THE SECRET: a babbo morto lo streaming di ‘Agnus Dei’

Con alcuni lettori del blog si finisce per fare amicizia. Con altri si arriva a condividere addirittura la frutta a fine concerto, giusto per dirvi della magia aggregante della musica. Con questi è naturale che ci si confronti di volta in volta in merito alle cose che si scrivono. Ora, fatta questa premessa, devo ammettere che non saprei come esprimere diversamente un mio giudizio (seppure prematuro) sul nuovo The Secret se non rifacendomi un po’ alle parole esaustive che Kekko ha speso con chiarezza e lucidità in merito al nuovo Neurosis. Dico questo perché so bene di scrivere sempre in preda ai non chiari flussi di coscienza. Sono d’accordo con tutto quello che scrive Kekko, parola per parola, ma siccome questo è per me un periodo talmente faticoso che faccio fatica a capire anche frasi semplici come “butti tu l’immondizia oggi?”, potrei anche aver travisato tutto. Ma non credo.

Il succo del discorso (che riattualizzo nel merito di questo pezzo) sta tutto in poche battute: dei The Secret e delle band a loro simili, vicine per ispirazione o per cuginaggio in fatto di suoni, credo sia chiara la derivazione post che ha come padrini Converge e compagnia bella, per quanto questi si sforzino di citare tra le proprie influenze oscure band black metal, sludge e così via. E’ chiaro anche che giocare ad inserirli in un filone ben preciso come quello del metalcore o del postcore o come lo volete chiamare è poca cosa e non rende giustizia alla novità del suono della band, una novità che sta tutta non nella varietà di composizione o in pezzi inauditi, ma in una personalità che trascende i sottogeneri e contribuisce ad una resa sempre fresca dei dischi. Perché sono almeno due i dischi che la band imbrocca di filato, ed è un vero piacere. 

Detto ciò, un po’ tutti abbiamo imparato a conoscere band trasversali come i Black Cobra, i Trap Them, gli Early Graves, I Planks etc, e quindi anche questa cosa di sfarinare il postcore sul black metal o viceversa, e farcirlo di grindcore o sludge a seconda delle esigenze delle band, suona come la volontà di liberarsi dai compromessi da parte di chi con certi suoni ci è cresciuto e non bada più alle oscure filologie che invece affannano chi come noi deve sempre imperniare i Converge alla base del tutto. Il resto, per tornare al discorso sui Neurosis, è solo la volontà del fan di ricostruire immaginari che non esistono, quando in verità le band spaziano con estrema libertà tra generi vicinissimi ma riuscendo a suonare sempre nuove. Auguri alla band, fortissima di un disco ancora una volta ineccepibile, sempre più grind, sempre più black, sempre più Southern Lord. E figli maschi.
Qui lo streaming da Cvlt Nation.

Dato che ci sono, spendo pure due parole proprio per Honor Found In Decay. Non sono un fan della band. Nel corso degli ultimi dieci anni ho speso tanto di quel tempo appresso ad altri gruppi che alla fine nei confronti dei Neurosis mi è rimasto poco del sentimento condiviso dalla loro immensa platea di flagellanti fan. Ma quei dischi li ho ascoltati pure io, quindi vi dico la mia. Non so che diavolerie leggerete in giro, quanti incenseranno il nuovo disco onorando la continuità ideologica della band, quanti fan invece giocheranno a fare sottili rimandi e sottintesi talmente criptici che ti vien voglia di chiedere per quale motivo facciano del servizio pubblico a suon di recensioni se poi le cose che scrivono le capiscono in quattro. Poi ci sono quelli che per parlare di un disco devono partire dai demo, sennò non puoi capire. Io, tomo tomo cacchio cacchio, vi dico con molta sincerità che è un gran bel disco, che la band soffre chiaramente la botta degli anni che passono, che i membri hanno tanto di quella creatività e trucchetti psichedelici per la testa che pure una formula-tipo altamente sperimentale inizia a stare stretta. Che poi ci sarebbe tanto da scrivere riguardo questa storia della sperimentazione, dei territori del post etc. Ma il disco si mangia tante di quelle cose uscite quest’anno che anche queste elucubrazioni finiscono per non sapere di nulla. Per un giudizio specialistico ho già detto sopra a chi rivolgersi. Per il resto, secondo me fate pure bene a diffidare del Bromley Contingent che sa solo lui come valutare un disco della band.

Ciao.

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