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Avere vent’anni: COLLE DER FOMENTO – Odio Pieno

28 novembre 2016

odio-pienoI Colle der Fomento sono nella mia vita pressoché da sempre. Fra tutti i dischi di cui abbiamo parlato da quando è partita questa rubrica, Odio Pieno è il primo caso in cui di primo acchito i vent’anni trascorsi mi erano sembrati anche pochi. Credo che la confusione nasca dal fatto che quando l’album uscì il gruppo aveva già una certa assiduità e reputazione per quanto riguarda lo sfondare palchi. Infatti, nonostante il rap non fosse certo tra la mie priorità (avrò avuto sì e no tre dischi tra Beastie Boys, Cypress Hill e Public Enemy), per ragioni legate alle mie frequentazioni dell’epoca ero abbastanza presente alle varie serate del rap capitolino. Durante gli anni del liceo ero infatti l’unico della mia cerchia tribale ad essere appassionato di musica del demonio. Ovviamente avevo piena coscienza dello stigma di sfigato che la cosa portava con sé: sul muro della palestra scolastica ci scambiavamo goliardicamente insulti a colpi di UniPosca e mentre gli altri si beccavano insulti classici quali frocio o calabrese a me toccò l’ingiurioso epiteto di “Greco Metallaro”. Quindi anche per ovviare a questo fatto tutto sommato ero ben felice di frequentare anche altri giri. Che poi le serate dell’allora Rome Zoo (la sigla che riuniva un po’ la totalità della scena hip hop romana dell’epoca) erano una cosa davvero fenomenale: età media bassissima, un’atmosfera da festa molto inclusiva del tipo più siamo meglio è, musica, erba, breakers e poi ci stava pure la fregna che era una roba che ai concerti metal era impensabile. Insomma tutto fico ma rimaneva comunque una cosa estranea perché a casa continuavo a sentire le cose mie e non mi era ancora arrivato in mano il disco giusto.

Odio Pieno me lo passò il Cannas (mio compagno di pippe e fumetti Marvel fin dalla più tenera pre-adolescenza) e l’amore fu immediato. Non poteva essere altrimenti, l’intro si chiamava Lato Oscuro e aveva un campione del respiro di Darth Vader che andava in loop per un paio di minuti. Rima dopo rima la sensazione di appartenenza aumentava a dismisura. Dai supereroi al porno era tutto un parlare la stessa lingua. La vicinanza di riferimenti e ganci alla quotidianità era impensabile rispetto a qualsiasi altra cosa avessi mai ascoltato. Quello che era il mio mondo era finito su un cd e il gruppo era riuscito a trovare una propria specificità partendo da una forma culturalmente lontana, un’operazione per niente facile. Odio Pieno (come anche tutto quello che hanno fatto dopo) conserva un suo essere di strada ma senza per quello doversi forzare in ridicole pose da ghetto senza nessuna attinenza con la realtà dalla quale provenivano. Perché il punto di osservazione era pur sempre quello di gente proveniente da un posto in cui la cui maggior preoccupazione dei pischelli era avere la camicia della Ralph Lauren e il motorino Honda SH 50 per non sentirsi esclusi. Non esiste nessun album con cui io abbia una tale prossimità fisica, data l’amicizia di cui sopra poteva capitare di scambiare due parole con loro al parco sotto casa o pure che una sera finissero a casa tua a vedere MTV a tarda notte. Questa prossimità mi rendeva in qualche misura  fiero e fece di me un vero tifoso del gruppo. Non vorrei però che si pensasse che il tutto si riduca ad un campanilismo del quartierino, manco per niente, quello che mi ha lasciato Odio Pieno è qualcosa di profondo ed è poi il vero cuore del discorso.

rome-zoo-flyer

Odio Pieno ha cambiato il mio approccio alla musica, gli ha strappato un’aura mitologica per renderla una cosa reale e tangibile. Se non lo avessi mai ascoltato sarei forse rimasto per sempre incastrato in quella liturgia da Led Zeppelin IV, sapete cose tipo: il grande capolavoro, le settimane in classifiche e il jet privato come parametri di considerazione. I grandi raduni, i biglietti in prevendita, lo stardom come unica dimensione possibile. Se vogliamo, a prescindere dal genere, la mia passione per l’underground nasce da lì. Di fondo c’era l’idea che, volendo, anche tu avresti potuto farlo, certo toccava avere le palle e le capacità necessarie, e io di sicuro non ho mai avuto le une né le altre. Oggi son buoni tutti a millantare personalità straripanti facendosi le foto ai tatuaggi. Ma è un’esposizione finta e ridicola. Cerchi riconoscimenti? Sali su un palco, agisci, fai qualcosa e rischia di beccarti le banane che da dietro dodici filtri di Instagram sono buoni tutti.
La conseguenza di tutta questa desacralizzazione è che ho cominciato a prestare sempre più attenzione alla sostanza e all’attitudine, una cosa che da ascoltatore mi porto ancora appresso. Che siano il Colle o gli High On Fire se sono divenuto un nemico dichiarato della roba scrausa lo devo anche a loro. Perché sì, è una questione di testa e non solo di gusto.

Tutto in Odio Pieno ha il sapore dell’affermazione di sé, del non accontentarsi, del voler aspirare a qualcosa di differente. Perché se tutto quello che ti propongono come valore supremo è il K-Way alla moda, il posto in banca o il macchinone nuovo, è pure giusto dire che l’offerta ti fa schifo. E che sia il rap, il metal, l’hc o chissà che altro a fartelo capire alla fine cambia poco.
Li ho visti l’ultima volta poco più di un anno fa e hanno fatto un live pazzesco, forse il migliore che gli abbia mai visto fare. La sensazione che mi hanno lasciato, la sparo grossa, è che a modo loro oggi abbiano raggiunto lo stesso livello di integrità di gente tipo i Fugazi o i Black Flag. Forse avrebbero potuto avere più successo per quelli che sono i parametri classici del termine, in ogni caso dubito seriamente che ci perdano il sonno la notte perché quello che sono diventati oggi vale molto di più. Hanno creato un qualcosa che nessuno gli può toccare. Hanno reso migliore la vita di un sacco di gente e ogni volta che salgono su un palco queste stesse persone li ripagano con vero amore, hanno messo insieme una discografia esigua ma incontestabile e oggi spaccano esattamente come venti anni fa. Non ce ne sono mica tanti così. (Stefano Greco)

3 commenti leave one →
  1. Rufus permalink
    28 novembre 2016 10:40

    M’è venuto il coccolone quando ho aperto il sito e ho visto… Ho scoperto questo disco più tardi, nel 99/2000 quando per un paio di anni abitai con un paio di b boy fieri. ‘Sti due e i loro amici mi fecero scoprire grandi cose.
    Ricordo quando andammo a vederci i Colle ad Arezzo ad una jam in uno skatepark. Arrivarono incerottati, ingessati, tutti mezzi rotti che avevano avuto un incidente col furgone. Salirono sul palco e spaccarono. Mi chiesi quante band a quel punto lo avrebbero fatto…

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  2. blackwolf permalink
    28 novembre 2016 19:52

    siete un blog serio, perché anche se siete un blog di musica metal ,date riconoscimento ad un gruppo come i colle. L’attitudine vera, come hai detto tu, è trasversale al genere che ti piace… e questi è 20 anni che danno lezioni di attitudine… negli ultimi anni ho cercato di vederli un sacco di volte, hanno fatto anche le date come collettivo “good old boys” con Kaos, nada..quando riuscirò a sfatare questa maledizione, sarò contentissimo…

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  1. Sick Of It All // Growing Corcern // No More Lies @Traffic, Roma – 11.4.2017 | Metal Skunk

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