The 2010 compilation – i dischi dell’anno consigliati da MS

Dopo le classifiche individuali, è tempo di fare due calcoli. Due punti per ogni disco dell’anno e un punto per tutti gli altri: ne è uscito fuori un disco solitario al primo posto, due ex aequo al secondo e altri cinque sull’ultimo gradino del podio.

PRIMO POSTO

BARREN EARTH – Curse Of The Red River (“un disco che orgogliosamente urla anni novanta ad ogni piega di un songwriting ancorato a un decennio che è uno stato della mente, un modo di vivere e intendere il metal estremo che non è mai esistito prima, e che non tornerà più se non in isolate, splendide eccezioni come questa”)

SECONDO POSTO

BLACK LABEL SOCIETY – Order Of The Black (“forse sarebbe il caso di definire questo disco per quello che nessuno ammetterà mai essere, ovvero uno dei migliori dischi scritti da Zakk Wylde per Ozzy Osbourne ed interpretato dai BLS”)

ELECTRIC WIZARD – Black Masses (“difficile comprendere come una band, dopo quindici anni e sette dischi, possa ancora essere così completamente fuori di testa. Black Masses stordisce ed esalta, la seduzione del male di fronte alla quale si può solo soccombere”)

TERZO POSTO

ALCEST – Écailles De Lune (“questo disco è persino superiore al suo predecessore, molto più vario e più incentrato sulla forma canzone rispetto ai muri sonori di Souvenirs D’un Autre Monde”)

BLACK MOUNTAIN – Wilderness Heart (“memorie seventies, riff sabbathiani, incedere progressive, aloni psichedelici che possono piacere a tutti: sia al mio collega che non comprava più un vinile dal 1980, sia a chi nell’80 non era ancora nato”)

BLIND GUARDIAN – At The Edge Of Time (“meglio del 99% delle altre produzioni power attuali, ma c’era un tempo in cui i Blind Guardian erano meglio di qualsiasi altra cosa. Ora non lo sono più, e nessuno vuole processarli per questo: gli anni passano per tutti, e il loro invecchiamento è comunque dignitosissimo. L’acquisto è comunque obbligatorio per chiunque abbia un cuore”)

BURZUM – Belus (“ascoltando questo disco sembra quasi che il tempo si sia fermato, è incredibile come quest’uomo con i soliti quattro riff in croce possa ricreare certe sensazioni che oramai sembravano perse per sempre, cosa che solo le menti geniali possono fare”)

CRADLE OF FILTH – Darkly, Darkly, Venus Aversa (“non parliamo di un capolavoro, sono il primo a dirlo, così come i difetti non mancano, a partire da un paio di brani fuori contesto fino all’ormai debole voce di Dani. Per il resto peró c’é poco da lamentarsi, la miscela è quella vincente”)

PEGGIOR DISCO DEL 2010:

DIMMU BORGIR – Abrahadabra (“Abrahadabra fa proprio schifo. È come uno di quei dischi di una volta, quelle schifezze indifendibili unanimemente riconosciute come tali che facevano vergognare chi ci aveva speso soldi”)

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