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FATSO JETSON @Sinister Noise, Roma 12.06.2012

17 giugno 2012

Stasera c’erano pure gli Exodus da qualche altra parte ma la storia di Gary Holt che torna in tour con gli Slayer per rimpiazzare nuovamente Hanneman e viene sostituito dall’ex sparring partner Rick Hunolt, con il quale si era separato in malo modo dopo Tempo Of The Damned, mi ha fatto un po’ girare le palle quindi non ci sono dubbi: stasera si va al Sinister a respirare la sabbia alzata dai figli del deserto californiano. Arriviamo che l’esibizione degli Anotherule si avvia alla conclusione. Stanno in giro da quattro o cinque anni ma non li avevo mai ascoltati prima. Hard rock settantiano diretto e cazzuto, senza troppi viaggi spaziali. Riconosco subito il bassista: è lo stesso dei Black Rainbows. E anche i volti tra il pubblico, concerto dopo concerto, diventano sempre più familiari. La scena stoner della capitale è diventata un circuito consolidato e vivace che ha nel club di via Ostiense il suo piccolo CBGB’s, una famiglia allargata di cui ormai ti senti un po’ parte anche tu. E il livello delle band è sempre più elevato, come ci dimostrano subito dopo gli Elephante, che avevamo già gustato come opener all’ultimo Acid Fest. Hanno pubblicato un debutto omonimo l’anno scorso e si definiscono “louder rock”. Anche loro sono tutt’altro che facce nuove. Il chitarrista Manuel si è fatto le ossa in una cover band dei Kyuss mentre il bassista Gux, che condivide con il primo la stazza, ehm, pachidermica quanto i riff con i quali il power trio di Latina ci bombarda, ha un background estremo: ieri (tra gli altri) Tsubo e Noizer, oggi Buffalo Grillz (ma qua non ha la maschera). Il batterista Max Bergo, noto soprattutto per la sua militanza nei SenzaBenza, ha invece già dato il suo contributo alla propagazione del verbo iommiano tra le file dei cultissimi Misantropus. Stoner prevalentemente strumentale, sospeso tra toni cupi e sabbathiani e momenti più solari ma sempre solido e dannatamente efficace, tra rallentamenti e ripartenze smuovibudella sorrette da un drumming possente. Ottimo e abbondante. Il tempo di un’altra birra ed è il turno degli headliner.

I Fatso Jetson sono stati costretti a partire per il tour europeo senza Vince Meghrouni. Il sassofonista, deus ex machina delle derive più eclettiche e sperimentali della band, al momento si sta riprendendo dalle conseguenze di un incidente stradale. E allora perché non fare di necessità virtù e tornare a una formazione con due chitarre come non accadeva da oltre dieci anni? Al posto che fu di Brant Bjork per un breve ma intenso periodo c’è oggi un ragazzone dallo sguardo perso e un po’ intimidito che, come presenza fisica, ricorda vagamente Chuck Billy. È Dino, figlio del frontman Mario Lalli e nipote del bassista Larry. Del resto si fa prima a restare in famiglia quando il deserto non è solo uno scenario da evocare ma il luogo dove sei nato, vivi e operi. Quindi niente armoniche western, niente stacchi jazzati, niente improvvisazioni psichedeliche. La setlist recupera i pezzi più potenti e d’impatto della loro discografia, dall’arrembante Flames For All alla quasi fugaziana Play Dead, tratta dall’ultimo lavoro in studio Archaic Volumes, uscito nel 2010. Il paradosso dei Fatso Jetson è che sono riconosciuti tra i padri fondatori di un genere che ha fatto della monoliticità e della ripetizione uno dei propri canoni estetici pur avendo un sound così mobile e variegato. Oggi ad avere libero sfogo è la loro componente più tosta e punkeggiante, il cui coefficiente di aggressione non può che venire accresciuto dalla seconda ascia a disposizione. A un certo punto Roberto si impadronisce del notes che mi porto sempre dietro e scrive che se gli Weezer si fossero spaccati di canne sarebbero così. Un Mario incontenibile si toglie gli occhiali solo alla fine di un concerto tirato e abraviso e l’udienza, non numerosa ma caldissima, si spella le mani e chiede a gran voce il bis. Anche loro hanno l’aria di essersi divertiti. Chissa come si sono comportati nella mia Cagliari il giorno prima? Il video qua sotto ci dà l’ovvia risposta. Avranno sfasciato tutto come sempre, non c’era manco da domandarselo:

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