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True believers: perché POVIA è un vero punk e piscia in testa a tutto l’indie italiano

17 maggio 2016

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Una decina d’anni fa ero relativamente informato sul panorama “rock indipendente” perché, in una fase vivaddio transitoria di disorientamento personale generalizzato (gli anglofoni parlerebbero di “quarter-life crisis”), mi ero fissato che “dovevo essere informato su quello che accadeva“. Compravo pure Il Mucchio, per dirvi come stavo messo una chiavica. Poi, invecchiando, mi sono reso conto di quanto il tempo sia prezioso e che pertanto, quando se ne ha in avanzo, è più costruttivo spenderlo sulla pagina bandcamp della Dark Descent. Oggi, se un non adepto mi interpella su quali siano a mio parere le migliori band italiane contemporanee, rispondo senza esitare Cripple Bastards e Whiskey Ritual chiudendo subito la conversazione. Nondimeno, avendo una vita sociale non limitata al Traffic e al Sinister Noise, mi capita ancora, ogni tanto, di entrare in contatto con quella roba. Alla fine ci sta che la tua donna ascolti, che ne so, Dente o Le luci della centrale a turbogas, basta che si parta dal presupposto che è roba da femmine come la birra piccola e i corsi di taglio e cucito. Il primo disco de I Cani mi era pure piaciuto, poiché descriveva un contesto a me familiare (vivo nell’Urbe dal ’99) con un sarcasmo assolutorio da commedia all’italiana. Tuttavia era sempre un discorso autoreferenziale, non costruttivo. Io ‘sti giorni starei rileggendo l’Eneide cercando di ricordarmi la metrica del testo latino a fronte, quindi capite quanto mi può tangere se tu non riesci a rimorchiare al Circolo. Pure tu, poi, stai a Roma, con boschi di pelo straniero ubriaco per strada tutte le notti, e insisti nel volerti rimorchiare la figa di legno indie che, se proprio va bene, ti fa una pippa con le bacchette del sushi. Oh, solidarietà, ci son passato anch’io quando provavo a tacchinare nelle discoteche darkettone con risultati quasi mai apprezzabili. Ma ho smesso parecchi anni fa e, soprattutto, non ci ho scritto un libro. Se il tuo grande problema è che non chiavi, fatti pure tu un profilo su Couchsurfing. Qua non abbiamo tempo da perdere, ci sono tantissime cose da dire sull’Italia contemporanea delle quali pressoché nessun “creativo” ritiene di volersi occupare, tutto concentrato sul proprio interessantissimo ombelico. Difatti, le rare volte che qualcuno ci prova, fa giustamente il botto. E questo spiega il meritato successo dei vari Boris, ZeroCalcare e Lo chiamavano Jeeg Robot. Almeno un tempo c’erano i cantautori.

Mo’ non raccontiamoci fesserie, in quanto italiani, siamo tutti più o meno legati ai cantautori, anche solo perché li subivamo da mamma e papà. E a me i cantautori piacciono, sebbene avverta una maggiore sintonia attitudinale con Fred Buscaglione, Franco Califano o Gianni Drudi. Mi piace De André, anche se non riesco più ad ascoltarlo a causa dell’insopportabile culto laico postmortem che vi si è creato intorno (De André, nella vita reale, era un ubriacone sgarbato e antipatico). Mi piace Guccini, che ha avuto l’indiscutibile merito di propugnare l’alcolismo quale stile di vita desiderabile e positivo come manco il James Stewart di Harvey. Mi piace (a piccole dosi) Fossati, anche se a volte è più pesante dei Cough. Mi piace persino Venditti, nonostante sia romanista e quindi buoni preliminari di Champions, cari amici giallorossi. Forza Napoli a parte, la vulgata vorrebbe che Le luci della centrale a ciclo combinato e compagnia strimpellante siano gli eredi dei cantautori suddetti. È una colossale cazzata, o fratelli del vero metal. A questo ruolo potrebbero aspirare magari i gruppi neofolk italici, come gli Argine o gli Ianva, che però di potenziale commerciale ne hanno pochino (e non si capisce perché: in un’Italia più giusta gli Argine sarebbero primi in classifica). Manco la nostra scena punk-hardcore è più quella di una volta ma lì le cose erano andate a puttane già negli anni ’90. Chi è rimasto a cantare del Paese reale? Dopo essere rimasto folgorato dal suo ultimo capolavoro, Nuovo Contrordine Mondiale, finalmente ho una risposta: Povia.

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In pieno Kali-Yuga, le principali voci “contro” sono inevitabilmente reazionarie. Si tratta tuttavia di cicli, congiunture sociopolitiche, solo pochi decenni fa Povia sarebbe stato ritenuto “dalla parte giusta”. Io, personalmente, sarei d’accordo con El Greco quando afferma che “l’unica posizione politica seria resta sempre e solo l’essere contro l’umanità nella sua interezza“. A prescindere dall’essere seguace del Capro, rimango convinto che sarebbe stato molto meglio se la battaglia di Ponte Milvio fosse stata vinta da Massenzio. Nella mia vita precedente, nel primo secolo A.C., si stava tanto bene. Sì, c’era la schiavitù per debiti ma così imparavi a non farne (Povia direbbe che oggi siamo tutti schiavi per debiti, e non li abbiamo manco contratti noi). Non ci posso far niente se mi sono reincarnato in quest’epoca bizzarra. Le faccende sulle quali vi fomentate voi non le capisco. Come tutto il casino sulle unioni gay, per citare un dibattito che ha avuto Povia tra gli indiscussi portagonisti. Ai miei tempi chiudevi tua moglie in casa (insieme a un aitante schiavo nubiano), andavi alle terme e lo davi e lo prendevi come volevi, senza tanti patemi. Al massimo Marziale scriveva un epigramma per schernirti ma alla fine, se era tanto informato su quelle faccende, voleva dire che un po’ di nerchia, ogni tanto, garbava anche a lui. Non c’erano questioni tipo quella dei trans che non sanno se optare per il cesso delle donne o quello degli uomini, negli Usa un’importante emergenza nazionale, a quanto si apprende. Tu andavi alle terme, facevi il cazzo che ti pareva con chi ti pareva e, se tua moglie aveva qualcosa da ridire, la ripudiavi, lei si trovava un altro e pace. La vita era più semplice. Per mia sventura, oggidì mi ritrovo a convivere con voialtri che campate di verità assolute e indiscutibili. Ai tempi dell’Impero nessuno aveva niente da ridire se i daci o i parti credevano in dei diversi. Anzi, era giusto e normale. Ognuno era fatto a modo suo e si era tutti amici nella pax romana.

Trovandomi in disaccordo grossomodo con tutti, il mio unico metro di giudizio è pertanto il rispetto. E, nel panorama della canzone italiana, tra i pochi che mi sento di rispettare c’è Povia. È un vero rocker, lui. La cosa principale da sottolineare è che Povia non è un intellettuale organico, è bensì ribelle al punto tale da essersi addirittura messo di traverso alla fazione che si supponeva rappresentasse. Quando sorse il disgustoso casino su Eluana, lui scrisse La verità e tradì le aspettative di chi si schierava a prescindere contro l’eutanasia (“Poteva ancora avere dei figli“: ma li mortacci tua) con una canzone empatica nei confronti delle ragioni di Beppino Englaro, al quale aveva pure chiesto l’autorizzazione prima di portare il brano a Sanremo. Povia ha le sue convinzioni ma non si fa ingabbiare nelle partigianerie ideologiche, è un artista indipendente sul serio. “Non fraintendetemi, non voglio fare il santo perchè non lo sono, anzi, forse è proprio per questo che sento la necessità di ripulire sempre la mia anima attraverso l’unico strumento pulito che conosco: la musica e le canzoni”, ci spiega. Povia, da cattolico genuino, non ti giudica se ti garbano la cocaina e le bagasce. Non è un santone o un predicatore. È un non allineato fino in fondo. Povia è uno dei pochi veri punk rimasti in Italia. Il gusto della provocazione contenuto in questo brano è inarrivabile:

Ho ascoltato qualche pezzo di Nuovo Contrordine Mondiale e, veramente, massimo rispetto. Vi sembra normale che pezzi intitolati Job Act (senza “s” ma ‘fanculo gli anglicismi) e Il debito pubblico li scriva Povia e non un gruppo hardcore? Il Mario Draghi chirurgo cattivo che appare nel video della fondamentale Chi comanda il mondo sarà “gentista” quanto volete ma, siamo sinceri, non ci aspetteremmo un maggiore spessore espositivo da un gruppo grind da centro sociale che affronti le stesse tematiche. I messaggi diretti alla massa, del resto, devono essere semplici e di sicura presa. Sostengono i conflitti per fare più profitti, Meglio una moneta sovrana che una moneta puttana o Siamo servi di queste sorridenti merde dovremmo sentirlo cantare dalle band che aprono le serate al Forte Prenestino non da uno che va a Sanremo. E invece mo’ ci ritroviamo a constatare che Povia è più antisistema di qualsiasi cosa abbia cacciato fuori la scena “indipendente” italiana negli ultimi anni. E, da terrone, su questo commovente inno neoborbonico, confesso che la lacrimuccia mi è scattata. Hail to Povia. (Ciccio Russo)

21 commenti leave one →
  1. weareblind permalink
    17 maggio 2016 12:34

    Ciccio io ti voglio bene, ma ti rendi conto di quanto hai scritto su Povia? Per inciso, mai sentiti i cantautori, e meno male. Tutta la roba di cui mi parli mi è estranea. Io a 13 anni ho sentito Use Your Illusion e il mio destino è stato segnato. A 14 The Number of the Beast.

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  2. 17 maggio 2016 13:07

    Ciccio, ho due nomi per te: Fucktotum e Koza Noztra.
    Nonostante sia ormai un progressivone segamentaloso, le mie pulsioni anti-sistema vengono perfettamente appagate dall’ascolto di “Strategia della Tensione” o “Ci vorrebbe un po’ di Pol Pot”.
    Provate anche voi, anche il vostro dentista se ne accorgerà!

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  3. 17 maggio 2016 14:53

    Capolavoro.

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  4. MorphineChild permalink
    17 maggio 2016 15:46

    il gusto per il trash e la rivalutazione di musicisti indifendibili sono capisaldi della cultura alternatindie, non mi sorprenderei se qualcuno scrivesse ‘ste cose seriamente.

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  5. Breuer permalink
    17 maggio 2016 18:43

    Riguardo gli Argine, di sicuro fare canzoni in cui sostanzialmente dicono “mamma ti ricordi che figata i bombardamenti?” (Rifrazioni, ed è pure bella mannaggia) e dedicare dischi a membri della banda Koch (Memorie) non aiuta la loro popolarità! E devo dire che qualche problema lo causa pure a me, anche se canzoni come Novecento andrebbero nominate e ascoltate circa ogni volta che si parla di neofolk. Non so se però mi piacerebbe vivere in un paese in cui la maggior parte della gente ascolta questa roba, mi immagino che ambientino.
    Gli Ianva invece mi fanno abbastanza tristezza.
    Riguardo Povia: forse il motivo per cui l’hardcore non mi ha mai preso più di tanto è lo stesso per cui non sentirei mai un suo disco! Chiave di lettura interessante
    Only true believers will survive the storm of evil!

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    • 17 maggio 2016 19:43

      “Mamma ti ricordi che figata i bombardamenti” mi ha steso. Per quanto personalmente non mi susciti problemi, alla lunga un certo tipo di risvolto ideologico diventa limitante non solo dal punto di vista commerciale ma perché finisce per diventare uno stereotipo obbligatorio, quasi a doversi per forza adeguare ai canoni estetici “internazionali” di un genere che dovrebbe essere “identitario”, ed è un paradosso. Ovvero, con l’enorme tradizione culturale che abbiamo in quanto italiani, mi piacerebbe ci fosse più gente che va a recuperare la musica e le tematiche del rinascimento e del barocco. Insomma, più Ataraxia e meno Tony Wakeford all’amatriciana. E allargo la definizione anche a gente come gli Ardecore, che apprezzo tantissimo, così come spaccavano i Calle de la Morte.

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      • Breuer permalink
        19 maggio 2016 19:36

        So che li conosci ma vanno citati: i Camerata Mediolanense hanno sia il rinascimento che i risvolti ideologici =D (e Campo di Marte è un discone).
        In linea generale sono d’accordo: non guasterebbe se la provenienza (e la sua ricchezza culturale) avesse un peso diverso. All’atto pratico però i vari Roma Amor e compagnia non mi dicono sostanzialmente nulla, non so se perché non sento particolarmente mio quel retroterra o perché al contrario ne sono così imbevuto che mi tiene alla larga. Per dire, sono decisamente sbilanciato verso le cose tedesche, tipo Jaennerwein o Leger des Heils (Memoria!) per non fare sempre gli stessi nomi. Ma mi vengono in mente i Derniere Volonté, francesissimi e la fisarmonica mi fa impazzire. Magari se fossi francese non succederebbe, non so.
        Almeno a livello di tematiche però ci sarebbe solo da guadagnare se i gruppi (di tutti i generi) non facessero finta di venire tutti dal Finnmark o dal New England, e non lo dico per ragioni di avtarchia, che non condivido, ma perché c’è molta più ricchezza se si parla di qualcosa con cui si è convissuti. Per citare qualcosa che non c’entra nulla: adoro La Voce dei Morti dei Malnàtt. I poeti che compaiono sono per forza “vicini”, se non altro perché hanno vissuto il mese di Novembre in nord Italia, non in Norvegia.

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      • 19 maggio 2016 20:28

        Campo di Marte è un discone sì e mi garbano anche i Derniere Volonté. La Francia ha sempre avuto una bella scena, mentre su quella tedesca ammetto di essere ignorantissimo, quindi recupererò i gruppi che citi. I Roma Amor tendono a essere un po’ svenevoli ma temo mi piacciano proprio per questo.

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      • ignis permalink
        20 maggio 2016 20:40

        Consiglio allora l’ascolto di Orplid e, soprattutto, Forseti.

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      • 20 maggio 2016 23:02

        Ottimi i Forseti!

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      • ignis permalink
        21 maggio 2016 12:36

        Il povero Andreas Ritter ci sapeva proprio fare… Anche se l’atteggiamento generale del neofolk tedesco, contraddistinto da eccessiva chiusura nazionalistica, non mi piacque mai per nulla. Lo stesso Forseti una volta rifiutò un’intervista in inglese perché la voleva fare in tedesco (ma magari era solo stanco o scazzato)… Peccato che, quando si trattò di ospitare Douglas P. per una canzone in inglese – la peraltro splendida Black Jena, che rende bene l’atmosfera della città di Andreas -, lo fece senza grossi problemi (almeno immagino così sia andata).
        A me piacciono molto anche gli Ianva, che si muovono bene tra felice slancio dannunziano e triste e divorante decadenza.
        Ma perché non ci vediamo tutti al Fosch Fest, così parliamo una volta de visu? Ammesso che ci andiate…
        Ciccio lo voglio riconoscere dalla maglietta di Fulci.

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      • 21 maggio 2016 23:52

        Il fine settimana prima sono a Barcellona per i Twisted Sister, quindi non credo di riuscire a organizzarmi per tutto il festival ma almeno il sabato dovrei farmelo, nel caso vengo con la maglietta di Lucio Fulci.

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  6. 17 maggio 2016 19:38

    Mi sento un po’ sballottato nei miei capisaldi, cioe` che Povia sicuramente NON facesse parte delle persone credibili

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  7. larshetfield permalink
    17 maggio 2016 22:07

    se mi avanza tempo, lo uso per farmi le pippe altrochè

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  8. Kai permalink
    18 maggio 2016 00:05

    Povia sarà anche indipendente da tutto e da tutti ma scrive e dice tante di quelle stronzate che penserei seriamente a un TSO per lui. Pensare con la sua testa poi boh! Si beve qualsiasi coglionata complottista gli si propini e la mette in musica, veramente questo è il nuovo “essere “punk” e “king della scena indie”?
    Un pò di cognizione di causa non guasterebbe.

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  9. sergente kabukiman permalink
    19 maggio 2016 19:30

    oh ci voleva povia per smuovere dal torpore la sezione dei commenti

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