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La prova del tempo

13 febbraio 2015
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Esattamente 45 anni fa l’uomo inventò il metallo

Solitamente, in questo periodo, diciamo nei primi mesi del nuovo anno, mi capita di ripensare a ciò che è appena stato, a quello che la ‘scena’ ha messo sul mio piatto e provo a tirare la riga finale. Troppo spesso penso di aver buttato giù una playlist non completamente centrata, un po’ frettolosa e, a volte, penso anche di averla sbagliata. Questa cosa mi capita più o meno da sempre ma con maggior intensità da quando esiste Metal Skunk e, quindi, da quando stilare ‘la play’ è diventato un affare di Stato. Così, vorrei buttar giù due righe, qualche riflessione, ma poi lascio sempre perdere per questo o quello. Invece ‘sta volta mi sono imposto di ripassare in rassegna tutte le vecchie classifiche di fine anno, personali e generali, ripartendo proprio da quel 2010, anno che vide la nascita del blog, per capire come nel tempo ho cambiato idea. Sono passati cinque anni. Vediamo cosa ne è venuto fuori.

La classifica del 2010:

Di tutta quella roba lì mi è praticamente rimasto solo Écailles De Lune, disco che avrò ascoltato fino alla nausea e ultimo momento indiscutibilmente buono di una carriera fantastica, poi finita nella banalità. Il successivo Les voyages de l’âme mi piacque non poco ma, considerando cosa sono diventati gli Alcest (dei fighetti senza speranza), ha cominciato a darmi sempre più fastidio, perché patente diagnosi di una malattia terminale. Poi, vabbé, tutti quanti si sono messi a copiare ‘sta roba con risultati più o meno scarsi (e qualche eccezione rarissima) a riprova del fatto che agli inizi i franciosi erano veramente dei grandi, e i vaffanculo si sprecano ancora. I Barren Earth mi avevano fatto girare la testa perché ultimi, in ordine cronologico, veri epigoni di un death melodico d’annata, vecchio ed intenso amore della mia (e della nostra) gioventù, come non se ne sentiva da tempo. In quanto prodotto surrogato, purtroppo, è stato veramente un attimo metterli nel dimenticatoio. Da primi in classifica a carneadi qualsiasi (anche perché il successivo The Devil’s Resolve suonava già come una copia della copia). Un disco che orgogliosamente urla anni novanta ad ogni piega di un songwriting ancorato a un decennio che è uno stato della mente, una frase bellissima che trasuda verità. Ciononostante, questo mi ha fatto riflettere su quanto stiamo diventando vecchi e a volte patetici nel nostro rincorrere epoche d’oro che non esisteranno più. Il disco in sé era molto, ma molto ben fatto, chi lo nega, ma se nella mia vita di tutti i giorni sento un attimo di nostalgia vado a risfogliare i classici, quelli veri. Avevo speso belle parole per i Black Mountain: mai più sentiti. Ora pare che mi stia dando la zappa sui piedi e invece no. Voglio dire, il mio giudizio su di loro è rimasto inalterato ma nel settore, stoner/prog/psichedelico, ne è uscita di roba in questi anni, roba che ha messo in ombra anche dischi molto ben riusciti, come il suddetto. Sui Blind Guardian post Middle-Earth non mi sento di dire nulla, qualcuno potrebbe offendersi, mentre il Burzum di Belus ancora resiste nello stereo e pure We’re Here Because We’re Here, che all’epoca non piacque a tutti (a me un botto), regge eccome.

Quella del 2011:

Che annata, quella. Su FallenMarch Of The Norse, Tiurida, Varjoina Kuljemme Kuolleiden Maassa e Torn Beyond Reason non è possibile cambiare idea: capolavori i primi due, indiscutibilmente ottimi gli altri tre. Un anno facile, che ci convinse pienamente tutti e fece navigare la ciurma di MS sulle onde del black metal (oggi, ma da un po’ ormai, sembra vincere a mani basse lo sludge/stoner, che sta vivendo un periodo di fertilità e gloria). Talmente efficaci che sembravano tirati fuori dal congelatore, ancora freschi e rappresentativi di un modo di fare BM ispirato e pieno di contenuti. Uno dei dischi più belli della carriera di Kim Larsen, sotto il moniker Of The Wand And The Moon, The Lone Descent è uscito nel 2011 ed è ancora vivo e vegeto, anzi più di prima. Il recente concerto che abbiamo atteso e vissuto con così tanto interesse ne è la prova lampante. Miglior rappresentante del mondo neofolk degli ultimi cinque anni almeno (e gli sto facendo pure torto). Una grandissima conferma, quella degli Eldritch, che tornano a fare prog metal con le tastiere e grandi palle quadrate. Viva il prog metal, quindi, ma QUESTO tipo di prog metal, non quello fatto di lagne e barocchismi da bancarella cinese. E quindi, viva anche i Symphony X di Iconoclast, degni e storici rappresentanti di quanto appena descritto. Postilla: e Back Through Time?

Quella del 2012:

Se il 2011 è stato un anno facile, il 2012 è stato un vero puttanaio. Ricordo che io e Ciccio quasi ci accapigliammo verbalmente con gli altri (ma avremmo anche fatto ricorso alle mani se la cosa non avesse preso la giusta piega) per imporre a tutti la Top 15. L’imbarazzo della scelta è l’espressione migliore. Confermo tutto (o quasi): MANOWAR, Enslaved, Anathema e Accept superiori alle migliori aspettative possibili. Sugli Alcest ho già detto tutto. I Turbonegro non li ho mai sentiti così vicini ai miei gusti ma cerco di comprendere e rispettare quelli degli altri. Del resto, i cinque norvegesi hanno una ATTITUDINE talmente evidente ed imbattibile che non li si può che amare a prescindere. Mi spiace che all’Hellfest abbia assistito solo ai due pezzi finali, ho sbagliato, perdonami Belzebù, ma ero stanco e ritenevo di potermeli evitare. Gravissimo errore. Un album dei My Dying Bride DEVE entrare in una classifica di fine anno, non se ne può fare a meno, ne ha diritto a prescindere, anche se non posso dire di aver poi piazzato quel disco in heavy rotation. Non so se vi capita, a me sì, ma certe mattine ti svegli con un pezzo dei MDB in testa e finisci per riascoltare tutta, ma proprio tutta di un fiato, la discografia degli inglesi. Se piazzi tutti i loro lavori in sequenza ne viene fuori un discorso unico, una specie di grande Heimat ma in versione doom metal: la storia di una vita, di una nazione, di un genere. Geni. Ecco, la discografia dei MDB sarebbe stata la migliore colonna sonora per Heimat. Forse avrei desiderato che i Dead Can Dance venissero elogiati un po’ di più, ma qui siamo a Metal Skunk non a Darkwave Skunk…

Il 2013:

Ancora un anno buono, meno intenso ma, col senno di poi, pur sempre buono. Sono deluso dal fatto che i Rotting Christ non siano finiti al primo posto assoluto e indiscutibile perché, ok, i Carcass sono quasi membri di famiglia e fanno parte del tuo background, poi il disco è tagliente, lacerante, quasi perfetto (chi non l’ha gradito non so veramente con che faccia riesca a guardarsi allo specchio la mattina), però, cristo santo, Κατά τον δαίμονα εαυτού è qualcosa di semplicemente indescrivibile. È forse l’album che meglio ha superato la prova del tempo. Dopo di esso, in ambito BM mondiale, non è uscito nulla di lontanamente paragonabile. Viva i Warlord, sempre, e viva anche i Clutch anche se (si veda il discorso sui Turboneger) non li sento particolarmente miei. Rispetto profondo, dunque, bel tiro, ma mentirei se dicessi di aver sentito Earth Rocker più di quattro volte in tutto. A parte Asa (anche qui, piazzare Vratyas Vakyas in classifica generale è un dovere morale), il resto della play mi lascia abbastanza indifferente al momento. E che la bandiera dei Black Sabbath sventoli sempre alta (se la pensate diversamente vi mandiamo Geezer Butler, il terrore del West, a sfondarvi il cranio). Hanno retto alla grande pure i Fintroll, ma questo è un mio problema personale… Bisogna fare un discorso a parte per i Lycia, autori di uno stupendo Quiet Moments, la cui uscita fu ignominiosamente da me ignorata, per poi correre ai ripari.

E infine l’ultima:

Se non fosse per AlestormFaith No More (a proposito, il nuovo album si chiamerà Sol Invictus e no, non è uno split, lo ha personalmente confermato Tony Wakeford al nostro avvocato) e pochi altri, sarebbe stato un anno da dimenticare, da buttare al cesso. E Ciccio ci aveva provato pure a mistificare gli exit poll facendo letteralmente sparire, nottetempo, Sunset On The Golden Age dal file definitivo. Per questo, ed altri affronti, verrai mangiato vivo dal Kraken. Mi dispiace che non tutti abbiano capito i Solstafir e che, inoltre, non ci sia stato un plebiscito su Mastodon e Sabaton. Questi ultimi, per esempio, ce l’hanno l’attitudine. Eccome se ce l’hanno, come cazzo fate a non capirlo, cristo di un dio?

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Invece abbiamo inserito ai primi posti gente che non se lo meritava proprio, dimenticandoci completamente di Yob e Pallbearer. Ok Earth, ok Triptykon (ma fino a un certo punto), poi vale quanto appena detto. Ancora bestemmio per la prova deludente degli Empyrium, insieme a quella dei Summoning (in minor misura) una delle sconfitte più pesanti di questa lunga tornata metallara. Alla fine vince clamorosamente la prova del tempo At War With Reality. E qui non si può fare un discorso sull’età dell’oro perché questo, signori miei, è un disco che ha un unico difetto, quello di riportare in copertina il nome degli At The Gates. Sì, perché se lo avesse inciso chiunque altro avremmo gridato al disco della madonna, e invece abbiamo sussurrato, in modo anche abbastanza pavido a volte, che forse, ma forse, bisognava tenerlo in maggior considerazione. A me sembrò non abbastanza devastante; a Roberto non è bastato proprio; un più soddisfatto Manolo lo giudicava sì autocelebrativo ma assolutamente non forzato; per Luca nulla più di un piacevole e gradito ritorno;  per Ciccio un dignitoso amarcord. Tutti ci siamo naturalmente imposti di non fare confronti con Slaughter ma ciò non è stato umanamente possibile. Sono sicuro che gli stessi ATG sapessero che sarebbe stato così per tutti che quelli che con SOTS sono cresciuti e fossi stato in loro non avrei svicolato l’improponibile paragone con esso, come diceva sempre Francesco, anzi avrei rischiato, perché non è un caso che The conspiracy of the blind sia il brano più bello del disco. Tutto avrebbe avuto molto più senso.

Ad ogni modo, alla fine, nonostante la congiura pippo-pluto-giudaico-massonica, At War With Reality ne è uscito vittorioso lo stesso. Permane la sensazione complessiva di tutta questa operazione che, a me, sembra sia stata più o meno la stessa di quando si andava a votare per i governi del ventennio Belluscone: tutti contrari a parole, tutti a criticare, molti indecisi e poi quello la spuntava sempre. Ora, non me ne vogliate per l’arditezza del paragone e per aver riportato alla mente sì brutti ricordi, ché in un mondo perfetto Adrian Erlandsson avrebbe scuoiato vivo quel signore lì e si sarebbe messo a rifare Suicide Nation con le sue pelli durante le tre memorabili date italiane, che sarebbero state menzionate negli anni a venire in tutti i discorsi di capodanno del Presidente e il ricordo tramandato ad imperitura gloria, perché assurte a furor di popolo a momenti più alti di questa grande nazione. (Charles)

34 commenti leave one →
  1. weareblind permalink
    13 febbraio 2015 15:23

    Che bello questo thread! At War With Reality regge molto bene, ma devo dire che per me la droga è divenuta Sunset on the Golden Age. Un paio di volte al giorno tutti i giorni.

    Liked by 2 people

  2. The Conspiracy of Pippo Franco permalink
    13 febbraio 2015 15:28

    Insomma, alla fine della fiera tutte le strade portano ad At War With Reality, neanche fosse un disco come quello dell’immagine all’inizio dell’articolo. Un’ennesima occasione per parlare degli At The Gates, quando l’anno scorso sono usciti dischi che lo prendono a calci nelle palle.
    Un consiglio: basta.
    Grazie

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    • 13 febbraio 2015 16:34

      Non puoi però non concludere citandone qualcuno (a parte Yob e, soprattutto, Pallbearer sui quali ci siamo già abbondantemente cosparsi il capo di cenere ma davvero quasi nessuno di noi li aveva ascoltati in tempo utile).

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      • The Conspiracy of Pippo Franco permalink
        14 febbraio 2015 00:18

        Il mio personalissimo giudizio su At War With Reality si pone a metà fra quello di Luca e il tuo Ciccio: un piacevole e dignitoso amarcord. Ma nulla più. Stop. Fine. Inutile stare a pontificare e a dissezionare un disco che si sa già che cosa presenterà al suo interno, e che fra l’altro è fuori tempo massimo rispetto a ciò che la scena è oggi. E’ come se la gente non sapesse pensare ad altro: solo At War With Reality, e il resto eclissato. Chiaro, direte voi, sono pur sempre gli At The Gates. Però son passati un po’ di mesi da quel disco e altra roba e tanta musica interessante in giro, soprattutto nell’underground, è uscita. Questo è l’effetto nefasto delle reunion (e ho come l’impressione che sarà la stessa storia anche con i Faith No More).

        Ecco alcuni dischi dell’anno scorso:
        Nero Di Marte – Derivae
        Old Man Gloom – The Ape of God
        Lantlos – Melting Sun
        Obake – Mutations
        Eremite – All Things Merge Into One
        Conan – Blood Eagle
        Electric Wizard – Time To Die
        Thou – Heaten
        Lo-Pan – Colossus
        Crowbar – Symmetry In Black
        Cynic – Kindly Bent…
        Dimesland – Psychogenic Atropy
        Goatwhore – Constricting Rage…
        Hierophant – Peste
        Inter Arma – The Cavern
        Melvins – Hold It In
        Seizure – The Sanity Universal

        Questi solo alcuni rimanendo in ambito metal in generale. Di roba molto bella ed interessante il 2014 ne ha partorita. Basta solo guardarsi un po’ più intorno

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      • Lorenzo (l'altro) permalink
        14 febbraio 2015 10:30

        Aggiungo i Bolzer, anche se è solo un ep scartavetra i muri.

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      • Lorenzo (l'altro) permalink
        14 febbraio 2015 10:44

        A me quello che sconforta di At War with Reality (ma non dico nulla di nuovo) è avere una band che ha avuto una progressione implacabile e fulminante in pochissimi anni e ritrovarsela dopo un sacco di anni a riciclare un suono cristallizzato (anzi, un po’ ripulito) e riciclare pure spudoratamente riff, atmosfere e refrain. E io queste tre o quattro canzoni eccellenti fatico a trovarle. Volenti o no, è un disco che fa venire voglia di sentire altro (ovvero il capolavoro che noi tutti sappiamo).
        Rimane un disco dignitoso che non svacca mai, ma non ha nemmeno punte di entusiasmo (come i Carcass). Non hanno fatto nulla di indecoroso come i Soundgarden , però è e rimane un disco freddo e calcolato (appunto, pure il sound ripulito, non vogliamo mica spaventare i ragazzini di oggi cresciuti con Angela Gossow, no?).
        Ma quali reunion hanno invece portato REALMENTE qualcosa di nuovo? Su due piedi mi vengono in mente solo Celtic Frost e Massimo Volume.

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      • weareblind permalink
        14 febbraio 2015 14:20

        Ma qui si parla di death tecnico-melodico. In tale ambito, pur non potendo raggiungere SOTS (mai nessun altro potrà, nemmeno loro; SOTS è una congiunzione astrale), ATWR si gioca molto bene le sue carte. I nomi che leggo sopra – quelli che conosco – sono interessanti, ma non è che soverchino gli At The Gates. Siccome poi ovviamente i gusti non si discutono, io per esempio mi annoio coi Cynic che ho sempre trovato sopravvalutati. Il bello del nostro gioco è anche questo! Il problema vero è che si discute quasi solo tra maschi.

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      • weareblind permalink
        14 febbraio 2015 14:42

        Una reunion che ha dato frutti succosi per me è quella degli Accept.

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      • 14 febbraio 2015 15:31

        @The Conspiracy of Pippo Franco: il punto è che, come scrive lo stesso Charles nel pezzo, io sono il primo a rendermi conto che siamo “vecchi e a volte patetici” nel nostro rincorrere epoche che non torneranno più ma altresì saremmo ipocriti se facessimo finta che una riuscita madeleine (per quanto creativamente poco rilevante) come ‘At war with reality’ non ci abbia riscaldato il cuore. Su questo blog scriviamo di ciò che ci gira e ispira, senza la pretesa di dare un’immagine esaustiva dell’evoluzione della scena. Rispetto ai dischi che citi, sottoscrivo per quanto riguarda Eremite, Nero di Marte (di italiano aggiungerei pure i Naga), Conan ed Electric Wizard. Goatwhore, Inter Arma, Old Man Gloom, Melvins e Crowbar mi sono piaciuti ma non mi hanno nemmeno colpito troppo (forse perché sono tutte band che hanno dato di meglio in passato, in particolare Symmetry in black, per me, non ha una briciola dell’impatto emotivo di Sever the wicked hand). Cynic e Lantlos non mi hanno detto niente, de gustibus. Gli altri non li ho sentiti e cercherò di recuperare (i consigli sono sempre ben accetti e vale per tutti i lettori).

        @Lorenzo l’altro: i Bolzer sono stati veramente una gran bella sorpresa. Pensa che mi sto andando a vedere i Behemoth in aprile solo perché ci stanno loro di supporto. A parer mio, manco i Celtic Frost hanno inventato chissà che cosa quando sono tornati, hanno proseguito un discorso interrotto in maniera mirabile, ‘Monotheist’ lo ascolto ancora spessissimo e non mi stanca mai.

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      • The Conspiracy of Pippo Franco permalink
        14 febbraio 2015 15:42

        Qui si parlava delle uscite metal in generale che sono uscite nel corso degli anni, il discorso non era incentrato solo sul death melodico. Lo stesso discorso che fa l’autore dell’articolo

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      • The Conspiracy of Pippo Franco permalink
        14 febbraio 2015 15:50

        “Su questo blog scriviamo di ciò che ci gira e ispira, senza la pretesa di dare un’immagine esaustiva dell’evoluzione della scena.” Ciccio, ci piacete per questo ;) Il tutto sta nel dare il giusto spazio e la giusta misura ad ogni uscita e ad ogni artista.
        P.S. se ci vedo giusto, i Dimesland potrebbero gustarti; e ti consiglio vivamente di dare un ascolto ai Seizure (semplicemente devastanti) e agli Obake, molto ricercati e con musicisti di prim’ordine (nel primo ci suonava Pupillo degli Zu, ora c’è Edwin dei Porcupine Tree)

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      • Lorenzo (l´altro) permalink
        15 febbraio 2015 13:01

        In realtá, Ciccio, mi sono espresso male, non intendevo tanto qualcosa di nuovo quanto una band che con gli anni ha raggiunto una consapevolezza e un livello diverso. Cosí tanto Monotheist quanto Cattive Abitudini sono dischi diversi da chi li ha preceduti, in continuitá ma con uno scarto. At War With Reality invece potrebbe essere uscito in un qualunque momento, non c´ é un´atmosfera nuova, una band piú matura o semplicemente piú vecchia. Sembra un disco di b-sides del ´96-´97. Per caritá, magari basta,
        Per Behemoth e Bolzer, magari ci si vede lá, io rientro ad Aprilia proprio in quei giorni e a me anche lúltimo dei Behemoth é piaciuto assai.

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    • weareblind permalink
      13 febbraio 2015 17:30

      Tipo?

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      • Lorenzo permalink
        14 febbraio 2015 01:49

        Rispondo per conto mio; Indian, Nidsang, Goatwhore, Murmur e Monarch hanno fatto nel 2014 meglio di At War with Reality (comunque un bell’album), senza dimenticare discrete prove come Saor,Panopticon, Phyrron, Thantifaxath e Primordial. Tra l’altro sinceramente sia Sabaton che Alestorm li trovo pessimi.

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      • weareblind permalink
        14 febbraio 2015 14:21

        Io sono drogato di Alestorm per esempio. E bada che avevo abolito il classic-power metal da tempo a favore del solo death tecnico-melodico.

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  3. MorphineChild permalink
    13 febbraio 2015 21:36

    quelli che hai citato sono praticamente tutti dei gran dischi, degnissimi di aver superato la prova del tempo. quello dei Moonsorrow me lo sono riascoltato giusto ieri ed era proprio come lo ricordavo, estenuante e bellissimo. sono disposto anche a perdonarti il non aver inserito Orwarrior degli orfanelli israeliani nella top 10 del 2010, ma solo perché hai ottimi gusti

    sul 2014 stendiamo un velo pietoso, nel classico momento di riflessione sull’anno appena trascorso sono giunto alla conclusione che di disco che merita l’aggettivo capolavoro ne sia uscito forse uno, e sono abbastanza convinto che questa mia idea nasca dal fatto che di indie rock ci capisco poco e un cazzo

    ps. in odore di eresia, ma non ho trovato Sunset così eccezionale, tolte quelle 4 canzoni che ovunque tu sia ti fanno alzare in piedi e scapocciare

    Liked by 1 persona

    • 13 febbraio 2015 22:20

      Indie rock? Dici il nuovo Mogwai?

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      • MorphineChild permalink
        24 febbraio 2015 10:19

        non m’è dispiaciuto, ma ho preferito The War On Drugs, The Antlers e The Heartbreaks. e anche quello dei Sun Kil Moon

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  4. 13 febbraio 2015 22:11

    Sono sorpreso di non trovare neanche un accenno all’ultimo dei Judas Priest, a mio parere il loro migliore album da “Painkiller”.

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    • 13 febbraio 2015 22:21

      Dai, Jugulator è di un altro pianeta. “Redeemer of souls” ha qualche bel pezzo ma nel complesso mi ha annoiato, anche perché è troppo lungo

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      • 13 febbraio 2015 22:30

        Mi sa che sei troppo legato a suoni più “spinti” di quelli dei Priest per fare una simile affermazione: “Jugulator” era un tentativo malriuscito di una band spompat,e a corto di idee e dimentica del suo ruolo nella storia del metal di scimmiottare le tendenze del momento, “Redeemer Of Souls” è un competente e sentito (in ambo i sensi) riassunto della loro carriera, rivitalizzato, e non affossato, da un cambiamento di formazione.Nessuno dei due album cambierà la vita a chicchessia, in ogni caso.

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      • 13 febbraio 2015 22:41

        Non è questione che apprezzi suoni più spinti (uno dei miei due o tre dischi preferiti dei Priest è Sin after sin), semplicemente mi piacciono le canzoni, hanno tiro, ritornelli, sono costruite bene, a prescindere dalla modernizzazione del suono

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      • 13 febbraio 2015 22:52

        Ma anche i pezzi di “Redeemer” mi pare rispondano alla tua descrizione. Oh beh, i gusti son gusti.
        Sempre in ambito heavy, mi dispiace di non aver trovato “Ambush” dei Tygers Of Pan Tang e “Juggernaut Of Justice” degli Anvil nella lista. Ma i gusti sono gusti, appunto.

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      • 14 febbraio 2015 15:37

        Avrà ricevuto attenzione grazie al (meraviglioso) film documentario ma “Juggernaut of justice” è davvero uno dei migliori dischi incisi dagli Anvil negli ultimi 20 anni. Purtroppo non posso affatto dire lo stesso di “Hope in hell”

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      • 14 febbraio 2015 15:51

        Mi trovo d’accordo. Anzi, per me è il loro terzo miglior disco dopo “Metal On Metal” e “Worth The Weight”. Sulle prime “Hope In Hell” non mi era per niente dispiaciuto, poi, però, a riascoltarlo mi è parso un po’ troppo dispersivo. Comunque lo trovo meglio del disco del ritorno post-documentario, l’orrendo “This Is Thirteen”.

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    • weareblind permalink
      14 febbraio 2015 14:22

      Pensa, per me Redeemer of Souls è insopportabilmente noioso. L’ho ascoltato soffrendo due volte, poi ho abbandonato.

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      • 14 febbraio 2015 14:40

        Classico caso di gusti divergenti. Poco male.

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      • weareblind permalink
        14 febbraio 2015 15:52

        Ahahhahhah e si, davvero. Abbiamo una platea di album così vasta che ognuno si forma il suo piccolo microcosmo di ascolto.

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  5. Luca permalink
    14 febbraio 2015 10:14

    Il ritorno degli AtTheGates merita i riflettori, anche perchè contiene 3-4 pezzi davvero grandi e degni del loro passato. Anche perchè nascere “già vecchio” in un mondo di merda come quello attuale è solo un pregio.
    “The Lone Descent” sta girando ancora nello stereo dopo anni ed è effettivamente IL capolavoro di Kim Larsen, semplicemente emozionante.
    I Sabaton invece non mi dicono nulla, forse l’immagine li aiuta ad emergere dal p(i)attume generale, ma insomma…cosa hanno di così speciale non lo capisco.
    Del 2011 mi sembra impossibile sottovalutare il clamoroso “L’ordure à l’état pur” dei Peste Noire, uno dei pochissimi dischi black contaminati con un senso logico e prodotto da gente vera e non da pagliacci in maschera. Ma forse è qualcosa che piace solo a me.

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  6. Kothaar Jackal permalink
    19 giugno 2015 12:20

    Melana Chasmata disco del decennio

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