ARGINE – “Umori d’autunno” (ARK Records)

Argine - Umori d'AutunnoI lettori di Metal Shock più affezionati ricorderanno senz’altro il mio amore per gli Argine, dimostrato anche nel 2004 quando incensai sulle pagine della rivista il loro eccellente ‘Le Luci di Hessdalen’ (9/10). In quel disco la band attuava una mutazione stilistica notevole recuperando pesantemente le proprie radici post-punk e mettendo in secondo piano il passato più vicino al neofolk. Ho atteso a lungo il successore e dopo sei anni è finalmente qui. Ancora una volta si sono dimostrati in grado di compiere un percorso evolutivo notevole: le sonorità del passato sono a tratti presenti ma la sostanza del lavoro è di nuovo distante da tutto quanto fatto in precedenza. In particolare, rispetto al disco di sei anni fa la discontinuità è notevole: tanto quello era semplice e immediato quanto questo è invece per la gran parte molto ricercato, a partire dai testi raffinatissimi per finire al packaging elaboratissimo. La grande abilità degli Argine è stata quella di riuscire a operare una sintesi che ha reso un album così lavorato di semplice ascolto, in altri termini hanno reso fruibile un’opera difficile perfino da descrivere. Il filo conduttore del disco non è infatti strettamente musicale, tutto gira intorno all’autunno e le sue tonalità di grigio, ma non necessariamente in senso di decadenza, anzi, come accennato opportunamente dalla bio anche come ritorno delle energie dopo la pigrizia estiva. In conseguenza di questo, poco importa se troviamo nello stesso album un paio di pezzi che rimandano addirittura al primo loro lavoro ‘Mundana…’, uno (‘Dicembre’) che poteva anche stare su ‘Le Luci…’, alcuni che recuperano il neofolk (un paio di passaggi musicalmente possono ricordare i Death in June, ma dal punto di vista lirico e concettuale siamo su mondi diversi), uno capace di unire ambient, spoken word e chitarra acustica registrato in presa diretta  (‘Insofferenza’) e altri estremamente personali al punto da non poter essere descritti citando altri gruppi come riferimenti. Come accennato, non è rilevante, perché nonostante la grande varietà di stili e umori il disco è tutto fuorché slegato. Ultime note di merito per l’immensa cura dei particolari (il tanto tempo speso evidentemente è stato utilizzato bene) e come al solito per il violino di Edo Notarloberti che, seppur meno in evidenza del solito, apporta al tutto il consueto tocco di classe. Se siete tra quelli che non disdegnano uscite dal metal tenetelo in serissima considerazione. In conclusione, siamo di fronte al disco della maturità per gli Argine, e nonostante sia passato più di un lustro sono costretto a ripetermi: questa band non si stanca di proporre cultura con la C maiuscola e merita un posto nelle realtà italiane d’eccellenza. (Fabrizio “Er Doom” Socci)