di uno dei più importanti e sottovalutati gruppi prog/hard rock degli anni ‘70, i Biglietto per l’Inferno.

Fondati a Lecco nel 1972, i Biglietto per l’Inferno danno alle stampe due anni dopo l’album omonimo, considerato tuttora tra i migliori dischi italiani di tutti i tempi: cinque lunghi pezzi, cinque pugni nello stomaco in cui la scrittura cruda e rabbiosa di Canali si distanzia profondamente dalle tematiche oniriche e disimpegnate che caratterizzano gran parte della scena progressive dell’epoca per incarnare un disagio giovanile e un’angosciante ricerca di senso figlia disperata del suo tempo. Anche dal punto di vista musicale, le differenze rispetto a coevi di maggior successo come Banco del Mutuo Soccorso e PFM appaiono evidenti: nonostante l’utilizzo della doppia tastiera e del flauto, i Biglietto per l’Inferno suonano molto più pesanti e si avvicinano maggiormente ai Rush e ai Led Zeppelin che ai Genesis o ai Jethro Tull. 

Il grande apprezzamento della critica, seppur non accompagnato da un pari riconoscimento commerciale, porta la band a lavorare su un nuovo album sotto la supervisione di Eugenio Finardi. La piccola etichetta discografica che lo produce tuttavia fallisce e il disco, pur essendo stato già interamente registrato, non vede la luce (verrà pubblicato solo nel 1992 con il titolo di Il Tempo della Semina). Il gruppo, all’apice del successo, si scioglie e Claudio Canali abbandona definitivamente la scena, iniziando un faticoso viaggio interiore che prima lo conduce come altri suoi coetanei in India e poi lo spinge a unirsi al movimento Hare Krishna. “Arrivavo a casa la sera e stavo malissimo”, avrebbe confessato qualche tempo dopo in un’intervista, “non ero felice. Né le droghe che ho sempre rifiutato, né le relazioni con le ragazze potevano riempire il mio vuoto: non erano amori puri. Avevo bisogno di un’amicizia vera. Quando ero da solo, stavo male”.

È l’incontro con Fra’ Mario Rusconi, monaco benedettino dell’Eremo della Beata Vergine del Soccorso di Minucciano (Lucca), a cambiare completamente la sua vita. Canali ne rimane conquistato e nel 1990 decide di abbracciare la regola benedettina, ritirandosi in quel meraviglioso angolo di paradiso incastonato sulle pendici del Monte Uccello, tra la Garfagnana e la Lucchesia. Nel silenzio delle montagne Fra’ Claudio non smette di coltivare i suoi talenti e continua a scrivere, comporre e dipingere, nascosto al mondo e ignaro del culto che intanto si sta sviluppando intorno a lui e ai Biglietto per l’Inferno.

L’interesse dei fan alimentatosi dopo la diffusione della notizia della sua scelta inizialmente infastidisce la minuscola comunità eremitica, ma poi il tipico senso di ospitalità benedettino ha la meglio e in breve Minucciano diventa meta di un pellegrinaggio discreto e costante. I monaci accolgono tutti, facendo sentire a casa gente di ogni età e provenienza. Fra’ Claudio, rasserenatosi col suo passato, benedice la reunion dei suoi vecchi compagni di band e presenzia al loro primo concerto. “Non salvavo niente della mia vita precedente”, dirà in seguito, “poi ho capito che Dio perdona e dimentica. E anche nelle mie canzoni di allora ho riconosciuto l’educazione cattolica della mia famiglia. Anche il brano più famoso, Confessione, riflette sul perdono che presuppone sempre il pentimento. Qualche mio amico di allora non si è meravigliato che fossi andato in monastero. Era un fuoco sotto la cenere”.

Io sono andato all’Eremo una sola volta, da ragazzino, insieme ad Enzo, una persona a me molto cara volata via anche lei troppo presto. A quel tempo non avevo ancora idea di chi fosse Fra’ Claudio, né tantomeno avevo mai ascoltato i Biglietto per l’Inferno. Arrivammo prima dell’alba, perché Enzo conosceva i monaci e i loro ritmi e voleva che mi gustassi appieno ogni singolo momento della loro giornata. Ascoltammo dal fondo della cappella le lodi mattutine intonate dalla voce cristallina di Fra’ Claudio, mangiammo insieme a lui e ai suoi due confratelli e ci parlammo a lungo, accompagnandoli nelle attività quotidiane fulcro dell’antico ora et labora.
Al momento dei saluti, Fra’ Claudio mi strinse forte la mano e mi fissò sorridendo. A distanza di tanti anni sento ancora il calore di quello sguardo, gli occhi chiari e sereni di un uomo che aveva finalmente trovato la pace.

2 commenti leave one →
  1. vito permalink
    28 agosto 2018 16:54

    Gran bella persona !

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  2. 28 agosto 2018 23:35

    Un caro amico che se n’è andato. Due anni fa gli avevo spedito la bella autobiografia di Bill Bruford, un’altra bella persona.

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