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Fare macello: BAPHOMET’S BLOOD – In Satan We Trust

7 marzo 2016

Baphomets

In sette anni possono succedere un sacco di cose; uno fa in tempo a sposarsi, avere un figlio, divorziare, farsi cogliere da crisi mistica e mollare tutto per andare ad allevare capre a impatto zero in una comune sull’Aspromonte. In campo musicale, poi, non parliamone: sette anni bastano a racchiudere l’intero ciclo vitale di una band o addirittura di tutta una scena. Tanto più se la scena in questione è fondata sul puro revival come lo è stata quella speed/thrash esplosa a cavallo degli anni ’10, che sembra ormai entrata in piena fase di reflusso, seminando il panico fra i produttori di giubbini smanicati e toppe degli Onslaught, che probabilmente si troveranno costretti entro breve a svendere tutte le giacenze di magazzino all’ISIS pur di alzare due spicci.

Se non altro, a consolare i nostalgici dello scapoccio e del satanismo pestone è arrivato a inizio 2016 il ritorno degli ascolani Baphomet’s Blood, che nell’ondata revival di cui sopra si erano distinti infilando, fra il 2006 e il 2009, una tripletta di album zozzi e ruvidi come Satana comanda, per poi interrompere quasi del tutto la pubblicazione di nuovo materiale pur mantenendo un’attività live intensissima sia in Italia che all’estero.

La buona notizia è che nonostante siano passati quasi sette anni dall’uscita del loro penultimo LP Metal Damnation, per la band capitanata da Necrovomiterror è come se fossero passati solo sette mesi. Di nuovo il quarto disco (come sempre stampato solo su vinile) porta solo una produzione un pelo più curata che finalmente lascia un po’ di respiro anche ai toni bassi valorizzando l’ottimo lavoro di batteria di S.R. Bestial Hammer. Per il resto, In Satan We Trust riprende pari pari il discorso interrotto nel 2009 e non ha neanche senso farne un’analisi approfondita, tanto gli ingredienti e le influenze sono quelli di sempre: Motorhead, Venom e primi Slayer rinforzati con l’attitudine trucida di certe vecchie glorie della scuderia Osmose.

Niente di nuovo, insomma, ma del resto nessuno si aspettava rivoluzioni. In questo genere conta solo la cazzimma, e da questo punto di vista In Satan We Trust non delude, inanellando quaranta minuti di puro escapismo old school all’insegna dello sfascio e delle corna in faccia alla gente, senza particolari cali di tensione e con almeno un paio di chicche (su tutte la bulldozeriana Whiskey Rocker e lo spudoratissimo omaggio a Hell Awaits del brano d’apertura) che già bastano a candidarlo a possibile disco dell’estate 2016 e sicuramente faranno saltare un bel po’ di vertebre cervicali in sede live. Io manco dall’Italia da anni e purtroppo non ho mai avuto l’occasione, ma mi confermano da più parti che Necrovomiterror e compagnia dal vivo fanno il macello grosso: segnatevelo pure per la prossima volta che la vostra metà vi chiede di regalarle una serata romantica.

Una menzione speciale per la cover di chiusura del disco: questa volta tocca a Elég degli ungheresi (e per me finora sconosciuti) Fáraó. Guardate il video originale e chiedetevi se non è così che vorreste diventare arrivati ai cinquant’anni. (Andrea Bertuzzi)

7 commenti leave one →
  1. 7 marzo 2016 13:10

    Perché “disco dell’estate”?

    Liked by 1 persona

  2. Andrea permalink
    7 marzo 2016 14:57

    Perché è perfetto per l’aria aperta, la carne sul fuoco, la birra gelata e lo sfascio. O che vuoi fa la grigliata ascoltando i Tyranny?

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  3. sergente kabukiman permalink
    7 marzo 2016 16:20

    gente di cui ci si può fidare!

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  4. weareblind permalink
    8 marzo 2016 07:44

    Molto interessante, prendo nota.

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