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L’arancino/a del male: intervista agli HAUNTED

1 luglio 2018

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Per me è un piacere parlare ancora di una delle realtà più fulgide della nostra scena, gli Haunted. Il loro nuovo album Dayburner è un ascolto che convince da subito e migliora col tempo. Il bassista Frank Tudisco risponde ad alcune domande del vostro affezionatissimo per gettare un po’ di luce su un fenomeno che non può essere ignorato e che probabilmente vedremo molto presto sui cartelloni di alcuni festival, o di supporto ad altre band in giro per l’Europa.

Che rapporto avete con l’occultismo, che sembra essere tematica ricorrente dei vostri lavori?
Solo alcuni di noi sono seriamente coinvolti e nutre un reale e profondo interesse per l’esoterismo o per la magia, questi finiscono per caratterizzare il pensiero simbolico degli Haunted, che tutti condividiamo anche se ognuno a suo modo.

Siete arrivati come un fulmine a ciel sereno in una scena davvero enorme all’interno di un genere che è sempre più in voga, pubblicando un singolo e due album nel giro di due anni, eppure chi vi ascolta sa poco di voi. Qual è stata la genesi degli Haunted?
L’occasione si è palesata poco dopo aver conosciuto Francesco Bauso (chitarra), da lì a breve abbiamo coinvolto tutti gli altri membri dando vita agli Haunted, nel tentativo di unire quegli elementi e quelle influenze che da sempre hanno affascinato ognuno di noi in quanto grandi appassionati di musica dall’immaginario orrorifico e logorato. Veniamo da una città davvero poco gratificante in cui ci si annoia facilmente e l’unica via d’uscita che abbiamo ritenuto in qualche modo costruttiva è suonare, comporre musica e condividere un sound pesantissimo dai toni scuri e dalle cadenze lente e scandite. Un’idea che risale ad una volontà reiterata nel tempo a cui non siamo più disposti a rinunciare. In fondo, siamo ancora quei bambini che scoprono l’euforia che si cela dietro un giorno particolarmente buio e piovoso. 

Cristina è davvero brava e il suo apporto alla vostra musica colpisce immediatamente, al di là dell’indubbia qualità dei riff. Qual è la sua formazione musicale?
Cristina è stata una grande scoperta per tutti noi compreso sé stessa e continua ad esserlo giorno dopo giorno ancora oggi. La sua formazione musicale consiste in un paio di cuffie e walkman da cui non si è più separata sin da quando muoveva i primi passi.

Che ne pensate di festival come il Roadburn? avete avuto contatti con loro?
C’è arrivata una vocina all’orecchio, ma aspettiamo di saperne di più quanto prima. In ogni caso è uno di quei festival a cui prima o poi ci piacerebbe partecipare.

Due parole riguardo alla scena odierna. E mi riferisco alla vostra scena cittadina (vengono in mente nomi storici tipo Schizo o Novembre) ma anche a quella europea. Quali gruppi salteranno fuori secondo voi in un futuro prossimo e quali stiamo ignorando colpevolmente al momento?
Beh, per quanto riguarda la nostra città non c’è alcun tipo di panorama musicale rilevante al momento, ma speriamo sempre che qualcuno spunti fuori come a suo tempo fecero i nomi da te citati. L’Europa pullula di new kids on the block e ci saranno almeno una decina di band che prima o poi salteranno allo scoperto, tra questi non vanno assolutamente ignorati i francesi Deathbell, con cui siamo alle prime battute per l’organizzazione di un tour, il duo berlinese Grin e soprattutto gli svedesi Alastor, ex compagni di label, pronti a fare il grande salto… vedrai, time shall tell.

Le vostre influenze a livello lirico?
Per la maggior parte, oltre che delle linee vocali, Cristina si occupa anche dei testi. Nichilismo, amore e morte, con un pizzico di stregoneria, rappresentano perlopiù i temi principali. Essendo una lettrice piuttosto affamata si ritiene particolarmente influenzata da quegli autori che l’accompagnano nei propri viaggi onirici quali Sylvia Plath, Emily Dickinson, Virginia Woolf, Marguerite Duras, Arnie Ernaux e le tre sorelle Brönte, solo alcuni per sprofondare nel mistero femmineo insondabile.

Parlaci un po’ della Twin Earth Records, etichetta americana con pochi lavori pubblicati ed un roster piccolo, stando alle info sulla rete. Vi danno un supporto adeguato? Pensate che le etichette contino ancora come in passato, a livello underground?
La Twin Earth è per l’appunto una piccola etichetta che tenta di uscire sempre più allo scoperto pur affrontando le fatiche e le difficoltà del caso. Ric Bennett è una brava persona e un buon amico che ci ha supportato come ha potuto e che soprattutto qualche tempo addietro ci ha aiutato ad uscire fuori dall’anonimato. Oggi per via dei social network, probabilmente le label non hanno più lo stesso peso che hanno avuto in passato, ma ciò nonostante la distribuzione resta comunque uno step difficile a cui far fronte senza una buona rete di contatti in giro per il pianeta.

Avete già pensato a qualche data europea? La mia speranza da emigrato è di potervi vedere in Polonia, il paese in cui vivo, assieme a qualche nome della valida e prospera scena locale.
Siamo in contatto con alcune band europee ed una italiana e stiamo facendo del nostro meglio per organizzare un paio di tournee nella Mitteleuropa, stiamo anche collaborando con diverse booking agency e speriamo di trovare un accordo al più presto. Certamente la Polonia è nei nostri obiettivi e prima o poi ci verremo: è solo una questione di tempo.

Una cosa di cui mi interessa molto parlare: vedo che state supportando i vecchi formati di una volta, come le cassette ad esempio, alle quali mi pare di capire abbiate sacrificato persino il formato LP, tanto in voga ultimamente. Non vedo infatti l’opzione del disco in vinile in vendita su Bandcamp, e nemmeno sul sito della Twin Earth.
Stiamo supportando un po’ tutti i formati, ma per nessuna ragione al mondo saremmo mai disposti a sacrificare il vinile. Stavolta abbiamo un po’ cambiato le carte in tavola e voluto scommettere sull’operato di più etichette, così la Twin Earth Records si è occupata di stampare unicamente la versione in CD del nostro nuovo album, la Graven Earth la versione in cassetta e infine per quanto concerne il vinile, uscirà in esclusiva ad Halloween per DHU Records, in diverse edizioni colorate.

Volete aggiungere qualcosa a quanto già detto e condividere un messaggio in particolare?
Sì, grazie a te per lo spazio concesso e a tutti coloro che ci seguono e che ci leggono in questo momento.

Ultimo, FONDAMENTALE quesito: arancino o arancina?
La nostra isola è sempre stata ricca di arance e, considerato che gli arabi amavano appallottolare il riso con le mani, non abbiamo dubbi su chi siano stati i padri. Essi non ci hanno lasciato però traccia nella letteratura che possa attestare con assoluta certezza l’esatta pronuncia del nome. Il primo dizionario Siciliano-Italiano che registra la forma “arancinu” risale infatti al 1857. Tuttavia, “arancino” è il nome più diffuso e soltanto nel palermitano, nonché in alcune zone del ragusano in cui compare con entrambi le forme, è chiamato “arancina”.

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  1. sergente kabukiman permalink
    3 luglio 2018 15:41

    La band spacca ma il fantomatico ritorno della cassetta a me fa un po’ cacare. Comunque dalle mie parti se dici arancinA ti becchi un pugno in faccia da tutte le nonne del quartiere, quindi sapete da che parte sto io.

    Mi piace

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