WODENSTHRONE – Curse

Che il panorama black/pagan/folk metal sia parecchio inflazionato è un dato di fatto, parliamo infatti di un genere in cui ultimamente provano a cimentarsi un po’ tutti, con purtroppo un grosso proliferare di gentaglia che invece di inneggiare al Valhalla dovrebbe essere spedita dritta a zappare la terra. D’accordo che di gruppi come Falkenbach, Menhir o Moonsorrow ne nasce uno ogni 10 anni, però ultimamente mi è capitato di sentire roba veramente scadente che ha ulteriormente rafforzato la mia convinzione sul fatto che questo genere abbia esaurito da tempo tutte le sue idee.
Per fortuna che a scavare nell’underground qualche eccezione si trova sempre, come nel caso di questi Wodensthrone, che già mi avevano favorevolmente impressionato ai tempi dell’esordio Loss di tre anni fa. Nonostante il sound tipicamente tedesco i Wodensthrone vengono da Sunderland, Nord Inghilterra, e con questo nuovo Curse non fanno altro che confermare quanto detto di buono su di loro in precedenza. La musica proposta si può riassumere in un black/pagan metal di grande impatto e atmosfera , che alterna con grande sapienza sfuriate tipicamente black a momenti più evocativi e acustici, grazie ad un utilizzo delle tastiere azzeccatissimo e mai ingombrante. Nonostante la durata media dei brani sfiori i 10 minuti non si scade mai nella prolissità o nel rischio di annoiarsi, anche perché il songwriting è sempre piuttosto ispirato (in brani come Battle Lines, The Name of The Wind o First Light siamo veramente su livelli altissimi).

Nonostante il genere proposto non offra molte variazioni sul tema, la band inglese mantiene una sua identità ben precisa: se proprio c’è da citare qualche influenza, nei momenti più riflessivi e acustici hanno un qualcosa dei primi Primordial, anche se più di una volta soprattutto per i brani chilometrici mi hanno riportato alla mente i Nagelfar (band tedesca sfigatissima che oltre ad essere continuamente confusi con i Naglfar uscivano pure per una label sconosciuta che gli avrà fatto vendere 20 copie a disco, se vi capita riesumateli perché ne vale la pena).

Insomma Curse è un lavoro di tutto rispetto, parliamo di gente che questo genere sa come suonarlo e che non si lascia andare alla tipiche pacchianate in cui incappano molti gruppi dediti a queste sonorità, anche perché comunque i Wodensthrone rimangono fondamentalmente un gruppo black le cui influenze pagan-folk completano il sound proposto senza però diventarne la componente dominante. Un ascolto è tassativamente d’obbligo. (Michele Romani)

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