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La prova del tempo: reader’s version

19 febbraio 2015

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Sembra che il gioco abbia raggiunto il suo scopo: farvi dire la vostra. Non è che di solito abbiate remore a farlo, sia chiaro, ma questa volta il tutto era preordinato a ciò. Non sono un fan dei post di replica ai commenti perché è una formula che rischia di sottendere un’intenzione polemica che, in questo caso, non esiste neanche lontanamente. Ciononostante la scelgo perché per questioni pratiche non ho avuto il modo e il giusto tempismo di rispondere ai vari commenti, come invece ha fatto Ciccio, ma ci tengo molto a farlo (c’è chi se ne fotte/non lo ritiene utile, io no) e non trovo altra soluzione che questa. Ed è proprio da alcune repliche di Ciccio a voi che intendo partire nel darvi questi ulteriori 10 centesimi sulla faccenda. Poi arriviamo alle vostre.

Su questo blog scriviamo di ciò che ci gira e ispira, senza la pretesa di dare un’immagine esaustiva dell’evoluzione della scena, diceva, ed è vero. Aggiungo pure che non abbiamo rapporti stretti e/o esclusivi con label e distributori di vario genere. Questo duplice aspetto, che per chi ci legge da tempo è un dato acquisito ma tornerà utile saperlo ai nuovi lettori (che aumentano e la cosa ci rende sempre più fieri: chiusa la sviolinata), ci rende liberi di dire e recensire – come si dice in gergo tecnico? – il cazzo che ci pare, perché questa è la nostra versione della versione di Barney. Come pure, l’articolo sulle classifiche degli ultimi 5 anni esprime la mia e non l’opinione del blog. Opinione che, vorrei ribadirlo, non esiste, perché qui ognuno la pensa a modo suo. Come anche non esiste una linea editoriale vera e propria (sempre che un blog possa averne una), il che ci libera da qualsiasi ulteriore vincolo possibile e immaginabile. Questo tipo di libertà, perdonate la spocchia, è forse l’unica linea editoriale praticabile, soprattutto quando il mondo dell’informazione in generale ragiona in modo diametralmente opposto.

Partendo dal presupposto che i consigli sono sempre ben accetti, veniamo a voi. Di tutto quello sbrodolone che ho scritto vi siete concentrati quasi esclusivamente su At War With Reality, tema comprensibilmente caldo, ma non ho realmente capito quale sarebbe la vostra versione, cioè chi ne è uscito davvero vincitore in questi anni. L’immagine di Black Sabbath che avevo messo all’inizio del post non stava lì per caso. La domanda implicita che mi ero posto, ma che non avevo espresso, è la seguente: tra 40/45 anni cosa rimarrà di tutto quello che abbiamo ascoltato in questi ultimi 5? Al momento mi viene da rispondere nulla. Quindi no, tutte le strade (NON) portano ad At War With Reality, e non credo proprio sia un disco come quello dell’immagine all’inizio dell’articolo. Resta il fatto che è una delle cose più rilevanti accadute nel nostro piccolo mondo antico, che non è mainstrem, non è cool, non è glamour, non è hipster, non è un sacco di cose che rendono questo mondo sempre più una merda.

Esprimendo posizioni diametralmente opposte tra voi avete detto che AWWR potrebbe essere uscito in un qualunque momento, che nasce già vecchio, che è fuori tempo massimo rispetto a ciò che è la scena oggi, che è un disco che fa venire voglia di sentire altro (ovvero il capolavoro che noi tutti sappiamo) e questi sono, secondo me, i migliori complimenti che potevate fargli. Riciclare un suono cristallizzato (anzi, un po’ ripulito) e riciclare pure spudoratamente riff, atmosfere e refrain, era un obbligo. Che dovevano fare? È tutta roba loro, proviene dal proprio sacco. Anzi, penso che abbiano spinto veramente poco sull’acceleratore e che, come ho già detto, non avrebbero dovuto discostarsi minimamente dal solco già tracciato, ma mirare a quella incredibile congiunzione astrale e dare pieno senso compiuto al concetto di reunion e all’opportunità di realizzarlo.

L’anno scorso sono usciti dischi che lo prendono a calci nelle palle. Di tutti i dischi che avete citato (di molti ne abbiamo anche parlato) anche io ne trovo un paio che effettivamente gli si possono accostare in termini qualitativi. Ma il discorso qui era veramente più basso, guidato dall’istinto, dalla pancia (come scrivono quelli che ne sanno), e non da una valutazione oggettiva. Anche io Monotheist lo ascolto ancora spessissimo e non mi stanca mai e credo che questo sarà il medesimo destino dell’ultimo nato di casa At The Gates. Tutte queste chiacchiere per ribadire che la verità apodittica è una e una sola, come ha detto qualcuno di voi: abbiamo una platea di album così vasta che ognuno si forma il suo piccolo microcosmo di ascolto. (Charles)

2 commenti leave one →
  1. lorenzo permalink
    19 febbraio 2015 15:01

    Illud Divinum rimarrà. e pure lulu.

    Liked by 1 persona

  2. 19 febbraio 2015 15:08

    Grandissimo spunto. Concordo con ogni singola parola. Il mio nickname è weareblind. SOTS è una congiunzione astrale. Così commentai anche io una volta questo album. Non è opera umana, è una sintesi capitata per caso. In nessuna maniera AWWT ci si avvicina, ma come potrebbe? E’ però onesto, ben suonato, ben prodotto, si compra e ascolta volentieri. Lo ascolterò tra 20 anni? Si, una volta ogni paio di mesi. E SOTS? Almeno una canzone al giorno, come oggi. Per me è così con The Number of the Beast, tanto per capirci. AWWR è un bellissimo album che non innalza le vette del nostro genere, ma sarebbe ingeneroso, solo per questo, buttarlo alle ortiche. Fratelli, sono thread come questi che mi tirano su in certi frangenti. Perché sai che ci sono altri come te là fuori. Altri che convergono su puttane-satana-birra come valori fondanti.

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